Dialoghi con uno psichiatra riluttante. Piero Cipriano e Pierpaolo Capovilla

 

L’autore Piero Cipriano e il cantautore Pierpaolo Capovilla parlano di psichiatria, contenzione e molto altro in questo video ON THE ROAD – LA TRILOGIA DELLA RILUTTANZA di elèuthera editrice.

Piero Cipriano (1968) è psichiatra e psicoterapeuta di formazione cognitivista ed etnopsichiatrica. Lavora ‘sul fronte’, in un SPDC romano. Autore di una trilogia in cui racconta e descrive la ‘debolezza della psichiatria’, proprio a partire dalla sua esperienza pratica, fattiva, fa emergere i problemi ‘bioetici’ della psichiatria: problemi umani complessi più che sole malattie biologiche.

La Fabbrica della cura mentale”, Il manicomio chimico, “La società dei devianti” i tre atti di una vera e propria trilogia.  “Cipriano spiega il rischio di una società che a ogni deviante appiccica la sua etichetta, che diventa nulla più che un insieme obbligato di regole e di come si possa, invece, sovvertirne percorsi, farmaci e forse perfino l’idea stessa della cura. 
Come già aveva fatto in precedenza nel testimoniare la difficoltà di accondiscendere all’imbruttimento del manicomio e alle abbuffate farmacologiche”.

Come scrive in questo articolo: “Il manicomio che si credeva eterno, il manicomio che non vuole morire. Eppure deve morire. Perché noialtri, che siamo i killer, noialtri che ci siamo scelti il difficile mestiere di boia di questi luoghi infami, vogliamo agevolarne l’estinzione. Somministrare la giusta eutanasia a un luogo fuori tempo massimo. Ma questa bestia, questo mostro bifronte, questo cerbero mezzo carcere mezzo ospedale ci tiene a sopravvivere, e si sta legando all’ultimo simbolo della sua storia, capace di tenerlo in vita. Si sta legando alle fasce. Le fasce, con cui gli homines sacri che trasgrediscono vengono legati, da Ulisse in poi, le fasce sono la sineddoche del manicomio.

Le fasce sono il manicomio. È per questo che noi, che ci proclamiamo i killer dei manicomi, combattiamo le fasce, perché esse sono il manicomio, per mezzo delle fasce il manicomio morente si è perfino trasferito nell’ospedale civile, che non è per niente civile se là dentro ci sono le fasce che, fornite di volontà propria, come fantasmi, agiscono. Si avvolgono. Atterriscono.”