La rivincita dei libri-game: da piacevoli letture a veri e propri fenomeni di culto. Nasce il Joe Dever Awards

Joe Dever a Lucca

Joe Dever a Lucca

Dalla metà degli anni ’80 a buona parte degli anni ’90 nelle edicole e librerie della nostra nazione era possibile trovare quelli che oggi alcuni di voi ricorderanno col nome di “libri game”, ossia libri veri e propri i cui protagonisti erano i lettori stessi, chiamati a vestire i panni di avventurieri, investigatori, creature diaboliche, o addirittura sportivi. Durante la lettura i lettori dovevano scegliere tra una serie di opzioni poste alla fine di ogni paragrafo, la cui scelta li avrebbe portati a leggere altri paragrafi, e così via, fino alla fine della “missione” (sempre se ci si riusciva ad arrivare vivi!). In altre parole, questi libri non venivano letti dalla prima all’ultima pagina in modo lineare, come capita normalmente con i libri, ma anzi venivano “personalizzati” a seconda delle scelte che i lettori erano chiamati ad operare. Ciò significava che la mia avventura poteva non corrispondere all’avventura di un’altra persona, anche se entrambi avevamo letto lo stesso libro game. È probabile che questa operazione potesse essere vista anche come una sorta di “escamotage” per invogliare i giovani a leggere di più (una soluzione della quale oggi avremmo terribilmente bisogno). Non so dire quali siano stati i risultati, ma sicuramente, a distanza di 30 anni, molti ormai adulti ricordano con nostalgia quei libri, al punto da arrivare a collezionarli o addirittura a rileggerli.

Qualcuno potrebbe confonderli con i “giochi di ruolo”, perché di fatto in entrambi i casi si è protagonisti, ma tra le due realtà ci sono delle evidenti differenze, che riassumiamo con un paio di punti: tanto per cominciare, e salvo qualche eccezione, nei libri game c’è un solo protagonista, il lettore (nel gioco di ruolo invece solitamente si è almeno in due); inoltre nei libri game le scelte poste alla fine di ogni paragrafo sono sostanzialmente già “preconfezionate”, nel senso che non era possibile scegliere di prendere una strada che non fosse proposta alla fine dei paragrafi (nel gioco di ruolo invece la scelta è libera, ed il master – che nel libro game è il libro stesso, ma nel gioco di ruolo è una persona in carne ed ossa – deve saper far fronte ad ogni possibile decisione presa dai giocatori). Comunque sia, nonostante tante altre differenze che non è opportuno ora ricordare, alla fine non è del tutto sbagliato avvicinare queste due realtà. Non è un caso, infatti, che dalla seconda metà degli anni ’90 si sia verificato un calo a picco delle vendite dei libri-game a favore dei giochi di ruolo. Ciò significava che i lettori stavano “migrando” ad altri sistemi di gioco, stavano in un certo senso passando tutti insieme ai giochi di ruolo, che di fatto avevano ormai preso il testimone dei libri game. Ad ogni modo non sarà mai sbagliato continuare ad accostare le due realtà, perché sono sempre state una diversa faccia di una stessa medaglia, quella dell’avventura e del divertimento.

Uno degli autori di libri-game più influenti è stato senza dubbio Joseph Robert “Joe” Dever, autore di Lupo Solitario (la sua serie più famosa). I suoi libri hanno poi ispirato giochi di ruolo, da tavolo e addirittura videogiochi. Tanto per fare dei numeri, Lupo Solitario ha venduto più di 12 milioni di copie nel mondo. Non proprio briciole. Stiamo ricordando Dever per due motivi principali: il primo è che il suo Lupo Solitario è già da mesi ristampato per conto della Vincent Books (e quindi disponibile anche per chi non ha avuto la fortuna in passato di poterlo leggere), e poi perché dal prossimo Lucca Comics and Games la famiglia Dever è pronta ad annunciare, con un certo orgoglio, il Lucca Joe Dever Awards, il nuovo premio intitolato alla memoria dell’autore recentemente scomparso. Il premio è rivolto a progetti games & fantasy, e sarà assegnato al miglior progetto dell’anno pubblicato in Italia o in versione italiana, il cui vincitore sarà selezionato da una giuria di esperti scelta dalla direzione di Lucca Comics and Games.

Leggiamo da uno dei comunicati stampa di Lucca Comics le parole di Ben e Sophie, i figli di Dever: “Dei numerosi tributi e omaggi dedicati a nostro padre in questi ultimi mesi, il Lucca Joe Dever Award è quello di cui lui sarebbe più orgoglioso. Ricordiamo la sua felicità quando nel 2015 entrò a far parte della Walk of Fame di Lucca. Crediamo che il messaggio che ci inviò in quel settembre sia il miglior modo per capire come avrebbe reagito a questo nuovo premio, perciò lasceremo che sia lui stesso a dircelo con le sue parole di allora: ‘Sono molto onorato e profondamente commosso di ricevere questo straordinario riconoscimento. Lucca è diventata parte della mia vita, e ora io diventerò una parte di Lucca. Assolutamente meraviglioso!’ Grazie da parte di tutta la famiglia di Joe. Questo omaggio continuerà a renderci orgogliosi di lui”.

In un mondo dove si legge sempre di meno, e dove ci si vuole sentire sempre più protagonisti (pur avendo poche idee originali), i libri game possono trovare un nuovo terreno fertile sul quale provare a rinascere e a riproporsi: essi creano quelle avventure, mondi, opzioni e suspance che le persone di oggi stanno disperatamente cercando. Non è un caso che durante questa estate abbia riscoperto la passione per questi libri, rileggendo tutto d’un fiato una delle serie cult che i “vecchi” trentenni ricorderanno sicuramente, “I guerrieri della strada” (tra l’altro dello stesso Dever), una serie composta da 4 libri in cui i protagonisti (noi) interpretano dei “motociclisti” che devono salvarsi viaggiando per tutta un’America dominata da un’era post atomica, e minacciata da briganti, ladri ed assassini pronti a farci la pelle.

Non dirò che i libri game sono la migliore lettura che voi possiate mai provare, perché non è così, ma di certo sono la migliore esperienza di lettura che può farvi sentire davvero protagonisti non rimanendo totalmente passivi. Leggere un libro game è un po’ come scriverlo, perché tutta l’avventura, e soprattutto il finale, sarà sempre e solo scritto da noi. Quindi non abbiate paura, catapultatevi in libreria e provate almeno una volta ad essere delle vere star.

Matteo Roberti