“Il segreto dei suoi occhi”: l’Argentina sospesa di Juan José Campanella

Il segreto dei suoi occhi (El secreto de sus ojos, 2009) è un film argentino diretto da Juan José Campanella e tratto dall’omonimo romanzo di Eduardo Sacheri. Campanella è autore anche della sceneggiatura, cui ha lavorato insieme allo stesso scrittore, e del montaggio. Proprio quest’ultimo è un elemento fondamentale della pellicola, nel portare avanti parallelamente passato e presente narrando gli eventi di una vicenda iniziata nel 1974 fino a giungere al 1999. Un mosaico che ha necessitato di 25 anni per essere ricomposto in tutti i suoi tasselli, metafora di stasi così nel Paese come nella vita (emotiva) del protagonista che non riesce a scrivere un romanzo. La vera e propria macchina motrice della vicenda risulta il montaggio, elemento fondamentale ai fini della (ri)costruzione estetico-narrativa.

Il segreto dei suoi occhi è infatti un film narrato e rappresentato tramite flashback. Il tempo del racconto è l’anno 2000, ma la storia ha inizio nel 1974, quando una giovane donna viene stuprata e uccisa nella sua abitazione di Buenos Aires. Il caso viene assegnato all’agente Esposito (Ricardo Darìn) che però, in seguito a degli impedimenti da parte del giudice, decide di indagare in modo non ufficiale insieme al suo collega e amico Pablo, un uomo squattrinato col vizio di alzare un po’ troppo il gomito. Punto di forza del film è la convivenza tra thriller e indagine prettamente giallo-poliziesca insieme allo humor legato al personaggio di Pablo e che percorre gran parte della pellicola. In alcuni momenti di forte suspense le gag grottesche risultano un efficace meccanismo teso a spezzare la tensione, come quando ad esempio Esposito e Pablo si intrufolano nella casa della vecchia.

Il film fotografa una difficile situazione politica dell’Argentina, dichiarata esplicitamente durante il dialogo fra Esposito e il suo collega-antagonista Romano (Mariano Argento) in presenza di Irene (Soledad Villamil). La sequenza finale ha una valenza fortemente simbolica sia dal punto di vista psicologico ed emotivo sia da quello storico-politico e sociale.

Se per gran parte del film lo spettatore si interroga su chi sia l’assassino, dopo averlo svelato Campanella fa in modo di rendere sempre più attivo lo spettatore, curioso di scoprire come andrà a finire tutta la vicenda. In realtà il finale non dà un’unica risposta, ma viene piuttosto denunciata una situazione (nel film durata 25 anni) che svela un sistema giuridico corrotto, egoista e malato. La vittima di questo sistema è un’entità astratta che, incarnata duplicemente dalla donna uccisa e da suo marito, mostra le conseguenze devastanti che ricadono rispettivamente sul suo corpo (la donna) e la sua psiche (il marito); mentre la figura dell’assassino, se da una parte può simboleggiare il sistema lercio e depravato, dall’altra è metafora, col suo personaggio ingabbiato nella sua destabilizzazione, del conseguente trauma psicologico subìto da quella società-vittima che reclama giustizia e di cui i due coniugi sono rappresentanti.

Vincitore del premio Oscar come miglior film straniero nel 2010, Il segreto dei suoi occhi è un film d’autore crudo e potente, ma che risulta anche scorrevole e in più momenti divertente. L’estetica è succulenta, oltre al montaggio meticoloso meritano altrettanta attenzione la regia, estremamente sensibile con i suoi primi piani drammatici, e la fotografia. Quest’ultima, caratterizzata da toni caldi che vertono soprattutto sul giallo, rimarca, insieme agli attori e alle location, l’identità geografica e culturale della pellicola e del suo autore. Il segreto dei suoi occhi è anche una lunga e sofferta storia d’amore vissuta in solitudine. È un dramma intenso e immenso dove i sentimenti, taciuti per anni, sono rimasti da sempre racchiusi nell’intimità e nella malinconia degli sguardi di Esposito e Irene, come se il tempo si fosse fermato lì.

Voto: 9