Lo zen e l’arte della manutenzione della motocicletta

La vera motocicletta a cui state lavorando è una moto che si chiama voi stessi. La macchina che sembra là fuori e la persona che sembra qui dentro non sono separate”.

Quando Robert Mainard Pirsig, americano di origine tedesca, pubblicò nel 1974 il libro Lo Zen e l’arte della manutenzione della motocicletta, si vide rifiutare lo scritto da decine di editori, ma poi vendette milioni di copie e divenne un best seller mondiale nel decennio successivo.
Nel racconto, la trama principale si intreccia continuamente con una sottostoria. Da una parte si parla di un viaggio on the road a cavallo di una moto dal Minnesota alla California, durante il quale si svolge la tenera e coraggiosa vicenda di Fedro/Io narrante, padre alla riconquista di un senso esistenziale per se stesso e il figlio undicenne Chris. Dall’altra si viene immersi in riflessioni filosofiche sul tema della capacità della Ragione di comprendere gli eventi scientifici e umani. Questo libro appare quindi in perfetta simbiosi tra il viaggio in moto che il protagonista e il figlio undicenne compiono attraverso gli Stati Uniti e le digressioni di carattere filosofico (i cosiddetti Chautauqua), che sorgono spontanee di fronte ai paesaggi attraversati e che coinvolgono il pensiero di Socrate, Platone, Hume, Kant, Hegel, Einstein e Lao Tzu. 

Padre e figlio improvvisano una vacanza on the road che attraverso il Minnesota, i due Dakota, il Montana termina in California; il viaggio viene condotto attraverso le strade secondarie, preoccupandosi più di come trascorrere il tempo che di quanto impiegarne per giungere a destinazione: 

 Mi piacerebbe usare il tempo che ho a disposizione per parlare di alcune cose che mi sono venute in mente. Il più delle volte abbiamo tanta fretta che le occasioni per parlare sono ben poche 

 Pagina dopo pagina, i pensieri filosofici del protagonista fanno emergere la vera natura del suo Io, quel Fedro che anni addietro lo aveva portato sull’orlo della pazzia e che era stato allontanato con l’elettroshock. È Fedro che parla quando il narratore descrive la teoria della Qualità, intesa non come il semplice giudizio, ma come metafisica dell’esistenza stessa. Lo Zen si manifesta quindi nella sua natura più autentica, quella di un viaggio alla ricerca di noi stessi, utilizzando la motocicletta come metafora della vita. Nella tecnologia, come nella vita, si può manifestare un blocco: “Siete bloccati, non c’è più modo di riparare la motocicletta. Questo è il momento zero della coscienza. Emotivamente è un’esperienza molto brutta. Siete incompetenti… Avete bisogno di qualche idea, di qualche ipotesi … la conoscenza classica, strutturata, benché necessaria, non è sufficiente. Bisogna avere almeno in parte il senso della qualità del lavoro. Bisogna avere l’intelligenza di ciò che è buono”. Fedro suggerisce di imparare ad affrontare le situazioni difficili con entusiasmo, pieni di “theos”, perché le insidie sono sempre dietro l’angolo, e una buona dose di Qualità può contrastare l’impazienza e l’ansietà. La vita, proprio come un viaggio in motocicletta, può essere scomoda e riservare delle insidie, ma se si utilizzano calma e coraggio anche la meta più inaccessibile comparirà all’orizzonte. 

Questo libro è fortemente consigliato a chi almeno una volta sia capitato di perdersi nelle strade della vita, e cerchi comunque di giungere alla meta prefissata. 

 

Emanuele Sirolli