Venezia74: reportage tragicomico del Festival del Cinema

Festival Venezia74

Venezia74: Il cinema, il sogno, la realtà

Erano anni che mi dicevo “quest’anno mi faccio il Festival di Venezia” e poi succedeva sempre qualcosa che mi faceva dire “eh vabè, sarà per il prossimo anno, però il prossimo vado davvero”. Avanti così per tre o quattro anni, ma quello di assistere alla Mostra internazionale d’arte cinematografica era un sogno ben più datato e dalle radici forti e profonde, nate insieme alle mie più grandi passioni: l’arte (il cinema) e il giornalismo (la critica).

Anche quest’edizione, la settantaquattresima, ha rischiato di essere vanificata da una sorta di perpetua disillusione mista alla convinzione di non riuscire a realizzare un sogno così grande. Ebbene sì, nella mia mente Venezia era un sogno e in quanto sogno ero abituata a vederlo e pensarlo come tale: intangibile, sfocato, lontano… eppure, a volte, i nostri sogni sono più vicini a noi di quanto riusciamo a immaginare.

Settembre 2017, Weekend di chiusura di #Venezia74 e io ci sono… anzi noi ci siamo, il sogno l’ho realizzato insieme con Valeria, fotografa, cinefila come me.

Venezia74: Il giorno prima del Weekend festivaliero

Alle 17:30 avremmo avuto la presentazione, all’Hotel Excelsior, di un documentario italiano con cocktail a seguire. Ma tra una cosa e l’altra, a malincuore e contro il nostro volere, il primo giorno ci è sfuggito di mano. Ore 12, stazione di Venezia Santa Lucia, ci informiamo sui trasporti, il prossimo traghetto per il Lido (dove soggiorniamo) parte un quarto d’ora prima delle 13. 44 minuti dopo mettiamo piede sulla terra ferma, di fronte ai capolinea dei bus c’è un mega cubo blu con il programma della Mostra del Cinema di Venezia, sopra di esso un leone ossidato. Prendiamo il nostro bus, linea A Rocchetta, nessuna pubblicità, così si chiama la direzione della linea, da non confondere (come abbiamo fatto noi, vedi più avanti) con l’altra A che porta alla spiaggia, in una piazzola nel nulla.

Mezz’ora circa e siamo alla nostra fermata, ci sistemiamo e andiamo a fare un po’ di spesa. Riprendiamo la linea A, stavolta senza bagagli ma con due buste non troppo leggere. In realtà le buste sono tre, le due (bio)degradabili si sono strappate all’immediato impatto con i cereali e altri prodotti cibari dalla confezione spigolosa prima che potessimo alzarle dalla cassa. Dunque 87 centesimi per inserire le due buste (bio)degradabili nella busta più grande e forte che in questo momento si trova nel mio treno, sopra la mia testa, affianco al mio trolley. Uscite dal supermercato riprendiamo la linea A fino a trovarci nel sopracitato nulla solo noi e l’autista, a pochi metri dal bus vuoto, la spiaggia. L’autista spegne il veicolo e il rombo del motore cessa, mi rendo conto della piazzola deserta in cui mi trovo insieme a Valeria (e la spesa) e ci vedo già come due di quei personaggi strambi di quei film surreali e grotteschi che girano intorno al vuoto esistenziale, tipo il recente leone d’oro (2014) di Roy Andersson: Un piccione seduto su un ramo riflette sull’esistenza. Togli un piccione su un ramo e mettici due ragazze su un bus nel nulla.

Valeria mi fa notare che sta cominciando a piovere, io guardo in cielo e dico “non mi sembra che stia piovendo”, poi guardo un po’ più vicino, a circa un palmo dal mio naso, sui vetri del bus, sì, comincia ad arrivare qualche goccia d’acqua. Attendiamo che il bus riparta per scendere dopo un paio di fermate e cambiare con la giusta A. Nel frattempo sale qualche persona in ciabatte e tenuta da mare che lancia un’occhiata furtiva dall’alto verso il basso delle nostre buste, la percezione del primo momento viene amplificata, siamo come due personaggi di Roy Andersson, disorientate e fuori contesto.

Festival Venezia74 indicazioni stradaliVenezia74: I pubblici e gli amatori, un crogiolo di identità

Venerdì. Arriviamo a via Morosini e la percorriamo fino alle transenne con la polizia, superiamo gli sbarramenti e siamo già nel comprensorio della Mostra del Cinema (vedi il reportage fotografico). È una splendida giornata di sole, in cielo non si vede una nuvola ma si sta bene, il clima è mite, tira già l’aria di fine estate. Io inizio a fare foto già alle transenne, Valeria mi dice “guarda che più avanti è meglio” ma io voglio immortalare tutto, voglio cogliere l’attimo. So che posso sembrare una turista giapponese a Roma (o in qualsiasi altra parte del mondo) ma non mi interessa. Sono una giornalista, una cinefila, una voyeur, una che ama immortalare l’attimo che tuttavia fugge. In fondo sono un’under 30 che vive nel 2017.

Foto, foto, foto… io con la mia arma bianca, quella che nel XXI secolo tutti possiedono e tutti utilizzano, lo Smartphone. Valeria con la sua arma da fuoco, più pesante, più precisa, più complessa, la Reflex. Percorriamo la strada parallela al red carpet, dal lato opposto i cartelloni con le locandine: Mother di Darren Aronofsky su tutti, come ti giri trovi Jennifer Lawrence e Javier Bardem che ti fissano, ovunque tu sia, fa un po’ 1984, “Big Darren is watching you”, dietro gli occhi delle due star ci sarà lo sguardo aronofskiano a sorvegliarci tutti? Io comunque non ero inquietata, anzi mi rendeva piuttosto allegra questa ridondanza, ai limiti della serialità (neanche Andy Wharol con Marylin), di locandine sul film che ha spaccato in due sia critica che pubblico, io devo ancora guardarlo, per ora posso solo dire che il trailer è molto accattivante.

Festival Venezia74 locandine

Qualche foto qua e là con le rispettive armi… io mi guardo intorno e osservo più o meno distrattamente una manciata di persone in piedi e sedute a terra, sotto il sole cocente, di fronte al red carpet; tanta gente che fa foto ma non si ferma; il personale di sicurezza di fronte alle entrate, anche parecchi poliziotti; più avanti una ragazza assorta nella lettura di un libro; a pochi metri da questa un over 60 in tiro che si atteggia con uno più giovane riguardo chissà che cosa; allontanando lo sguardo un signore con un docile (o solo vecchio) cagnolino; chiaramente tanti giovani cinefili, anche qualche faccia conosciuta, ognuno comunque conciato in modo da gridare la propria identità… fino ad incontrare Marco (in arte Nacinovi), fotografo per passione, che stava passeggiando per la location festivaliera con un cappello di paglia e la sua personale arma da fuoco. Attratto dall’obiettivo di Valeria, l’uomo col cappello di paglia ci ferma per scambiare qualche chiacchiera, poi mi scatta alcune foto dove le immagini di lui e Valeria si rispecchiano nelle mie lenti da sole lilla in un’abbondanza di simulacri. Dopo alcuni minuti ci salutiamo e io penso che, in un contesto dove pullulano smartphone, è tanto bello quanto strano e un po’ surreale incontrare persone cordiali, che cercano un’interazione che non sia solo virtuale e con la voglia di condividere le proprie passioni. E penso anche che il mondo dello spettacolo, per quanto variegato e, per certi aspetti, bistrattato, sia fatto anche di questo: dei suoi amatori, immersi in un crogiolo di innumerevoli identità.

Festival venezia74 pubblico

Venezia74: I film e la cerimonia di premiazione

Venerdì sera, ore 21, sala Darsena, la prima di Manhunt (Zhuibu) di John Woo, alla presenza del regista e del cast. Mi cimento nella mia prima diretta facebook per riprendere l’entrata in sala di John Woo e degli attori. Poi parte la proiezione. Il regista di Face/off e A Better Tomorrow, tanto amato da Tarantino, firma una pellicola eccessiva, esuberante, eccitante. Manhunt è infatti un film iper-attivo, iper-stimolante e iper-citazionista con cui John Woo si è divertito (e noi con lui) ma che, tra montaggi frenetici e parodie di blockbuster americani, regala anche immagini di raro cinema made in Asia. Esco dalla sala soddisfatta e soprattutto divertita perché conosco John Woo e Manhunt ha rispecchiato abbastanza le mie aspettative.

Sabato sera. Si sta svolgendo la cerimonia di premiazione, peccato che se ti allontani poco più di una dozzina di metri dal maxischermo non solo non vedi più niente, ma questo è normale dato che la vista è un senso direzionale, il problema è che svanisce pure l’audio, è anche un po’ comico il modo in cui avviene, quasi magicamente, come se il vento soffiasse ahimè nel senso a noi opposto e la leggera discesa verso la sala Darsena desse il suo contributo a questa veloce dissolvenza sonora.

Io e Valeria siamo in fila insieme agli altri futuri spettatori per la proiezione del film vincitore del leone d’oro. Non sono poche le persone che stanno seguendo la diretta sui propri smartphone. Un vero paradosso! Probabilmente i miei da Roma sapranno prima di me, e parecchie altre presenze fisiche al Festival, quale film vincerà il Leone d’oro a Venezia74. Basta seguire la diretta tramite computer o tablet, e il wi-fi va sicuramente più veloce rispetto alla connessione del cellulare. Una volta entrate in sala prendiamo posto di fronte allo schermo bianco, vuoto, sì, come quello dove la mente proietta le immagini oniriche quando cominciamo a sognare… insomma questa cerimonia di premiazione proprio non s’ha da vedere né tantomeno sentire. Oh voi, invisibili presenze (dis)organizzatrici, collegate almeno l’audio delle casse, non pretendiamo la filodiffusione, ci accontentiamo anche di una cassa casereccia e che gracchi pure, fateci una cronaca, rendeteci partecipi nel modo che vi pare, lo potete? A quanto pare no, non possono, nessuno può… la cerimonia di premiazione del Festival di Venezia è un mistero, un segreto di Stato. Sorge naturale il dubbio: ma è stato sempre così? Dagli albori del Festival? Forse Kubrick lo sa.

E allora accontentiamoci della cronaca audio delle signore dietro di noi… comincia l’elenco dei vincitori e ad ogni “Ha vinto…” io appizzo le orecchie credendo ogni volta che si tratti del leone d’oro (anche perché si era fatto un certo orario) invece ci siamo sentite tutti i premi collaterali con commenti annessi. Alla fine, non ricordo più come, qualcuno o più persone, hanno nominato “Del Toro” e “The Shape of Water”. L’arcano è stato svelato.

Festival Venezia74 Sala DarsenaAll’uscita dalla sala Darsena, veniamo invitate a liberare i bagni da alcune ragazze dello staff (quando vi pare uscite allo scoperto eh?) a causa dei loro stessi ritardi. Ma non riusciranno a farmi sentire in colpa per essere umana ed usufruire di quei pochi servizi che sono veramente le basi di una società civile anche se molto poco organizzata. Buttate fuori dai bagni e dalla sala, poteva mai non piovere? Che il lettore tragga le conclusioni da sé, ormai si è capito l’andazzo. Scarpe aperte e un ombrello in due, ci affrettiamo verso il guardaroba quando due signore sconosciute ci bloccano, stanno andando di fretta e ci dicono: “Prendeteli, noi dobbiamo andare, è il Gran Premio della Giuria, c’è adesso!”. Come due personaggi lynchiani che si manifestano per poi svanire in un altrove senza lasciare traccia, le due signore hanno cambiato il nostro destino donandoci la proiezione del film che reputo il più interessante e simbolico: Foxtrot.

Torniamo velocemente in sala, sempre la stessa, e ci sistemiamo in dei posti niente male. Dopo qualche minuto, verso le 23, con quasi mezz’ora di ritardo, mentre fuori piove, ecco che in sala Darsena si spengono le luci e un altro sogno ha inizio.

Festival Venezia74

Foto: Martina Cancellieri