Venezia74: “L’equilibrio” di Vincenzo Marra (recensioni e incontro stampa)

L’ultimo film di Vincenzo Marra nasce dal bisogno di mostrare diverse realtà malavitose nel napoletano, terra natìa del regista. Il film è ambientato in una comunità nella periferia di Napoli che riunisce le “problematiche” di vari quartieri.

Il prologo presenta Don Giuseppe (Mimmo Borrelli) nell’atto di salvare una vita. Il sacerdote campano sta affrontando un momento di crisi, significativa l’insistente inquadratura in cui il personaggio viene mostrato letteralmente diviso tra il suo corpo e la sua immagine riflessa in obliquo nello specchio. Lo specchio come espediente tornerà più avanti, quando Giuseppe sceglierà di guardarsi dritto negli occhi, nudo.

Accettata la domanda di trasferimento, Don Giuseppe lascia Roma per andare ad operare in un comune del napoletano iniziando a sconvolgerne l’equilibrio finora retto sulla “legge del silenzio”. Il simbolo tanto grottesco quanto amaro è rappresentato dalla capra nel campetto da gioco, per cui i ragazzini sono costretti a giocare a palla fuori, per strada, perché “è così che dev’essere”. Di qui una serie di inspiegabilità che portano Giuseppe, campano eppure straniero nella sua terra, ad attivarsi in ogni modo per cambiare quella realtà.

Per tutto il corso del film il regista riserba particolare attenzione all’estetica come mezzo di espressione di diversi significati. In più casi il quadro è ideologicamente diviso in due metà in lotta fra loro e che raffigurano, di volta in volta, Giuseppe e gli altri, dapprima Veronica (Astrid Meloni), poi Don Antonio (Roberto Del Gaudio), e ancora il Vescovo (Paolo Sassanelli), Saverio e il boss del quartiere.

L’equilibrio è un film interamente costruito tramite l’utilizzo di molti piani sequenza e della camera a mano. Un’inquadratura frequente è quella dell’incessante cammino di Giuseppe, ripreso spesso da dietro e mostrando poco più che le spalle e la nuca. Il regista ha dichiarato di aver lavorato molto sulla camminata del protagonista, sempre dal passo spedito, incessante e senza esitazioni.

Marra ha dato alla luce un film emotivo, viscerale, che scuote e non lascia indifferenti. Anche la musica, alcuni passaggi di brani elettronici, dà il suo contributo non pervasivo bensì intervenendo nei momenti decisivi della pellicola e del percorso del sacerdote campano. Mimmo Borrelli è enorme nel ruolo di Giuseppe, uomo tenace e sacerdote in crisi, personaggio diviso tra ideologia e realtà, tra speranza e disillusione. Vincenzo Marra col suo ultimo film riafferma la sua attenzione al sociale e al futuro dei giovani. L’equilibrio è un film di denuncia che tramite la finzione documenta non poche realtà del napoletano. È un film che si inserisce in quel filone di nuovo realismo italiano (Lo chiamavano jeeg robot, Non essere cattivo) che tende a scuotere nel profondo e ci riesce.

Voto: 8

Dal 21 settembre al cinema!

L’incontro con il regista

Vincenzo Marra ha tenuto un lungo incontro con la stampa, in cui si è parlato del difficile momento storico-politico che sta vivendo l’Italia. Il regista si/ci domanda: “Che cosa dire di questo nostro Paese?” Le considerazioni di molti sono quelle che emergono dal film: c’è disperazione, i giovani non hanno lavoro, il futuro non c’è. Si è parlato poi dell’importanza del cinema come strumento di denuncia, a questo proposito Marra non ha nascosto la sua posizione nei confronti di un certo cinema di intrattenimento. E poi il consiglio di Mario Monicelli: “tu devi fare commedie”.

L’idea del futuro

A Venezia ho fatto un incontro con i ragazzi che fanno il leoncino d’oro (ragazzi scelti da tutte le regioni d’Italia con il compito di premiare i film del concorso). Ho chiesto loro: quanti di voi pensano che per avere delle possibilità nel futuro si debba andare via dall’Italia? Hanno alzato la mano tutti. E sono ragazzi benestanti.

Saverio (il giovane “guardiano della droga” ne L’equilibrio) dice: “Se vado a lavorare mi danno 50/60 euro la settimana”, queste sono cifre vere, non sono state create al cinema. Sono d’accordissimo con Roberto Saviano: non c’è l’idea del futuro, c’è solo l’idea dell’adesso.

La paura

L’omertà è un deterrente straordinario perché dall’altra parte c’è la morte. La società civile chiama delle dimostrazioni eroiche. Per non essere omertoso devi essere un eroe perché al 90% ti ammazzeranno e ti bruceranno la tua azienda, perché nessuno ti difende. L’idea di partenza de L’equilibrio era quella di un personaggio monolitico, errante, come Gesù Cristo. Don Giuseppe è un personaggio che non ha paura e non può chiudere gli occhi davanti alla realtà che gli capita.

Oggi per me fare politica è come tu vivi la giornata: se paghi le tasse, se sei affettuoso e altruista con la persona che ti sta affianco, se non pensi solo a te stesso e hai dei pensieri un pochino più in alto. La spiritualità di Don Giuseppe è pura, però l’idea del culto forse è messa in discussione.

La funzione del cinema

Non condivido quest’idea degli ultimi 20 anni che il cinema debba essere solo intrattenimento, beato chi si intrattiene con quella roba là. Io sono di un’altra scuola, il mio è un punto di vista umano, di quella che è la scuola nostra della “commedia all’italiana”, questo mio pensiero un po’ polemico ha a che fare solo col gusto personale. Però se forse uno vede un film come il mio (ma anche altri) può darsi che, dopo un primo momento d’angoscia, rifletta e si senta più pieno. Anche nell’apprezzare e rivalutare ciò che si ha, questa è sempre un’accezione borghese. Forse in sogno poi c’è qualcuno che può spendere tempo, anima e disponibilità in qualcosa di diverso. Sulla funzione del cinema i grandi geni del cinema, quelli veri, hanno dato risposte…

Il titolo

L’equilibrio è una provocazione, il titolo può essere visto in due modi: quello esterno, dei fatti storici in Italia, “il mantenimento di…”; poi c’è quello interno, l’equilibrio dell’anima di ognuno di noi, perché alla fine, indipendentemente da tutto, dobbiamo fare i conti con il nostro essere singolo, e questo riguarda anche le persone che hanno ruoli più istituzionali: un politico, un sacerdote, un regista…