Kingdomino: il gioco dell’anno 2017

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Il gioco da tavolo, quasi per definizione, ha come obiettivo quello di dover far divertire quante più persone possibile. Ciò significa che, oltre a quei giochi ritenuti lunghi e impegnativi, buona parte del mercato è occupato da giochi cosiddetti “filler”, che possiamo definire come giochi veloci, semplici ed intuitivi. Fino ad un po’ di tempo fa il “fenomeno filler” era conosciuto ma sostanzialmente indirizzato solo ad un tipo preciso di pubblico. Ora invece ha acquistato molto più terreno e sembra essere apprezzato anche da chi di solito ama giochi molto lunghi. Questo rende tali giochi dei candidati ideali a vincere numerosi premi. Non a caso il prestigioso premio tedesco del gioco dell’anno (lo Spiel des jarhes) ha cominciato già da un po’ di tempo a rivolgersi ai “filler”. È vero che questo premio ha sempre strizzato l’occhio ai giochi per famiglie, a giochi semplici, ma non era detto che questi giochi durassero poco. Ora la tendenza sembra essere invece quella della “velocità”, del gioco rapido, dell’imparo in fretta e finisco altrettanto in fretta.

Ad ogni modo, dato che lo Spiel des jarhes è ritenuto il premio più prestigioso della sua categoria a livello mondiale, ogni anno si sfidano all’ultimo “sangue” migliaia di titoli che tentano di soddisfare questi requisiti (in una parola, la facilità di comprensione). Questo perché chi vince può fregiarsi del famoso “bollino rosso” che gli da il via libera per essere acquistato a botta sicura da qualsiasi tipo di target.

Quest’anno lo Spiel des jarhes è stato vinto da Kingdomino, gioco ideato da Bruno Cahtala (già noto per giochi come Shadows over Camelot, Cyclades, Abyss e 7Wonders Duel) ed edito in Italia da Oliphante. Kingdomino è un “filler”, ed è il gioco perfetto per le famiglie, vista la grande semplicità delle sue regole e visti gli splendidi materiali che compongono il prodotto. Inoltre si chiama così perché incorpora dalla sua il concetto del domino, un concetto piuttosto famoso e sicuramente conosciuto anche da chi solitamente non gioca mai a nulla. A turno ogni giocatore deve prenotarsi un “tassello” per poi impossessarsene, combinandolo con gli altri suoi tasselli, seguendo appunto la logica del domino. Il gioco insomma è semplice, immediato, divertente ma allo stesso tempo tattico quanto basta per non essere scontato. Anzi, potremmo dire che nasce come un gioco tattico (la scelta dei tasselli deve essere fatta anche in base alle scelte fatte dagli altri giocatori), soprattutto perché il numero e il valore degli edifici produttivi (che poi sono quelli che daranno i punti alla fine) sono noti a tutti, mentre gli edifici già usciti sono ben visibili per tutti. Insomma i giocatori hanno tutto sotto controllo e le scelte che fanno sono solo frutto delle loro strategie. Da non sottovalutare poi il tempo di gioco, che si aggira intorno ai 15-20 minuti, ossia al tempo perfetto per un gioco del genere, e questo fa si che i tempi cosiddetti “morti” siano davvero ridotti al minimo. Infine la dipendenza dalla lingua, che di fatto non c’è. Non ci sono scritte sui tasselli, non c’è nessuna scritta da nessuna parte (ad eccezione del regolamento), e questo facilita la comprensione anche a chi non mastica questo mondo.

Tutto insomma sembra essere curato nei minimi dettagli, a partire dalla casa editrice originale, la Blue Orange, che fa del rispetto per l’ambiente il proprio cavallo di battaglia. La Blue Orange, si legge sul sito orginale, fa solo giochi in legno, utilizza rivestimenti non tossici e pitture a base di acqua. Inoltre, grazie alla partnership con varie associazioni umanitarie, spesso offre i propri giochi a quei bambini (o persone in generale) che in tutto il mondo vivono in condizioni svantaggiate.

Oltre allo Spiel del jahres viene anche rilasciato il Kennerspiel, un premio che individua giochi un po’ più complessi, di fatto per quei giocatori che vogliono provare a cimentarsi con qualcosa di più impegnativo. Quest’anno il premio è stato vinto da Exit das Spiel, di Inka e Markus Brand, edito dalla Kosmos, e a breve distribuito in Italia dalla Giochi Uniti. In questo gioco i partecipanti sono chiamati ad uscire “vivi” da una stanza, in un tempo limitato. Il premio vinto da Exit das Spiel sottolinea ancora una volta quanto questa sia un’età dell’oro per i giochi in scatola a tema Escape Room/Legacy, che aprono la porta a numerose espansioni, a nuovi casi, o addirittura a nuovi sistemi di gioco sempre incentrati sul filone “angoscia usa e getta”.

Su questo ultimo punto potremmo aprire una parentesi per capire cosa ci stia portando a preferire qualcosa di rapido, economico, immediato, e soprattutto “finito”, rispetto ai vecchi giochi lunghi, costanti e rigiocabili fino al nostro ultimo giorno di vita. Potremmo farlo, si, saremmo molto tentati di aprire questa parentesi, ma non lo faremo perché rischieremmo di imbatterci in un discorso troppo lungo e farraginoso. Godiamo anzi di ciò che il mondo degli editori dei giochi da tavolo ci propone e, se possibile, facciamo conoscere questo splendido mondo a tutti coloro che ancora lo evitano, magari proponendo loro proprio uno dei giochi dell’anno (che trovate qui).

Matteo Roberti