ROMICS: LA XXII EDIZIONE COME QUALCOSA DI PIU’ DI UNA SEMPLICE FIERA DI FUMETTI

Foto di Sara di Carlo

Foto di Sara di Carlo

Ciò che è stato scritto sul Romics la scorsa settimana (potete leggerlo qui) in buona parte è stato confermato. Gli organizzatori, infatti, hanno fatto sapere che anche per questa XXII edizione (svoltasi dal 5 all’8 ottobre scorsi presso la Nuova Fiera di Roma) sono stati strappati oltre duecentomila biglietti, consolidando di fatto il grande successo delle precedenti edizioni. Molti gli autori importanti passati anche questa volta: basti pensare ai Romics d’oro, quali Kevin Jenkins (Art Director di Star Wars), Paolo Eleuteri Serpieri (straordinaria matita creatrice di mondi suggestivi e sensuali), e Shawn Martinbrough (autore noir americano, che ha collaborato a Batman, Hellboy e Capitan America). Molto successo ha avuto poi la cosiddetta Self Area, ossia quello spazio dedicato ai nuovi Talenti, cioè a quegli autori emergenti che hanno avuto la possibilità di far conoscere la propria arte. Ma la vera protagonista di questa edizione è stata la musica, capitanata dalla mostra Evento “Beatles a Fumetti”, con una vasta selezione di tavole di fumetti originali, oggetti e gadgettistica d’epoca da collezione, oltre a stampe, riproduzioni e filmati dedicati al mondo dei Beatles. A proposito di musica, presente anche Francesco Gabbani, recente vincitore del Festival di Sanremo. Sempre per le mostre non è potuta mancare quella su Diabolik, dal titolo “Diabolik al Muro”, con mezzo secolo di locandine, riproduzioni artistiche, poster e manifesti dedicati al Re del terrore. Tra gli artisti in mostra anche Mimmo Rotella, Milo Manara e Ferenc Pinter. Che dire poi degli oltre cento appuntamenti in contemporanea sparsi per tutte le otto location della Fiera di Roma? Dalla realtà virtuale di IT (Warner Bros) alle anticipazioni di Mazinga Z (Lucky Red) e Renegade (M2Pictures), passando per Shannara 2 (Sky Atlantic) e i “mostri” di Universal. Infine, la gara Cosplay valida per la finale di Tokyo, e gli youtuber più influenti completano la festa.

Già, la festa, perché, come sostenuto, Romics ormai è una festa (o, se vogliamo essere più precisi, un carnevale). Le accuse rivolte alla fiera da parte di una certa parte del pubblico parte proprio da qui, ossia dal fatto che Romics non è più una fiera del fumetto vera e propria. Evidentemente la “mission” dell’evento sta pian piano cambiando, ma vedere questo cambiamento per forza come un qualcosa di negativo ritengo sia sbagliato. Domandiamoci piuttosto come mai questo cambiamento stia avvenendo. Domandiamoci da dove nasca la necessità di includere in questa fiera anche altri elementi oltre al fumetto. Prima di tutto dobbiamo tener presente che l’edizione autunnale del Romics capita a poche settimane dall’evento più importante del settore, che è il Lucca Comics and Games. È possibile che molte persone decidano di mettere i soldi da parte per Lucca, piuttosto che andare a Romics; è possibile che anche molti artisti o case editrici decidano di fare lo stesso. Non possiamo saperlo con certezza. Quello che sappiamo per certo è che persino Lucca Comics and Games, ritenuta la fiera “maestra” per eccellenza, sta adottando delle strategie che già Romics da anni ha fatto sue: basti pensare alla presenza degli youtubers, da anni presenti alla fiera romana, e che ormai sono approdati anche a Lucca. E’ probabile che la città medievale toscana, oltre a possedere il fascino della storia, e dedicando maggiore spazio “fisico” alla manifestazione in un certo senso riesca a “dilatare” la presenza di “contaminazioni”, rendendo gli spazi molto ampi per ogni settore. A Romics invece è tutto concentrato in alcune migliaia di metri quadri, e soprattutto il continuo paragone con altre fiere di settore ci fa capire che forse c’è qualcosa in più dietro alle semplici critiche all’organizzazione.

Alcuni case editrici sembrano addirittura “snobbarla”. Almeno durante quest’ultima edizione, al Romics sono mancate la Bonelli e la Bao, due pilastri fondamentali del fumetto italiano. Lo stesso dicasi per gli editori dei giochi da tavolo, che da anni non mettono più piede alla fiera. Cosa c’è che non va? Perché questo rifiuto? È un problema di pubblico? È un problema di mancanza di “appeal”? Non so dare una vera risposta, ma posso dire di non aver trovato molte difficoltà nello girare tra i padiglioni. Se gli youtubers sono venuti (e sono venuti) non erano li per me, ed infatti neanche mi sono accorto della loro presenza, essendo stati assegnati ad un padiglione a parte. Insomma, pensare che una fiera come Romics possa nonostante tutto solo crescere promette bene, ma speriamo che alcuni asti verso di lei possano col tempo venire sopiti. Se abbiamo accettato il cambiamento di una fiera come quella di Lucca, non vedo perché non dovremmo accettare ed abbracciare anche il cambiamento di Romics (non fosse altro perché si svolge a Roma, dove è presente in una volta sola senza dubbio il bacino più ampio di utenza del settore).

Ad ogni modo ok, possiamo affermare che il Romics non è più (solo) una fiera di fumetti. Possiamo anche affermare che è probabilmente una fiera per cosplay (ciò è rappresentato dal fatto che se cerchiamo la parola “Romics” sui motori di ricerca di immagini ci appaiono sostanzialmente solo immagini di cosplay).  Bene, male, decidete voi. Quello che possiamo dire è che ormai è difficile inquadrare questa fiera, così vasta, caotica, e così piena di vita, eppure l’atmosfera che si respira alle sette di sera, quando tutta la massa è andata via e quando rimane solo il silenzio, la calma, i padiglioni vuoti e la possibilità di girare indisturbati, è indescrivibile e a tratti magica al punto che, ve lo assicuro, vale il prezzo di qualsiasi biglietto. Un biglietto che, se vorrete, vi aspetterà fra qualche mese per la prossima edizione, che si terrà sempre alla nuova fiera di Roma, dal 5 all’8 aprile 2018.

Matteo Roberti