“Arte senza Pietà”. A cura di Silvia Fandavelli e Mimmo Frassineti

“Arte senza Pietà” racconta come alcuni pazienti del più grande ospedale psichiatrico d’Europa, e successivamente di una comunità terapeutica romana, abbiano riconquistato l’identità di persone – negata dall’istituzione manicomiale – attraverso la pratica dell’arte. La storia  inizia quando  un giovane psichiatra, Paolo Algranati, affiancato da un pugno di infermieri “ribelli” – promuove la nascita, nel 1989, di un laboratorio di cornici. Vi partecipano, nel Padiglione VIII del Santa Maria della Pietà, cinquanta pazienti e quindici infermieri, mentre vengono aboliti sia sbarre alle finestre che mandate di chiave a porte e cancelli. Il conseguimento di qualche utile porta al progetto di un laboratorio di pittura, cui tutti i ricoverati aderiscono.

L’acquisto di tele, pennelli e colori viene finanziato coi proventi del laboratorio delle cornici: presto i quadri riempiono le pareti di stanze e corridoi e i colori entrano nel manicomio. Nasce così la Comunità Peter Pan, dove l’arte accomuna infermieri, medici e pazienti. Dall’emarginazione per una presunta patologia al primo approccio alle tele, alla creazione di lavori che non sono mere risposte positive ad una terapia sperimentale ma opere rappresentative di personalità originali.

Filmati e foto mostrano i protagonisti negli spazi riservati alla loro creatività: ambienti assistiti e aperti ai residenti del quartiere. In parallelo all’attività pittorica, si trasformano sulle cartelle cliniche le diagnosi iniziali: “Attualmente il paziente non presenta la riacutizzazione della sintomatologia psicopatologica”. Nonostante il successo, il laboratorio è costretto alla chiusura,  in concomitanza con quella definitiva dei manicomi  (avvenuta, nel caso di Roma, nel 1999).  È allora uno degli infermieri, Giancarlo Tissi, a ricostituire il gruppo prima nell’Istituto Tecnico Industriale “Enrico Fermi”, poi nell’Istituto Comprensivo “Maria Capozzi”, dove l’ex Comunità Peter Pan si ritrova per dipingere nelle aule messe a disposizione dalle scuole.

Nel 2000 l’incontro tra Giancarlo Tissi e Vanda Di Nella, responsabile della struttura socio-riabilitativa “Progetto Giuseppina”, porta alla creazione del Laboratorio Integrato Progetto Giuseppina, con un finanziamento del Comune di Roma, dove l’attività pittorica riprende aperta a tutti i pazienti del Centro Salute Mentale e agli abitanti del territorio. L’ attività cessa nel 2015 quando Vanda di Nella viene trasferita nella struttura di via S. Igino Papa, quella dove oggi è allestita la mostra. La mostra si può considerare il provvisorio punto d’arrivo di un’esperienza quasi trentennale, che ha visto tanti protagonisti. Ma la scelta dei quadri è solo parzialmente rappresentativa. Di molti, infatti, non si conosce la collocazione, per il modo occasionale con cui sono stati ceduti o venduti. Esistono poi raccolte private che sollecitiamo a rendersi disponibili, se non altro ai fini di una futura catalogazione, e un fondo imponente nei magazzini del Santa Maria della Pietà.