Roma Est in Gioco: un piccolo gioiello romano

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Nei giorni 14 e 15 ottobre scorsi si è svolta la sesta edizione di una piccola convention ludica romana che già lo scorso anno attirò la nostra attenzione: stiamo parlando di Roma Est in Gioco (potete leggere l’articolo dello scorso anno qui). Contrariamente a quello che la parola “ludica” potrebbe supporre, Roma Est in Gioco vuole mettere al centro di tutto il solo gioco da tavolo, senza alcun tipo di “contaminazione” varia (quindi via il fumetto, il cosplay e il gioco al computer), aggregando gli “abituali” giocatori da tavolo a chi magari non fa del gioco una sua prerogativa “hobbystica”. Manifestazioni di questo tipo, per chi considera come noi il gioco da tavolo uno strumento importante per il sociale, sono fondamentali e devono continuamente essere incoraggiate, indipendentemente dal numero di visitatori che poi effettivamente partecipa all’iniziativa.

Diciamo subito che Roma Est in Gioco non è Modena Play, non si svolge in Padiglioni giganti e neppure in un Polo Fiere attrezzato, ma almeno è totalmente gratuita, e l’organizzazione che c’è dietro fa quello che può per rendere quei due giorni gradevoli e “diversi” dai nostri soliti fine settimana. Un’organizzazione, non vogliamo scordarlo, che nella vita si guadagna il pane facendo ben altro che stare dietro ai giochi da tavolo. Eppure in questi giorni si applica per tutti noi, come se fosse una missione inconscia alla quale non ci si può sottrarre. E l’ambiente romano, possiamo dirlo, in parte ha risposto entusiasta. In parte… perché purtroppo, come già sostenuto lo scorso anno, uno dei limiti di Roma Est in Gioco rimane la quasi totale impossibilità di farsi pubblicità (la manifestazione è totalmente autogestita, ed è di fatto priva di fondi), e quindi la quasi totale impossibilità di raggiungere tutto l’ambiente romano interessato (e non).

Eppure questa manifestazione offre almeno quattro iniziative molto interessanti: i tornei, l’asta, il gioco libero, ed il concorso a premi. I tornei (quest’anno è stata ospitata la finale nazionale del gioco “7Wonders”) di solito vengono svolti in una stanza a parte, poco distante dal resto della convention, così da permettere ai partecipanti di avere un minimo di possibilità per concentrarsi, ed io stesso, passeggiando tra di loro, li ho notati immersi in uno dei giochi scelti quest’anno per il torneo: Stone Age. L’asta dei giochi usati, che si è svolta sabato sera, è invece il momento più alto ed importante di tutta la due giorni ludica. Molte persone portano i propri giochi e danno loro un prezzo minimo di partenza, da mettere appunto in asta, ed il tutto si svolge come una normale asta (il più delle volte a prezzi molto convenienti!). Gestita da Alberto Ferrucci, con la collaborazione di Riccardo Pellitteri, l’asta quest’anno si è protratta ben oltre le due di notte, tantissimi erano i titoli da battere. Terza iniziativa, poi, è il gioco libero, che di fatto rappresenta la spina dorsale della manifestazione: le persone si radunano in tavoli attrezzati, spesso si aggregano a gruppi già formati, socializzano, rivedono vecchie conoscenze, e giocano, soprattutto giocano. Quest’anno la ludoteca è stata gestita dal gruppo gdt di Roma Nord, capitanati da Antonio Mantico, con i quali, per quanto possa contare, mi sono complimentato personalmente. In ultimo, a mo’ di ciliegina sulla torta, il concorso a premi: con la simbolica cifra di un euro si aveva diritto a partecipare ad una “lotteria” grazie alla quale sarebbe stato possibile vincere “cose” per lo più “inutili”, ma proprio per questo fondamentali per noi giocatori da tavolo, così amanti delle cose inutili.

Dopo tutto questo, come fare a non avere a cuore un’iniziativa simile? Eppure i problemi non mancano neanche in questo caso. E mai come in questo caso c’è da dire “purtroppo”. Seppur l’organizzatore “principale”, Leonardo Caviola, sia riuscito anche quest’anno a radunare il “radunabile”, si percepisce infatti che c’è ancora molto lavoro da fare. Ritenuto nell’ambiente romano ormai una specie di “guru” delle organizzazioni e del gioco da tavolo in generale, Leonardo si fa in quattro ogni santo anno per riuscire quanto meno a battere il record di visite dell’anno precedente, ma l’impresa appare ardua. Verso la fine della manifestazione ho visto Leonardo semi-provato, ma allo stesso tempo allegro, come sempre. Ho visto che fino all’ultimo correva a destra e a manca, dal “salone” dei tornei a quello del gioco libero, forse pensando già a come migliorare il tutto per la prossima edizione, che sa che lo vedrà protagonista, deve vederlo protagonista, perché senza di lui Roma Est in Gioco non esisterebbe.

Noi, nel nostro piccolo, tentiamo di analizzare i problemi e, per quel che ci è possibile, proviamo a dare dei consigli (più che delle soluzioni), e visto che promuovere il gioco da tavolo è uno dei nostri obiettivi primari speriamo sempre che manifestazioni come Roma Est in Gioco possano ogni anno venir frequentate sempre da un maggior numero di persone. Proprio per questo siamo arrovellati da alcune domande, partendo da quella più ovvia che mira a chiedersi cosa voglia essere Roma Est in Gioco: vuole essere una piccola Modena Play romana? Vuole essere un semplice raduno per ludici, o di amici? Vuole essere un’associazione? Vuole essere un’associazione di associazioni? Cosa vuole essere? Anche il fatto che non vi siano presenti molti stand dai quali acquistare giochi (in realtà ce n’è uno solo) evidenzia la “distanza” dalle fiere classiche di settore, anche se non ci fa ben capire a cosa possa poi avvicinarla. Comunque, ci teniamo a chiarirlo, se nella testa degli organizzatori c’è sempre stata l’idea di organizzarla in questo modo allora lo scopo è stato raggiunto alla grande. Roma Est in Gioco funziona già così. L’ottimismo in effetti dilaga, perché in fondo si è coscienti che da iniziative simili si possono ricavare solo delle enormi crescite, a livello di tempo, spazio e visitatori. Tutto questo, tempo permettendo. Ma se in futuro si trovasse ancora più tempo per organizzarla, basterà allora crederci un po’ di più, e se necessario provare ad allargare un po’ gli orizzonti.

Matteo Roberti