A Ragogna nasce OrtoBorto, l’orto sociale che accoglie tutti

RAGOGNA (Udine) – “Coltiviamo ortaggi per buttare giù muri”, nasce a Ragogna una nuova associazione di promozione sociale per favorire l’orto come luogo di incontro e socializzazione. Si chiama OrtoBorto e nasce dal basso su iniziativa di alcuni cittadini, con l’obiettivo di incoraggiare la pratica e la coltivazione dell’orto come strumento di integrazione sociale di persone, anche straniere, che vivono situazioni di disagio sociale. Sabato 28 ottobre alle 11 la presentazione del nuovo sodalizio cittadino e l’apertura dell’orto alla comunità nella sede di via Luca Petris 9, nella frazione di San Giacomo, cui seguirà una bicchierata.

OrtoBorto, in realtà, esisteva già. Era l’orto di Nella e Loris, che nella loro casa di via Petris hanno sempre accolto tutti. Ed è questo lo spirito con cui la figlia Maria Teresa, con l’aiuto degli amici Christian e Beatrice, ha voluto farlo un po’ più grande e condividerlo con gli altri. I principi che animano il progetto sono, infatti, quelli dell’uguaglianza e dell’accoglienza, “principi che per noi di OrtoBorto sono alla base di chi siamo, come individui e come associazione”. Ragogna (in friulano Ruvigne) è un paese di quasi tremila persone situato nel lembo nordoccidentale dell’anfiteatro morenico del fiume Tagliamento, in provincia di Udine, in una zona fortemente caratterizzata dal punto di vista ambientale, tanto che in uno spazio ridotto si passa dal fiume alla pianura, al lago, alla collina e al monte. In questa cornice il progetto OrtoBorto si apre alle persone come luogo di incontro e aggregazione, spazio di integrazione interculturale, intergenerazionale e sociale attraverso la mobilitazione di risorse del territorio.

Scopo dell’associazione è infatti diffondere e promuovere l’orticoltura e l’agricoltura sociale come veicoli d’incontro e di promozione delle pari opportunità, ma anche per contrastare e prevenire l’isolamento, la discriminazione e il disagio sociale. “Ci piace definirci orto sociale – spiegano i fondatori – perché condividiamo un orto e i suoi prodotti. Ci autofinanziamo e ci autogoverniamo. Ci unisce la convinzione che l’orto sia un luogo democratico, generoso e universale perché, se trattato con il dovuto rispetto, offre a chiunque con qualsiasi abilità qualcosa da fare, e in cambio dona i suoi frutti”.

Tra le tante peculiarità del progetto, “ci ispiriamo alla tradizione contadina friulana dei nostri nonni e bisnonni, per alcuni di noi trisnonni. Quel modo di fare orto che, in parte, non è mai scomparso. Ci scambiamo le piantine, ci doniamo l’eccedenza, non sprechiamo nulla e ci aiutiamo a vicenda nei lavori”. OrtoBorto è aperto a tutti, chiunque può partecipare a prescindere dalle condizioni psico-fisiche e dall’età. “Perché all’orto non interessa la provenienza, la religione, il genere, l’orientamento sessuale di chi lo lavora. Le patate e i pomodori – sottolineano – non vengono meglio o peggio secondo la nazionalità di chi li coltiva, vengono bene se si rispettano la terra e l’ambiente”.