Cosa serve sapere sul nuovo reddito di inclusione sociale

Negli ultimi anni, in Italia, la condizione economica delle famiglie ha visto un declino allarmante che ha portato da più parti alla formulazione di proposte di sostegno economico e assistenza sociale prima inedite, come gli assegni sociali e il SIA. Nel 2016 si contavano 4,7 milioni di persone, distribuite in 1,6 milioni di nuclei familiari, in condizioni di povertà assoluta, cioè impossibilitate a procurarsi adeguati beni di prima necessità che garantissero standard di vita minimamente accettabili.

Prendendo esempio da azioni già sperimentate in altri paesi europei, una delle proposte più dibattute è stata l’introduzione di un reddito di cittadinanza, poi riformulato come reddito di inclusione sociale. Manovre da non confondere poiché basate su principi e provvedimenti non proprio sovrapponibili. Il reddito di cittadinanza prevede l’erogazione indiscriminata di un reddito di base a tutti gli individui appartenenti a una comunità, senza considerare requisiti economici o prevedere alcun tipo di impegno per non perdere il beneficio. Una sperimentazione di questo tipo è in atto in Finlandia, nel bienno 2017-2018 sarà erogato un reddito di cittadinanza ad un campione di 2000 persone in età lavorativa.

Naturalmente, un sostegno di questo genere, elargito a tutti, prevede un investimento economico di proporzioni difficilmente sostenibili. Il reddito di inclusione, al contrario, è un sistema di sostegno economico selettivo e rivolto alla fascia di popolazione più disagiata, non è distribuito a tutti equamente, non garantisce un reddito minimo indiscriminato, ma interviene sulle condizioni di effettiva povertà e disagio sociale.

L’erogazione del contributo economico, in questo caso, avviene in base a requisiti ben precisi: in primis un reddito molto basso, la presenza di minori a carico, di particolari condizioni di salute. Inoltre, è una misura limitata nel tempo e accompagnata da un percorso di reinserimento sociale e lavorativo, pena la perdita del contributo. Il 15 marzo 2017 il reddito di inclusione sociale in Italia è diventato legge e sarà applicato a partire dall’anno 2018. La manovra prevede da un lato un aiuto economico per le famiglie con redditi molto bassi (ISEE non superiore ai 6000 euro), dall’altro un piano di reinserimento sociale personalizzato.

COME FUNZIONA

Il REI prevede un investimento di circa un miliardo e 845 milioni di euro, a questi saranno aggiunte anche le risorse del “Pon inclusione”, si conta di arrivare a circa 2 miliardi l’anno a partire dal 2019. Il contributo economico sarà erogato alle famiglie che possiedono un  ISEE inferiore ai 6000 euro (3000 per chi vive da solo) che non ricevono altri sostegni sociali per lo stato di disoccupazione e in base al numero di componenti. Tra queste saranno individuate le famiglie con situazioni di particolare urgenza, ad esempio nuclei con almeno un minore a carico o con un figlio disabile.  Insieme all’intervento economico è prevista la formulazione di un piano individuale di reinserimento sociale, con particolare attenzione agli individui in età lavorativa in cerca di nuova occupazione.

CRITERI DI ASSEGNAZIONE E CONTRIBUTI

Sono stati stabiliti dei criteri ben precisi e stringenti per le famiglie che potranno fare richiesta per il REI. Tali criteri riguardano sia le condizioni di soggiorno che requisiti familiari ed economici. Vediamoli nel dettaglio.

Requisiti di residenza o soggiorno

Il REI sarà erogato a: • cittadini italiani e comunitari; • familiari di cittadini italiani o comunitari, non aventi la cittadinanza in uno Stato membro, titolari del diritto di soggiorno o diritto di soggiorno permanente; • cittadini stranieri in possesso del permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo; • titolari di protezione internazionale (asilo politico, protezione sussidiaria).

In ogni caso i beneficiari devono essere residenti in Italia da almeno due anni al momento della presentazione della domanda

Requisiti familiari

Il contributo sarà concesso dando precedenza alle famiglie in cui sono presenti:  • figli minorenni; • figli con disabilità (anche maggiorenni); • donne in stato di gravidanza; • componenti disoccupati che abbiano compiuto 55 anni.

Requisiti economici

• Un valore ISEE in corso di validità non superiore a 6000 euro; • un valore ISRE (l’indicatore reddituale dell’ISEE diviso la scala di equivalenza) non superiore a 3000 euro; • un valore del patrimonio immobiliare, diverso dalla casa di abitazione, non superiore a 20000 euro; • un valore del patrimonio mobiliare (depositi, conti correnti) non superiore a 10000 euro (ridotto a 8000 euro per la coppia e a 6000 euro per la persona sola).

Altri requisiti

Nessun componente del nucleo deve: • percepire prestazioni di assicurazione sociale per l’impiego (NASpI) o di altro ammortizzatore sociale di sostegno al reddito in caso di disoccupazione involontaria; • possedere autoveicoli e/o motoveicoli immatricolati la prima volta nei 24 mesi antecedenti la richiesta (sono esclusi gli autoveicoli e i motoveicoli per cui è prevista una agevolazione fiscale in favore delle persone con disabilità); • possedere navi e imbarcazioni da diporto (art.3, c.1, d.l.gs. 171/2005).

I contributi economici saranno corrisposti in base al numero di componenti familiari e al reddito di base della famiglia, a questo saranno sottratte le spese per l’affitto (fino a un massimo di 7000 euro, incrementato di 500 euro per ogni figlio convivente successivo al secondo, come avviene per l’ISEE) e il 20% del reddito da lavoro dipendente (fino ad un massimo di 3000 euro, come avviene per l’ISEE). In tabella i contributi massimi erogati per numero di componenti il nucleo familiare:

NUMERO COMPONENTI /CONTRIBUTO MASSIMO
1 /187,5 €
2/ 294,38 €
3 /382,5 €
4 /461,25 €
5 /485,411 €

Il contributo economico avrà durata massima di 18 mesi e potrà essere rinnovato per altri 12 mesi, ma per poter fare una nuova richiesta sarà necessaria un’interruzione di 6 mesi, i due periodi non saranno quindi consecutivi. Inoltre, se alcuni componenti della famiglia sono già beneficiari di altri sostegni economici (esclusa l’indennità di accompagnamento), l’importo di questi verrà sottratto al REI in base a principio che il contributo erogato non deve superare l’importo dell’assegno sociale (circa 485 euro al mese). (Fonte: Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali)

COME FARE DOMANDA PER IL REI

Le domande per ottenere il REI potranno essere inoltrate a partire da gennaio 2018, queste dovranno essere presentate presso appositi sportelli istituiti dai Comuni che saranno i primi interlocutori per l’avvio della procedura. Entro dieci giorni dalla consegna, le domande, saranno inviate all’INPS che a sua volta provvederà entro cinque giorni a verificare che la famiglia non riceva altri contributi economici non compatibili. Se si possiedono i requisiti adeguati, la procedura di accettazione della richiesta durerà non più di venti giorni complessivi, ma il contributo economico sarà erogato solo a partire dal mese successivo, dopo la compilazione del progetto personalizzato di reinserimento sociale e lavorativo. Nella formulazione del progetto sarà coinvolta tutta la famiglia. Un’equipe multidisciplinare si occuperà di esaminare le situazioni e le esigenze di tutti i componenti, concordando un piano di intervento specifico che impegni da un lato le istituzioni e dall’altro i beneficiari.

EROGAZIONE DEL CONTRIBUTO

Una volta redatto il piano personalizzato, il contributo sarà erogato con cadenza mensile attraverso la Carta REI, simile alla Social Card e utilizzabile come una normale carta prepagata. La Carta REI potrà essere utilizzata solo dal titolare, il 50% dell’importo potrà essere prelevato in contanti e utilizzato senza alcun vincolo, il resto potrà essere utilizzato per acquisti di prima necessità presso esercizi alimentari e farmacie o per il pagamento delle utenze elettriche e del gas. Inoltre la carta dà diritto ad uno sconto del 5% per prodotti acquistati presso negozi e farmacie convenzionate, ma non su farmaci e ticket.

I PROGETTI DI INCLUSIONE

L’attuazione del percorso personalizzato prevede la collaborazione di più istituzioni e servizi. In primis i comuni ai quali spetta il compito di definire i progetti, questi verranno poi attivati attraverso la collaborazione con la rete dei servizi territoriali, socio-sanitari, del lavoro, dell’istruzione e delle organizzazioni di terzo settore. Il decreto del REI prevede l’istituzione del Nuovo Sistema Informativo dei Servizi Sociali (NSISS) che andrà a sostituire l’attuale Sistema Informativo dei servizi sociali. Il sistema sarà gestito dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e comprenderà le banche dati ISEE, dei progetti individualizzati, dei servizi e delle professioni. Questo sistema avrà lo scopo principale di consentire un monitoraggio sull’attuazione dei provvedimenti e la realizzazione dei servizi. In fine, la Rete di Protezione e dell’Inclusione Sociale, che sarà l’organo di confronto permanente tra i servizi e gli enti regionali e territoriali, costituirà un Osservatorio sulla povertà con il compito di redigere un Rapporto biennale nel quale saranno esposti i monitoraggi effettuati e le proposte di intervento futuro.

CONCLUSIONI

L’attuazione del REI prevede un complesso sistema di interventi, la cui finalità principale è quella di attivare il reinserimento sociale e lavorativo delle famiglie più disagiate. Il contributo economico teoricamente costituisce solo un temporaneo sostegno per accompagnare le famiglie verso l’autonomia. Ciò che risulta al momento poco chiaro, al di là della rete di servizi e istituzioni, è il modo in cui verrà gestita l’operazione a livello organizzativo: quali operazioni concrete dovranno compiere gli organi coinvolti per attivare i progetti personalizzati? In che modo saranno costituite le equipe multidisciplinari e quali figure ne faranno parte? Quali saranno i criteri adottati per la redazione dei progetti e come saranno valutate le esigenze di tutti i componenti delle famiglie? C’è da sottolineare, in conclusione, che i contributi economici previsti per ogni nucleo sono piuttosto esigui, prevedendo un importo mensile inferiore ai 100 euro procapite, importo che forse non sarà sufficiente a garantire le esigenze di vita minime e per il quale è prevista un’interruzione di sei mesi in caso di rinnovo della domanda. Se viene concesso il rinnovo, ciò significa che la famiglia è ancora in condizione di disagio, cosa accade in quei 6 mesi di interruzione? Inoltre, sarà interrotto solo il contributo economico o anche il progetto di sostegno personalizzato? Attendiamo gennaio per avere un’idea più concreta sull’organizzazione di questo provvedimento e i suoi risvolti a breve termine.