Il rapporto Oxfam di gennaio 2017: ricchi e poveri a confronto

In tema al numero di ottobre, dedicato al welfare e specificamente alle varie forme di contrasto alla povertà, risulta necessaria una riflessione sulle condizioni economiche del mondo intero. L’attenzione sui principi del sistema economico mondiale si è intensificata ancor di più a seguito della crisi economica occidentale degli ultimi anni. Da questa riflessione si è tratto un duro risultato d’analisi della realtà economica mondiale (duro… a credersi). Quest’analisi è contenuta nel rapporto Oxfam di gennaio del 2017.

L’ Oxfam è una confederazione internazionale di organizzazioni non-profit volte alla riduzione della povertà globale, attraverso aiuti umanitari e progetti di sviluppo. Il contenuto del documento è duro a credersi per due motivi fondamentali: in una prima parte è riportato il dato della disparità tra gli otto uomini più ricchi del pianeta e  la metà più povera della popolazione mondiale, ma più che di disparità si parla di vera e propria parità di ricchezza in un rapporto di popolazione di otto a tre miliardi di uomini (in quanto la quantità di reddito posseduto di questi due insiemi di persone è la stessa); l’altra parte del documento dura a credersi anch’essa, per quanto possa considerarsi semi-utopica, ma valida e perseguibile, da un insieme di principi e contromisure che si potrebbero attuare per il contrasto del capitalismo selvaggio e delle conseguenze del libero mercato nel mondo. Di seguito sono riportati diversi punti del documento che sono sia di netta denuncia, sia di forte propensione alla soluzione delle abissali differenze economiche registrate.

Un primo punto su cui riflettere sono i grandi profitti delle aziende. I proprietari e i manager non hanno altro obiettivo che incrementare i profitti della propria impresa, talvolta sfruttando e sottopagando il lavoro di chi è alle loro dipendenze. Tra i tanti lavoratori sovrasfruttati ci sono molte donne e ragazze come nel caso dei cotonifici indiani.

Altro punto è il capitalismo clientelare del quale si sono resi autori i proprietari delle grandi multinazionali, ottenendo benefici per le proprie aziende attraverso pressioni e influenze sui governi  legati alle loro imprese.

Correlatamente alle dinamiche del capitalismo clientelare, per l’incremento dei profitti, i più ricchi del pianeta spostano i loro guadagni in paradisi fiscali o forzano la competizione tra i governi per l’abbassamento delle tasse o per la concessione di agevolazioni fiscali.

In questo ampio quadro di dinamiche oppressive e surrettizie, le donne pagano la disparità generale più degli uomini. Esse hanno il 27% di possibilità in meno di entrare nel mercato del lavoro rispetto  ai maschi e non percepiscono alcun reddito per il lavoro casalingo. Inoltre, si può dire che sia in atto una vera e propria discriminazione nei confronti delle donne, in quanto per un lavoro di pari valore sono meno retribuite in confronto ai maschi.

In risposta ai punti salienti di denuncia ci sono di seguito i principi formulati da Oxfam nell’ottica di un “economia umana”:

• I governi rispondono del proprio operato a tutta la popolazione e intervengono maggiormente sulle dinamiche economiche dei propri paesi per renderle più eque e sostenibili.

• I governi collaborano per risolvere efficacemente i problemi globali come gli abusi fiscali, il cambiamento climatico e altri scempi ambientali.

• Le imprese sono organizzate in modo da innalzare il livello di prosperità per tutti e contribuire ad un futuro sostenibile.

• Un’economia umana opera in modo equo tanto nei confronti delle donne che degli uomini.

• Garantisce che i progressi tecnologici siano messi attivamente al servizio del bene comune e non comportino la perdita di posti di lavoro o l’arricchimento dei proprietari delle imprese.

• Garantisce un futuro sostenibile dal punto di vista ambientale, liberandosi dalla dipendenza dai combustibili fossili e avviando una rapida ed equa transizione verso le energie rinnovabili.

• In un’economia umana il progresso si misura in termini di ciò che conta veramente, e non solo in base al PIL; tiene quindi conto, per esempio, del lavoro di cura non retribuito (prevalentemente a carico delle donne) e dell’impatto delle nostre economie sul pianeta.

Infine, ancora un principio è palesemente fondamentale per come possa eliminare i benefici oligarchici del capitalismo clientelare e rendere più eque le condizioni economiche generali  tra super ricchi, ricchi, meno ricchi e poveri. Il principio della collaborazione fiscale che contrasterebbe la competizione tra governi al ribasso delle tasse sui profitti delle aziende. Una fiscalità progressiva, non solo per poche nazioni ma per tutti i governi, gioverebbe al benessere dei cittadini con il finanziamento di servizi fondamentali come la sanità.

Per una lettura dettagliata del rapporto Oxfam, cliccare sul link di seguito: https://www.oxfamitalia.org/wp-content/uploads/2017/01/Rapporto-Uneconomia-per-il-99percento_gennaio-2017.pdf

 

Immagine in evidenza: DAMANHUR | Flickr | CCLicense