Legacoop: progettare la cooperazione sociale di domani

GORIZIA – I rapporti non sempre facili tra Amministrazione pubblica e Cooperazione sociale, le difficoltà di dialogo se non le diverse visioni o interpretazioni normative tra gli assessorati regionali in tema di Cooperazione sociale, la nuova legislazione sull’impresa sociale ed il terzo settore e le nuove regole per gli appalti, che continuano ad essere al massimo ribasso e – come ha recentemente sottolineato papa Francesco – finiscono per tradire la loro stessa missione sociale al servizio della comunità, la questione degli operatori senza titolo che in Friuli Venezia Giulia sono migliaia a causa dei ritardi pluridecennali della Regione.

Questi ed altri i temi che hanno fatto da cornice ieri al 4^ Congresso regionale di Legacoopsociali Fvg svoltosi a Gorizia nella sede di Magazìn, spazio di coworking della Cooperativa sociale Arcobaleno. Presenti, tra gli altri, la vicepresidente nazionale di Legacoop Orietta Antonini, il vicepresidente della Regione Fvg Sergio Bolzonello, il presidente della Commissione attività produttive del Consiglio Regionale Alessio Gratton ed i consiglieri regionali Diego Moretti ed Andrea Ussai, oltre al presidente di Legacoop Fvg Enzo Gasparutti.

La Cooperazione sociale è nata e si è sviluppata per offrire servizi a sostegno e vantaggio del territorio, ma troppo spesso si scontra, nei rapporti con le pubbliche amministrazioni, con normative che non facilitano la cooperazione con gli enti locali. “In questi anni abbiamo fatto un grossissimo lavoro per evidenziare le lacune e mancanze del settore pubblico – ha affermato Gian Luigi Bettoli, presidente di Legacoopsociali Fvg -. Tanti gli aspetti positivi ma anche grossi limiti.

Nei rapporti con l’Amministrazione regionale sono stati diversi i provvedimenti di sostegno economico a favore della Cooperazione sociale, più che positiva la riorganizzazione degli uffici con la recente istituzione, grazie all’intervento dell’assessore regionale alla Cooperazione Sergio Bolzonello, di uno specifico Servizio regionale per la Cooperazione sociale presso la direzione centrale attività produttive”. “Ma in Regione – ha proseguito Bettoli – predomina un’organizzazione che rallenta, se non impedisce, i processi per cui sarebbe ingiustificabile che questa legislatura si concludesse senza una serie di atti che mettano nero su bianco ciò che tutti i singoli assessorati hanno nella loro competenza per la Cooperazione sociale, si veda ad esempio tutta la partita legata alla formazione degli operatori senza titolo. Siamo l’unica regione d’Italia che ha un gap di questo tipo legato alla formazione degli operatori sociali, dal momento che per 20 anni la Regione è stata ferma in questo senso”.
Nel corso del suo intervento di saluto, Silvana Romano – assessora al Welfare del Comune di Gorizia – ha ben sintetizzato una delle sfide da superare nei prossimi anni, ovvero il tema dei rapporti tra amministrazione pubblica e Cooperazione sociale, troppo spesso difficoltosi a causa di una normativa che non ne facilità la collaborazione. “Mi trovo ogni giorno a contatto con le difficoltà degli enti locali a collaborare con le Cooperative a causa delle norme di legge, mi auguro si possano superare tali difficoltà e lavorare assieme”. Sulla stessa linea la vicepresidente nazionale di Legacoop, Orietta Antonini, che ha sottolineato che “la Cooperazione sociale non cerca una normazione che la privilegi rispetto ad altre forme d’impresa.
Svolgiamo servizi pubblici e abbiamo bisogno di continuare a lavorare con le pubbliche amministrazioni: ma 24 contenziosi all’anno fatti alle PA del Friuli Venezia Giulia – per procedure di gara che non rispettano le normative di legge – sono un dato importante, sul quale non possiamo non riflettere. Per altro, lo stesso documento congressuale nazionale di Legacoopsociali (il Congresso nazionale è previsto a Roma il 15 e 16 novembre, ndr) evidenzia la necessità di ampliare il nostro campo di intervento, perché abbiamo ancora molto da sperimentare anche dentro la cooperazione stessa”. Della necessità di una “maggiore integrazione tra i servizi anche in termini interassessorili” ha parlato Alessio Gratton, presidente della 2^ Commissione del Consiglio regionale, che ha posto l’accento sul bisogno di “integrare le diverse visioni degli assessorati regionali per avere una interlocuzione seria. Occorre ricostruire la fiducia non solo tra il movimento cooperativo e le istituzioni, ma anche tra cittadinanza e parte politica”.
“In Friuli Venezia Giulia, la Cooperazione sociale nasce 45 anni fa – ha ricordato Bettoli – grazie al movimento di deistituzionalizzazione psichiatrica legato a Franco Basaglia, anche se come Legacoopsociali Fvg nasce formalmente 12 anni fa; con questo congresso diventeremo una Federazione nazionale delle cooperative ed imprese sociali. In questi 12 anni, Legacoopsociali Fvg si è costruita sulle basi delle Cooperative sociali esistenti, partendo da quadri che sono stati e sono cooperatori sociali, in una forte osmosi con il territorio. In questi decenni, la Cooperazione sociale ha dimostrato di saper dare risposte puntuali e concrete, fornendo occasioni di riscatto alle persone, anche svantaggiate, e anche in termini di inserimento lavorativo”.
Quello degli appalti al massimo ribasso è un tema cruciale da anni per la Cooperazione sociale. Se n’è accorto anche papa Francesco che, nei giorni scorsi, è intervenuto evidenziando l’inefficienza delle amministrazioni locali quando indicono appalti con il criterio del massimo ribasso e, credendo di ottenere risparmi ed efficienza, finiscono per tradire la loro stessa missione sociale al servizio della comunità. Su questo tema è intervenuta la vicepresidente di Legacoopsociali Fvg, Michela Vogrig, secondo la quale “l’introduzione della legge quadro sugli appalti ha cercato di configurare le diverse spinte del terzo settore, mettendo al centro l’impresa sociale come soggetto sul quale si snodano e sviluppano tutta una serie di azioni”. Vogrig ha evidenziato luci e ombre del corpus normativo, sottolineando che “i nuovi obblighi, come ad esempio quello della trasparenza e rendicontazione per tutti i soggetti anche di diversa natura che collaborano con le pubbliche amministrazioni, implicano il bisogno di rinnovare la prospettiva rispetto alle politiche associative. Serve un processo di ridefinizione, una nuova fase rigenerativa che può portare all’avvio di nuove attività.
Per questo abbiamo proposto sperimentazioni guidate che misurino l’impatto delle azioni della Cooperazione sociale sul territorio”. Ancora rispetto al tema degli appalti, “vi sono diversi aspetti di miglioramento su cui puntare. Siamo parzialmente soddisfatti – ha proseguito Vogrig – perché, se da un lato c’è stato un lavoro finalizzato a processi premianti con affidamenti riservati alla Cooperazione sociale, dall’altro manca ancora un pezzo perché non bastano le leggi, non bastano i decreti, ma servono azioni mirate per creare le condizioni e concretizzare l’attenzione alla Cooperazione sociale.
Noi siamo Cooperative sociali anche di inserimento lavorativo, non vogliamo avere vantaggi rispetto ad altre imprese, ma riteniamo che realtà di questo tipo vadano considerate in maniera diversa proprio per mettere al centro la nostra funzione sociale”. Sulla stessa linea anche Luca Fontana, presidente di Federsolidarietà Fvg, il quale ha ribadito che “non chiediamo di fare percorsi esclusivi, ma di costruire una comunità insieme all’ente pubblico”.
Il presidente di Legacoop Fvg, Enzo Gasparutti, ha posto l’accento sul tema dell’intergenerazionalità, un vero e proprio valore aggiunto. “L’intergenerazionalità è la forza del movimento cooperativo, un testimone che dia alle generazioni future la forza di continuare questo percorso. Se in passato questo elemento aveva diviso la Cooperazione sociale da quella non sociale, oggi non può essere che elemento di unione”. “Il concetto di intergenerazionalità è molto legato anche in solido a ciò che è successo in questa regione negli ultimi anni – ha sottolineato Orietta Antonini -, non solo con alcune Cooperative di consumo, ma anche con il caso recente di una grossa Cooperativa di servizi che recentemente si è trasformata in Spa. Ciò chiama in causa la Lega delle Cooperative, dal momento che il parere dei soci è vincolante nella trasformazione di una società cooperativa”.
Il vicepresidente della Regione Friuli Venezia Giulia, Sergio Bolzonello, ha esordito evidenziando che “il tema vero è quello del cambio di paradigma che c’è in questo momento nel modello sociale, un cambio di paradigma importante. La Regione è attenta alle richieste del settore della Cooperazione sociale e consapevole che è necessario un cambiamento dei modelli di gestione, per conciliare le esigenze economiche con la capacità di stare vicino agli ultimi e contrastare le diseguaglianze”.
Un’attenzione dimostrata, come aveva in precedenza ricordato anche Bettoli, con l’istituzione di uno specifico Servizio regionale dedicato alla Cooperazione sociale “che è stato un primo fondamentale passaggio ma che ora va strutturato in maniera tale sia da avere credibilità all’interno dell’Amministrazione regionale, sia da essere riconosciuto dalla Cooperazione stessa, dal momento che da qualcuno nell’associazionismo cooperativo il servizio era stato visto come una sottrazione di potere”. Intanto, già nelle prossime settimane – ha annunciato Bolzonello -, “apriremo un tavolo di confronto su tutte le richieste che Legacoopsociali ha posto all’amministrazione regionale in merito a quattro specifici provvedimenti di settore”, che riguarderanno anzitutto un orientamento regionale sugli affidamenti alla Cooperazione sociale, ai sensi della normativa vigente, che determini nel 10% del monte appalti totale, la percentuale di riferimento di appalti che la pubblica amministrazione deve destinare al settore per l’occupazione di persone svantaggiate. E poi una “clausola di garanzia” per gli operatori sociali “privi di titoli” che li tuteli nei cambi di appalto.
Quello del “chiarimento della normativa regionale sul trasporto sanitario è il tema più delicato, sul quale la visione tra il mio assessorato e quello alla salute è molto diversa. L’impegno che posso prendermi è di convocare un tavolo vero per un approfondimento più strutturato”. Infine, una direttiva regionale relativa all’aiuto alla autosomministrazione dei farmaci agli utenti, da parte del personale sociale ed educativo.
 Le conclusioni dei lavori sono state tratte da Orietta Antonini. La vicepresidente nazionale di Legacoop ha posto l’accento sul “ruolo del territorio in termini di vigilanza”, a fronte del passaggio da associazione delle Cooperative sociali ad associazione anche delle imprese sociali. “Un passaggio obbligato rivolto al pluralismo ma anche molto complicato, dal momento che l’allargamento della platea di soggetti pone un problema di vigilanza molto più stringente.
Peraltro, il decreto sull’impresa sociale darà la possibilità di attrarre capitali privati, con il rischio di aumentare le diseguaglianze sociali non favorendo la perequazione tra i territori. Davanti a noi si affacciano sicuramente nuove opportunità, ma dobbiamo interrogarci su come poter rendere sostenibile nel tempo quello che facciamo e come progettare la Cooperazione sociale di domani”.
Nel corso del Congresso, che ha riunito 47 tra Cooperative sociali e Consorzi aderenti a Legacoop con un valore della produzione di 150 milioni di euro per oltre 5300 addetti, si è provveduto alla rielezione del Comitato direttivo regionale, composto da 23 componenti, in quasi perfetto equilibro tra i generi.