Il lavoro in Salute Mentale: I Gruppi di Auto Mutuo Aiuto

Il dolore non è altro che la sorpresa di non conoscerci.

Alda Merini

Abbiamo intervistato la dottoressa Elisabetta Sarco presidente dell’Associazione Riconoscere: l’associazione nasce nel Marzo 2014 a Roma per dare sostegno alla comunità promuovendo la Salute Mentale, attraverso la progettualità di “recovery” a chi è in stato di abbandono e l’inserimento nei gruppi di Auto Mutuo Aiuto per chi ha bisogno di sostegno sociale e relazionale

“Riconoscere” la propria sofferenza e “Riconoscere” se’ stessi nell’Altro. La sede legale è a Nepi nella provincia di Viterbo, ma l’operatività si svolge a Roma nelle zone nord (Cassia, Trionfale, Aurelia, Boccea) e a sud (San Giovanni e Garbatella). La forma giuridica è di una Onlus di Volontariato, nella quale operano un gruppo di volontari fortemente motivati e formati a dare sostegno a chi ne ha bisogno. 

L’intervista si è svolta all’interno della Casa della Salute in zona Prati-Trionfale: la Casa della Salute è uno spazio dell’ASL, punto di riferimento nato e concepito per concentrare in un’unica sede territoriale i diversi servizi socio-sanitari rivolti a patologie croniche e/o disagi complessi legati allo stato di salute delle persone.

L’obiettivo è fornire un punto unico di accesso alle diverse prestazioni erogate dai diversi servizi, motivo per il quale la Casa della Salute è in rete con tutte le strutture del sistema sanitario.

La dott.ssa Sarco ci ha ospitati presso il SAV (Sportello delle associazioni di volontariato) che collabora con il PUA (Punto unico d’accesso) per fornire risposte integrate ai bisogni dei cittadini.

L’associazione Riconoscere raccoglie le persone che vivono diverse tipologie di disagio attraverso l’implementazione di uno sportello d’ascolto in cui viene accolta la domanda al fine di sviluppare possibili percorsi e attività di cura e sostegno.

L’associazione è composta da 25 volontari professionisti della relazione di aiuto; “il lavoro più grosso che ognuno dei volontari svolge è quello di svestirsi dal ruolo di psicologo, psichiatra, operatore, educatore” utilizzando al contempo le conoscenze e gli strumenti appresi durante la formazione e la pratica professionale.

Nell’intervista si è voluto definire e approfondire il lavoro portato avanti attraverso i gruppi di auto mutuo aiuto, gruppi creati per condividere e affrontare problematiche simili. I gruppi di auto-mutuo-aiuto sono un intervento integrato alle cure cliniche per persone che soffrono di un disagio mentale, gruppi dove si possono condividere i propri problemi e le proprie difficoltà. I gruppi si riuniscono mediamente una volta a settimana o una volta ogni due settimane e gli incontri durano circa un’ora e mezza.

I gruppi presenti nell’associazione non sono costruiti ‘sulla patologia’ ma sulla condizione che si vive: ad esempio il gruppo che si occupa della condizione d’ansia è rivolto a persone che non necessariamente hanno la medesima diagnosi. L’obiettivo è supportare la persona nella sua quotidianità aiutandolo a convivere e combattere con questo tipo di sintomatologia attraverso un lavoro basato sulla narrazione e la creazione di reti di sostegno informale (e formale). Nel gruppo è presente un facilitatore – un vero e proprio tessitore di reti – che attraverso le storie che le persone raccontano cerca di cogliere le connessioni tra i vari partecipanti. Il facilitatore si relaziona alla pari e a sua volta si racconta come si raccontano i partecipanti. Stando nel gruppo si scopre come molti problemi portati dai partecipanti siano in realtà condivisi anche dal facilitatore, o in generale dal personale curante, che vive problematiche comuni a quelle dei partecipanti stessi. Questo ha un effetto immediato in chi accede al servizio in quanto porta alla consapevolezza che “la sofferenza non esclude nessuno”: al di là del ruolo e della formazione molto spesso i vissuti e le esperienze sono simili. Immediatamente, questa consapevolezza fa sentire meno soli in quanto ci si può riconoscere nell’altro, altro che comunque, nonostante la decostruzione del ruolo e il mettersi alla pari, viene percepito come colui che è “sano”.

I gruppi di auto-mutuo-aiuto sono strumenti per uscire dalla solitudine e dall’isolamento, per potersi conoscere e riconoscere.

La peculiarità e l’elemento fondate di questi gruppi è il rapporto alla pari che si crea fra tutti i componenti, anche in relazione al facilitatore che ha il compito esclusivamente di agevolare la comunicazione assicurandosi che tutti i partecipanti trovino lo spazio per narrarsi e condividere. Il facilitatore non è deputato a svolgere nessun tipo di interpretazione o di restituzione: in questa sede non assolve al ruolo di psicoterapeuta.

Uscire dalla solitudine è proprio uno degli obiettivi cardine dei gruppi di auto-mutuo-aiuto. Non è scontato che il gruppo riesca in questa sua funzione perché le relazioni sono influenzate da affinità, simpatie ed è proprio in questa dinamica che entra in gioco il facilitatore: per promuovere una socialità che riesca ad andare oltre il gruppo e sia in grado di entrare nella vita quotidiana agevolando la creazione di relazioni e la costruzione di reti sociali.

L’associazione Riconoscere ha attivi diversi gruppi di auto-mutuo-aiuto: come si accennava sopra uno che coinvolge persone con sintomi ansiosi, depressivi o di panico (zona Ionio). Proprio in questi giorni in zona Boccea si sta avviando un gruppo che tratta l’aspetto abbandonico in relazione a separazioni, divorzi e/o fuoriuscita dal nucleo famigliare di figli ormai grandi.

Un altro gruppo è “Ricomincio da me” che coinvolge coloro che hanno vissuto un ricovero momentaneo presso una clinica psichiatrica, questo gruppo vuole aiutare i partecipanti a riprogettare la propria vita.

L’ultimo gruppo presente sul territorio è quello per gli uditori di voci: le persone che partecipano a questo gruppo sentono le voci e non si presentano con una patologia psichiatrica ma con un problema specifico con cui fare i conti. In questo gruppo la modalità di intervento si rifanno alle linee guida dell’Inter voice (www.intervoiceonline.org): movimento internazionale che punta ad abolire lo stigma, innalzare l’empowerment della persona e trovare strategie di gestione funzionali del sintomo. La peculiarità di questo gruppo è quella di intervenire sulla malattia mentre questa è in corso e non nel momento in cui è in fase di remissione, per far sì che non si resti immobili per anni ma che si lavori insieme fin da subito. Anche se si sentono le voci si può condurre una vita soddisfacente e nel tempo, attraverso questi interventi, si può tornare ad essere funzionali per se stressi. L’obiettivo dell’associazione in relazione a questo gruppo di uditori di voci sarebbe quello di riuscire ad aprire gruppi esterni al servizio stesso: questo perché allo sportello giungono molte persone insoddisfatte o frustrate dal servizio fornito dalla ASL che viene descritto come medicalizzante e non accogliente. Avere un gruppo esterno ai servizi formali permetterebbe ad un maggior numero di persone di accedervi rivolgendosi soprattutto a quella fetta di popolazione che non giunge e non arriverà mai al servizio formale. Questo non significa tagliare i ponti con l’ASL, ma al contrario, permette di creare una connessione fra la persona e la rete dei servizi pubblici. E’ una fondamentale attività di prevenzione dal momento che il rischio per queste persone.

Un ulteriore attività che Riconoscere porta avanti è Movie Mind: una rassegna cinematografica sulla salute mentale, un modo per lottare contro lo stigma e diffondere una cultura della differenza e del rispetto. Dopo la proiezione del film si crea un momento di dibattito organizzato come un gruppo di auto-mutuo-aiuto: le persone si dispongono in cerchio per creare una dinamica in cui potersi confrontare alla pari sui temi suscitati dal film stesso.

Il prossimo incontro del cineforum si terrà il 10 dicembre alle ore 17 presso l’ARCI arcobaleno di via Pullino 1.

Gli altri appuntamento si possono trovare qui http://www.arciarcobaleno.it/riconoscere.jpg.

Il sito di Riconoscere: www.riconoscere.it

 

Articolo di Marta Cotta Ramosino

Intervista audio: Edgardo Reali