“La rivoluzione nella pancia di un cavallo”, spettacolo liberamente ispirato alla storia di Franco Basaglia

Uno spettacolo liberamente ispirato al lavoro di Franco Basaglia, in occasione del quarantesimo anniversario dell’approvazione della Legge 180/78. Basaglia, lo psichiatra rivoluzionario, ha saputo restituire dignità agli emarginati e agli esclusi dalla società, i “matti”. Con lui la malattia mentale diviene per la prima volta, formalmente e istituzionalmente, un problema da valutare in un’ottica fenomenologica, svengono messe finalmente in discussione le certezze su cui si fondava la scienza psichiatrica fino ad allora.

Lo spettacolo affronta la riflessione sul confine tra certezza e dubbio, follia e normalità, sulle contraddizioni esistenziali, sul conflitto tra bisogni autentici e bisogni indotti che caratterizzano l’esistenza umana. La rappresentazione è giocata tra reale e immaginario e accompagna lo spettatore dentro una dimensione frammentata, scissa, quasi estraniante, per evidenziare la lotta costante tra le diverse componenti del Sè. Una sola attrice interpreta più ruoli. Il copione evidenzia il passaggio tra i diversi stati dell’Io attraverso la rappresentazione di più personaggi e insiste sulla ricerca della radice polivalente della follia.

Una donna, la protagonista, esprime un vero e proprio paradosso, decide razionalmente di diventare pazza e per realizzare il suo scopo affronta un viaggio alla ricerca di un Dottore empatico che la aiuti a comprendere il suo progetto.

Sceglierà Franco Basaglia, l’unico (simbolicamente) in grado di comprendere e accettare l’idea che la follia è insita in ogni essere umano e rappresenta l’essenza stessa della creatività; il viaggio di questa donna è il bisogno disperato della conoscenza di Sè per diventare ciò che è. Anita, questo è il nome della protagonista, si contrappone al sistema di regole che l’uomo struttura al solo scopo di convivere con la minore conflittualità possibile in quanto le regole sono l’espressione più pura della razionalità.

La protagonista soffre queste regole, sente che contrastano con la sua identità “riccia e ribelle”, e arriva a rifiutarle quando queste governano le relazioni intime, manipolandole in funzione di una visione collettiva dell’amore piuttosto che soggettiva e soggettivante; non accetta l’idea di amore che esclude la coscienza della funzione primaria, egoistica e narcisistica; Anita ha bisogno della solitudine perché riconosce in questa condizione esistenziale il luogo ideale per esprimere il proprio potenziale creativo e generativo, ed è dentro questa solitudine, questo vuoto creativo, che lei cerca l’amore, in se stessa e di se stessa, prima ancora che nell’altro e dell’altro. Lei vuole amarsi anche quando non c’è nessuno che lo fa per suo conto.

La musica costituisce parte integrante dello spettacolo e svolge un ruolo transazionale, mette in comunicazione i diversi stati dell’Io fungendo da ponte. Entra ed esce evidenziando le differenti atmosfere create dai personaggi.

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