Il ritratto di Churchill e l’altra faccia della battaglia di Dunkerque

A distanza di pochi mesi da Dunkirk (Christopher Nolan) distribuito l’estate scorsa sia negli Stati Uniti (luglio 2017) sia in Italia (agosto 2017), da gennaio 2018 arriva nelle sale italiane L’ora più buia, ultimo film diretto dal londinese Joe Wright. 

 

Perché accostare queste due pellicole? Due registi inglesi che raccontano lo stesso evento storico ma da due punti di vista complementari. È il 1940 e Adolf Hitler, nel suo delirio di onnipotenza, dopo l’invasione della Polonia prosegue il suo disegno di conquista dell’Europa invadendo la Francia e circondando l’esercito franco-britannico sulle spiagge di Boulogne, Calais e Dunkerque. 

 

Nolan con il suo Dunkirk è sceso nel campo di battaglia ed ha immerso lo spettatore in un intenso clima di guerra e ritirata, fra le esplosioni dei bombardamenti e il terrore dei soldati, clima reso perfettamente anche grazie al ruolo predominante delle musiche di Hans Zimmer e di un sonoro che non lascia mai la tensione e non concede spazio al silenzio. 

 

Joe Wright con L’ora più buia narra invece l’altra faccia della battaglia di Dunkirk, mostrando tutto ciò che ha portato a quella difficile decisione da parte dei politici e all’attuazione dell’operazione Dynamo, primo fra tutti l’appena eletto Primo ministro della Gran Bretagna: Winston Churchill. 

 

L’ora più buia è un ritratto grottesco, forte ed infine emotivo di Churchill (Gary Oldman), che ritrae un uomo sarcastico, scorbutico, che alza parecchio il gomito ma che possiede un carattere di ferro, un enorme intuito, una fermezza che mostra anche le fragilità di un essere umano che sente il peso di un’intera nazione sulle proprie spalle. Gary Oldman è perfetto nel ruolo del panciuto Primo ministro britannico, che dorme di pomeriggio e lavora di notte, per questo il Re è “costretto” a vederlo ogni lunedì a pranzo per discutere con lui di politica e delle sorti del Paese. La moglie Clementine, interpretata da una magnifica, quasi statuaria Kristin Scott Thomas, è l’ennesimo esempio cinematografico (si pensi a Jackie di Pablo Larrain) di come affianco ad un uomo importante ci sia sempre una donna dal carattere solido e di grande sensibilità e forza interiore. 

 

Esteticamente la pellicola di Joe Wright presenta dei veri e propri picchi di cinema d’autore: a partire dalle inquadrature all’interno della residenza reale che sembrano evocare dei veri e propri quadri di pittori romantici; si pensi poi alle lente panoramiche sui personaggi che mostrano i diversi punti di vista e la discordanza di opinioni; gli eleganti piani sequenza e i dolly che dominano dall’alto; poi il discorso radiofonico del Primo ministro, dove il rosso fuoco emesso dalla luce della lampadina accesa in concomitanza alla messa in onda pervade la sequenza di suggestivo simbolismo. 

 

Nonostante si senta, fin dall’inizio, Churchill ripetere di continuo la parola “vittoria” e poi “sopravvivenza” senza mai pronunciare la parola “pace”, L’ora più buia è un film estremamente umano e in quanto tale sa emozionare… ed anche estasiare. 

 

Già vincitore del Golden Globe al miglior attore in un film drammatico (Gary Oldman), L’ora più buia concorre agli Oscar 2018 con sei nomination, tra cui miglior film, miglior fotografia a Bruno Delbonnel e ancora miglior attore a Gary Oldman. 

 

Voto: 9