La partita della morte, ossia come smontare il film ‘Fuga per la vittoria’

Smontare la trama di “Fuga per la vittoria” per arrivare alla realtà storica è un lavoro infame ma qualcuno dovrà pur farlo. 

 

La “Partita della Morte” è probabilmente la più grande favola del calcio europeo ed è proprio per questo che anche per il più professionale dei giornalisti o degli storiografi è un peccato rovinare una bella storia con la verità. La storia dell’incontro ha infatti ispirato “Fuga per la vittoria”, un film del 1981 diretto da John Huston. Una pellicola che rimane negli annuari del cinema anche per la presenza di pezzi grossi come Sylvester Stallone, Michael Caine, Max Von Sydow e un insieme di stelle del calcio degli anni Sessanta e Settanta, da Osvaldo Ardiles a Bobby Moore a Pelé. Ma qual è la storia vera che si nasconde dietro i mitici fotogrammi?

Nell’estate del 1942 l’Ucraina è occupata dai nazisti ma il fronte è lontano e le azioni partigiane non abbondano. In Ucraina si disputano diverse partite non agonistiche che includevano il Ruch, composto da ucraini collaborazionisti, le formazioni dei battaglioni romeno e ungherese, l’RSG dell’esercito tedesco, l’MSG.Wal (seconda squadra ungherese) e il Flakelf, un’altra squadra tedesca, formata probabilmente da artiglieri e non da membri della Luftwaffe. Iosif Ivanovič Kordik, un ceco della Moravia nato nell’impero Austro-Ungarico per cui aveva combattuto nella Prima Guerra Mondiale, si era rifugiato a Kiev dove dirigeva il proprio panificio. Appassionatissimo di sport Kordik assume Nikolai Trusevich, portiere della Dinamo Kiev. Kordik voleva offrire attraverso il calcio uno sfogo che porti i suoi dipendenti ad essere più operosi, così invita Trusevich a radunare i suoi vecchi compagni per fondare la squadra del panificio. Il portiere trova alcuni ex compagni della Dinamo e alcuni colleghi della Lokomotyv Kiev che lavoreranno nel panificio di Kordik e diverranno la Start.

Nell’estate del ’42 partecipa alle partite anche la nascitura Start che le vince tutte agevolmente vantando nel proprio undici titolare undici professionisti. Il 6 agosto la squadra supera 5-1 il Flakelf, la miglior formazione militare tedesca, e le autorità naziste pretendono una rivincita immediata, da disputare solo tre giorni più tardi. Kordik protesta poiché la sua squadra disputa tutte le gare dopo i turni di lavoro, ma i tedeschi restano irremovibili e concedono alla Start tre collaborazionisti sotto il proprio comando (Tkachenko,Timofeyev e Gundarev) e a loro volta cambiano alcuni giocatori della squadra. Tre giorni dopo si disputa la rivincita allo stadio Zenit in un’atmosfera assolutamente rilassata, nulla a che vedere con la falsa epica a cui più o meno inconsciamente si fa riferimento quando si parla di questa partita. C’è stato un “Heil” ma nessun fucile alla schiena. Nonostante la stanchezza la Start vince ancora per 5-3 e a fine partite i giocatori scattarono una foto tutti insieme sul prato.

Esistono diversi documenti che smentiscono la versione romanzata. Vladlen Putistin, figlio del giocatore della Start Mykhaylo Putistin e raccattapalle nel famoso match (aveva 8 anni all’epoca), nel 2002 ha affermato: “Nessuno andò nello spogliatoio per minacciarli prima dell’incontro o nell’intervallo. Mio padre e tutti gli altri tornarono a casa per celebrare la vittoria”. Dieci anni prima di questa dichiarazione era stato uno dei protagonisti dell’incontro, il solito Goncharenko, a smentire se stesso e la propaganda sovietica attraverso un’intervista a Radio Kiev, nella quale rivelava che nessuno aveva minacciato di morte lui e i compagni in caso di vittoria. Diversi giornalisti e storici ucraini hanno affermato che la Partita della Morte nella sua accezione pseudo-leggendaria non si è mai tenuta.

Volodymyr Hynda ha poi verificato come durante l’occupazione nazista sono stati giocati moltissimi incontri in tutta l’Ucraina tra squadre del posto e formazioni militari tedesche, match in cui spesso quest’ultime escono con le ossa rotte: secondo Hynda, che è riuscito a documentare i risultati di 111 partite, le squadre ucraine ne hanno vinte 60, pareggiandone 15 e perdendone 36. Con questo storico complicato per le formazioni tedesche non c’è da stupirsi nell’affermare che nessun giocatore della Start è stato ucciso il giorno successivo. Dopo la partita contro il Flakelf infatti la Start ne disputa un’altra contro il Ruch in cui si impone per 8-0. Due giorni dopo questa partita sei giocatori della Start vengono effettivamente arrestati dalla Gestapo, seguiti da altri due due giorni dopo.

Mario Alberto Curletto, docente universitario, grande appassionato di calcio sovietico (e autore tra gli altri de I piedi del Soviet. Il futbol dalla Rivoluzione d’Ottobre alla morte di Stalin, nel quale dedica un capitolo proprio all’analisi critica della Partita della morte) deduce da una dichiarazione datata 1992 di Goncharenko che probabilmente si tratta di una “vendetta” da parte di un certo Svecov, proprietario del Ruch, che avrebbe mosso accuse molto gravi nei riguardi della Start di fronte alla Gestapo. I nazisti decidono di agire poiché, come tutti i tesserati sportivi sovietici, i giocatori della Dinamo Kiev facevano parte dell’esercito e c’erano dei ragionevoli dubbi che facessero parte del NKVD.

Altri storici ritengono che una volta tornati al loro lavoro nel panificio, i giocatori della Start lasciavano schegge di vetro nel pane da destinarsi ai nazisti o che una volta fermatisi a Stalingrado la sorveglianza dei tedeschi era molto più stretta. Qualunque sia stato il motivo dell’arresto, è fondamentale rilevare come le vittime dei tedeschi sono quattro, quando molti articoli parlano di sterminio dell’intera squadra. Nikolaj Korotkich fu l’unico degli accusati a essere identificato come militare in servizio attivo: muore dopo alcuni giorni di tortura da parte della Gestapo, ma tuttora non è chiaro se fosse realmente in servizio nell’NKVD.

Le altre tre vittime (Trusevich, Klimenko e Kuzmenko) sono state uccise il 24 febbraio del 1943, ovvero sei mesi dopo la partita tra Start e Flakelf, insieme ad altri prigionieri del campo di concentramento di Syrets; non si conosce il motivo dell’esecuzione (una ribellione, un tentativo di fuga e il rifiuto di impiccare alcuni compagni sono quelli più probabili per gli storici), ma di certo il motivo scatenante non è la sconfitta del Flakelf, anche perché nel gruppo dei fucilati figurano persone che non hanno alcuna correlazione con la Start. Per quanto riguarda gli altri giocatori arrestati, Balakin viene rilasciato mentre gli altri vengono portati a Syrets e assegnati a vari gruppi di lavoro (Putistin, Tyutchev e Komarov agli elettricisti, Sviridovsky e Goncharenko ai calzolai); rimangono nel campo per più di un anno, fuggendo in tempi diversi prima della liberazione di Kiev nel novembre del 1943. Komarov non fugge ma lascia Kiev con le truppe tedesche (non si sa se volontariamente o meno), quindi emigra in Canada a guerra finita. Dei tre poliziotti ucraini che figurano nella lista dei giocatori della Start per la partita del 9 agosto, Tkachenko viene ucciso dopo aver aggredito un membro della Gestapo, mentre Timofeyev e Gundarev sono accusati di collaborazionismo e rinchiusi in un gulag per 5 e 10 anni rispettivamente.

Un’ulteriore prova dell’assoluta estraneità della cosiddetta Partita della morte con i tragici fatti successivi è stata data dalla giustizia tedesca: due inchieste condotte in Germania, una nel 1974 e una nel 2005, si sono infatti chiuse ribadendo l’assenza di connessioni tra l’incontro tra Start e Flakelf e le morti di alcuni dei giocatori ucraini. Il vero mistero è per quale motivo si continui a spacciare per vera una versione dei fatti smentita anche da un tribunale. E’ stata la propaganda russa a far trapelare il messaggio che durante la partita gli atleti della Start stavano rischiando la vita. Il primo a scrivere delle esecuzioni di alcuni ex giocatori ucraini è stato il corrispondente di guerra Evgenij Krieger senza citare però la partita tra Start e Flakelf.

La storia inizia a circolare ed esplode tra la fine degli anni ’50 e l’inizio dei ’60: articoli, romanzi e il film del 1964 Terzo Tempo rendono celeberrima la sfida calcistica tra ucraini e nazisti, ribattezzata con gran senso drammatico “la partita della morte” dallo scrittore Lev Kassil. Il governo sovietico decide dunque di cercare eventuali sopravvissuti della partita, fino a quel momento rimasti in silenzio (tranne Balakin, autore della prefazione per un libro intitolato L’ultimo duello) per evitare accuse di collaborazionismo. Nel 1965, individuati i reduci, il Soviet Supremo conferisce la “Medaglia per il coraggio” alla memoria dei quattro giocatori morti (dunque già allora si sapeva che la squadra non era stata sterminata completamente) e la “Medaglia per merito in battaglia” ai giocatori ancora in vita, ovvero Balakin, Goncharenko, Melnik, Sukharev e Sviridovsky.

In tutto ciò non deve stupire il silenzio complice di chi avrebbe potuto smentire senza difficoltà la versione adottata e diffusa in maniera ancor più capillare dalla propaganda sovietica. Con l’eccezione di Putistin, che rifiutò l’onorificenza per non avallare un falso storico, gli altri accettarono e confermarono. La paura di un’eventuale accusa di collaborazionismo con il regime nazista, che avrebbe potuto portare al processo e alla detenzione, consigliò ai reduci del match di assecondare le autorità sovietiche.

Solo dopo la caduta dell’URSS che la versione ufficiale inizia a sgretolarsi, anche grazie alle già ricordate dichiarazioni di Goncharenko del 1992.

Con la dovuta attenzione quando si tratta della Partita della Morte si riesce inverosimilmente ad estrapolare la realtà dalla fantasia piuttosto che il contrario ed è proprio perché per una volta le parti sono invertite che molti vogliono tenersi stretta questa storia attribuendole una dimensione favolistica che (purtroppo o per fortuna) non merita visto che si tratta pur sempre di guerra.

Spogliare questa partita della sua aura epica è complicato ma non è una tragedia; è una tragedia interpretarla e apprezzarla per quello che non è e farlo soprattutto con l’aggravante della pigrizia o della malizia dei vari giornalisti che negli anni si sono rivenduti la trama di “Fuga per la vittoria” solo per avere più seguito. La Partita della Morte per come è e non per come la vorremmo ha visto scontrarsi lealmente due squadre che avevano i propri legittimi motivi per non andare d’accordo. Forse è molto meno epico e molto più semplice, ma anche questa è un’assoluta rarità.

Emanuele Paparozzi

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