Tanti nodi da sciogliere per ritrovare il filo

Beatrice e Barbara si sentono inadeguate. Antonella e Gaia hanno incontrato la depressione. Davide, Laura, Pietro e Palmira devono fare i conti con l’ansia. Aurora, Gisella e Claudia soffrono di dipendenza affettiva. Lorenzo, Emma e Francesca affrontano le conseguenze del tradimento. Luciano e Adele fanno sesso virtuale in chat. Fabio e Beatrice vivono amori violenti. Ognuno di loro si trova in un labirinto di emozioni personale e cosmico: ad avere accesso al loro travagliato spazio interiore c’è Anna, la loro psicoterapeuta, che come una novella Arianna li guiderà verso l’uscita proteggendoli dal Minotauro, il “mostro” che rovina le loro fragili esistenze. Come? Aiutando ognuno di loro a sciogliere i nodi del passato e a ritrovare quel filo utile a proiettarsi in un futuro più luminoso. È anche a questo che servono le tante storie, raccontate dagli stessi protagonisti in Il filo di Anna (Intermedia Edizioni, 2016, pagg. 168, 15 euro), primo libro della psicoterapeuta di formazione gestalt-analitica Anna Merolle, che le ha raccolte ed arricchite di considerazioni basate sulla sua esperienza clinica. Il libro, che uscirà presto anche in e-book, è un testo scritto a tante mani con semplicità, chiarezza e un linguaggio privo di toni accademici, utile per comprendere come sia possibile “trasformare il disagio interiore in una voce amica”. 

Un percorso non sempre facile, perché “nessun tessuto può essere riparato senza mettere insieme trama e ordito”, senza un paziente lavoro duale o collettivo volto a scoprire le cause del disagio, far emergere le risorse individuali e a costruire quelle reti di supporto necessarie alla risoluzione dei problemi. Parlarne quindi è solo il primo passo per affrontare insidie che a volte sembrano insuperabili e soprattutto per sentire di non essere soli in questo delicato passaggio. Il Filo di Anna ci rammenta infatti che la sofferenza interiore, oltreché ad aspetti squisitamente personali, attiene alla storia dell’umanità. Come ci ricordano anche i tanti miti cari alla psicoanalisi e all’autrice stessa, che li utilizza per far comprendere meglio le dinamiche disfunzionali proprie e altrui.  

La stessa illustrazione di Danila Galante, che campeggia sulla copertina del libro, invita a non cadere nella trappola della solitudine. Guardando attraverso le finestre di un condominio possiamo, infatti, scorgere tante stanze, illuminate da luci di colori diversi, che simboleggiano i differenti stati d’animo di chi ci vive. La casa però è una soltanto, nella quale abitano tutti i protagonisti del libro e tanti altri ancora. “ Guerriere e guerrieri della nostra società”, li ha chiamati  nella prefazione la giornalista Anna Mazzone, che si scoprono “piccoli grandi eroi”, finalmente “capaci di sconfiggere il drago”. Anna Merolle li accompagna nella scoperta e nella trasformazione personale, insegna loro a tenere gli occhi aperti anche nel buio, per riuscire a scorgere quegli indizi, che come “le mollichine lasciate da Pollicino”, indicano la strada da percorrere per uscire dal labirinto. Che può essere a volte più spaventosa del labirinto stesso. Ma per ritornare a vedere la luce -sembra dirci in modo molto diretto anche questo libro- occorre non tanto annientare le proprie paure, magari seguendo scorciatoie esclusivamente farmacologiche, quanto piuttostoimparare a passarci attraverso”. Per riuscire, finalmente, a superarle. 

Paola Sarno