I dati del Rapporto sulla Salute Mentale in Italia e nel Lazio

Nel 2015 risultavano attivi in Italia 183 Dipartimenti di Salute Mentale (DSM), 1 ogni 277 mila abitanti. La rete dei servizi previsti dalla legge di riforma e dislocati sul territorio ammonta a 3.791 unità (Tab. 1). Sono i Centri di Salute Mentale (29,4%), che fungono da perno e regia della psichiatria di comunità. Essi interagiscono con le strutture residenziali (il 48,5%) distinte al loro interno per la diversa intensità assistenziale e con le strutture semiresidenziali (22,1%) rappresentate dai centri diurni e, in misura ridotta, dai day hospital.

Vi sono poi le strutture di degenza ospedaliera con 10.5 posti letto per 100 mila abitanti di cui il 76,1% pubblici, gli unici disponibili in 12 regioni su 21. Il numero di letti negli appositi reparti ospedalieri (SPDC) è per popolazione il più basso in Europa1 con una degenza media di 12.6 giorni, che risente degli oltre 8.700 ricoveri in trattamento sanitario obbligatorio (TSO), pari a 17.3 per 100 mila abitanti.

L’utenza complessivamente trattata dai servizi di salute mentale nell’anno 2015 è stata di 777.035 unità, e nel 47,6% era costituita da soggetti al loro primo contatto con essi. Le prestazioni erogate per utente sono state 13.5. Le persone conteggiate presso le strutture residenziali sono 29.733, mentre è di poco inferiore il numero di utenti registrati presso le strutture semiresidenziali (28.809) come rivela l’analogo tasso (Tab. 1). Il numero di letti residenziali oggi stimati (25.720 pari a 5.1/10.000) segnala un dato in crescita rispetto a quello rilevato da una precedente indagine2.

La dotazione complessiva di personale dipendente è pari a 29.260, con un rapporto di 58 operatori per 100 mila abitanti, scarsamente adeguata a sostenere la domanda che affluisce ai servizi (in media 1 operatore ogni 26 utenti nel 2015) e nettamente al di sotto dello standard di 1 operatore ogni 1.500 abitanti indicato nei due Progetti Obiettivo. Se si attuasse tale standard gli addetti dovrebbero essere in numero di 33.800. Alla loro carenza le ASL cercano di porre rimedio facendo ricorso alle Cooperative di servizio che coadiuvano per alcune funzioni i servizi di salute mentale.

Anche l’incidenza della spesa per la salute mentale delle ASL si mantiene al di sotto della soglia minima prevista del 5% della spesa sanitaria: è stata di 3,7 miliardi di euro (73.8 euro a residente) e rappresenta il 3,5% della spesa sanitaria complessiva, aliquota più bassa del 10% di quella che si registra in Paesi come Regno Unito, Francia e Germania e in buona parte destinata all’assistenza residenziale (oltre il 50%).

Nella regione Lazio nel 2015 i Dipartimenti di Salute Mentale sono 12 (1 ogni 410 mila abitanti), mentre la rete dei servizi, costituita dai Centri di Salute Mentale, dalle strutture semiresidenziali e residenziali, è di 256 unità. Di queste il 28,5% è costituito dai CSM, al di sotto dell’indice nazionale e lo sono ancor più le strutture residenziali e semiresidenziali. Notevole è anche il gap che si registra rispetto al Paese circa i posti letto di degenza ordinaria (7.3/100 mila ab. vs i 10.5) e per dotazione di personale dipendente (45/100 mila abitanti rispetto ai 57.7) per cui vi sono 2.213 operatori invece dei 3.281 “previsti” dal rapporto di 1 addetto ogni 1.500 residenti. La regione è al di sotto del valore di riferimento nazionale anche per quanto concerne l’incidenza % del costo dei servizi di salute mentale sulla spesa sanitaria complessiva (3,3%).

Nel 2015 gli utenti trattati dai servizi di Salute Mentale della regione sono stati 68.217, con un tasso pari a 1.386/100.000 ab. (a fronte di 1.594 registrato nel contesto nazionale) e i nuovi utenti (primo contatto) costituivano il 64% dei pazienti in carico nell’anno, proporzione ben superiore a quella registrata a livello nazionale a significare un buon accesso ai servizi e un maggior turn over dell’utenza. Il Lazio si distingue anche per una crescita significativa di incidenza di casi con “schizofrenia e altre psicosi funzionali”, ad attestare un orientamento maggiore a filtrare l’utenza privilegiando la presa in carico dei casi più gravi e complessi. Le prestazioni erogate sono state 721.962, ovvero 11.6 per utente, anche in questo caso inferiori in media al valore nazionale (13.5). Il Lazio rispetto ai dati nazionali presenta variazioni significative di segno meno rispetto a tutti gli indicatori sulla presenza di servizi e, in particolare, sui ricoveri nei reparti ospedalieri di Psichiatria (tassi di dimissioni, degenza media, numero TSO) con due eccezioni: le riammissioni in ospedale entro i 30 giorni (+13,1%) – a fronte di ricoveri mediamente più brevi – e la più cospicua presenza (+66,1%) e andamento dell’utenza nelle strutture residenziali. Questi ultimi dati rafforzano la valutazione della carenza dei servizi territoriali. Infine va sottolineata la lacuna peculiare dei servizi di salute mentale del Lazio, ovvero la dotazione di personale dipendente (-22,1% rispetto al dato nazionale, anch’esso deficitario) con un gap di oltre 1.000 unità rispetto al parametro introdotto con i due Progetti Obiettivo sulla salute mentale.

1 Ad esso corrisponde una tendenza verso lunghe permanenze in strutture residenziali (> 2 anni).

2 (a cura di) De Girolamo G., Picardi A., Micciolo R., Falloon I., Fioritti G., Morosini P., PROGRES Group (2002) Residential care in Italy. National survey of non-hospital facilities. Br J Psychiatry Sep; 181:220-5.

Renato Frisanco

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