Free Gazza: il successo ed il tracollo di Paul Gascoigne

Immagine di umbro umbro (CC License)

Immaturità imbarazzante, probabili disturbi psichiatrici e alcolismo. Però ha anche dei difetti

Foto di mirko corli
Newcastle United’s Paul Gascoigne.

Stando all’allora presidente del Newcastle Stan Seymour un quindicenne Paul Gascoigne era “un George Best senza cervello”. Fin da bambino Gazza è dotato di una sconfinata propensione naturale allo sport che lo porta a vincere diversi trofei giovanili nel basket e nel tennis prima di essere tesserato dal Newcastle, ma deve anche affrontare realtà complicate come la povertà e un padre che inizia a soffrire di crisi epilettiche quando lui ha appena dieci anni.

Poco dopo, lo stesso ragazzino sviluppa disturbi che lo portano ad entrare in terapia in seguito ad un episodio estremamente traumatico. Quando era bambino, il suo migliore amico si chiamava Keith. Gazza, Keith ed altri ragazzini erano soliti andare in un negozio, prendere in giro la proprietaria e provare a rubarle le caramelle.

Un giorno, quando aveva dieci anni, uscì con loro anche Steven, il fratellino di Keith, di due anni più piccolo. Gazza rassicurò la madre dei due, assumendosi la responsabilità di badare a Steven. Mentre bighellonavano nel solito negozio, Steven attraversò la strada adiacente, senza accorgersi che un’automobile stava passando proprio in quel momento. “Era il primo corpo morto che avessi mai visto e sentivo che fosse colpa mia. Avevo detto che avrei badato a lui, ma non lo feci”. Dopo quell’episodio, Gazza iniziò a soffrire di vari tic nervosi ed emettere strani suoni e urla. Inoltre sviluppò alcune ossessioni: “Dovevo toccare alcuni oggetti cinque volte, accendere e spegnere la luce cinque volte, o aprire e chiudere una porta cinque volte. Tutto doveva essere allineato con un certo angolo, dai piatti sul tavolo ai miei vestiti. Insistevo che la luce venisse tenuta accesa anche di notte… Anche oggi non riesco a dormire se la luce non è accesa”.

I problemi si affievolirono intorno ai quattordici anni, quando iniziò a giocare in squadre vere e proprie: «Non mi venivano tic o pensieri preoccupanti sulla morte quando giocavo a calcio». A quindici anni Paul Gascoigne vede nel calcio un angolo di pace e la possibilità di provvedere alla propria famiglia.

Dopo la trafila nelle giovanili, l’esordio con la maglia dei Magpies arriva nell’85. Oltre a più di cento presenze bagnate da venticinque goal, il nostro non può fare a meno di ritrovarsi nel momento più irriverente del calcio inglese del secolo scorso: in un noioso 0-0 contro il Wimbledon United il centrocampista Vinnie Jones, in marcatura asfissiante su Gascoigne, decide di rompere la monotonia strizzandogli le parti intime. Quest’ultimo a fine partita riceve da una fan un mazzo di rose rosse e ne fa recapitare una all’avversario negli spogliatoi (che ricambia mandandogli un manico di scopa).

Lo step successivo nella carriera di Gazza è il Tottenham che lo strappa al Manchester United di Sir Alex Ferguson, il quale ha asserito che “con me sarebbe stato Pallone d’oro”. Al primo incontro con l’allora manager degli Spurs Terry Venables si presenta con in braccio Teddy Ruxpin, un pupazzo di peluche che recita l’audio di una cassetta, regalo di compleanno di un suo procuratore. Per i ventun’anni.

Secondo il diretto interessato “Al nostro primo incontro ho lasciato che fosse Teddy a parlare. Non so se Terry credeva a quello che vedeva, ma gli ho dato un’idea di cosa stava comprando con i suoi soldi.

Questo è solo uno dei tanti aneddoti che rimarcano nella turbolenta mente del nostro un’esasperata voglia di non crescere. Oltre alle gag e gli scherzi sistematici ai danni dei compagni di squadra che hanno reso Gazza la simpatica figura che è, sono molte anche le volte in cui in un momento difficile Gascoigne non riesce a non piangere.

Uno di questi momenti arriverà durante il Mondiale del ’90, il periodo preferito da Gazza della propria carriera professionistica. Nella sua prima biografia ha ammesso: “Ho amato ogni secondo di quella competizione, inclusi gli allenamenti. Ogni giorno arrivavo per primo, me ne andavo per ultimo e giocavo in porta contro i ragazzini del posto. Volevo che durasse per sempre così non avrei dovuto affrontare la vita reale.”

IL MONDIALE

In nazionale era benvoluto da tutti. “Un giorno, in aeroporto, stavamo aspettando i nostri bagagli al nastro trasportatore, quand’ecco che lui venne fuori dal buco, cavalcando una valigia” ha ricordato il giornalista Rob Shepherd. Ma l’affetto dei suoi, oltre che con la simpatia, Gazza seppe guadagnarselo sul campo, guidando la selezione dei Tre Leoni al miglior risultato iridato dal 1966.

Fin dalla prima partita Gazza gioca senza risparmiarsi mai. Dopo due pareggi per 1-1 contro l’Irlanda del Nord e 0-0 contro l’Olanda, l’1-0 contro l’Egitto sancisce il passaggio dell’Inghilterra alla fase a eliminazione diretta. La nazionale inglese lascia la Sardegna (il girone eliminatorio è stato disputato interamente a Cagliari) per andare a Bologna, dove avrebbe giocato l’ottavo di finale contro il Belgio.

Gascoigne, che ha sempre avuto paura di volare, nel tragitto fa un salto nella cabina di pilotaggio, per distrarsi un po’. Riesce a convincere il pilota a farsi spiegare sommariamente come si guida un aereo, ma ad un certo punto, senza alcuna autorizzazione, decide di tirare una leva «solo per vedere quanto fossero reattivi i comandi», mandando per un istante il velivolo in picchiata.

Dopo essersi salvati la vita, gli inglesi superano 1-0 anche il Belgio, grazie a una gran girata di Platt su palla scodellata in area da Gazza al 119′. Nel quarto di finale col Camerun, Gascoigne commette il fallo del rigore dell’1-1, ma nei supplementari realizza l’assist per Lineker da cui nasce il penalty del definitivo 3-2.

L’avversaria della semifinale sarebbe stata la Germania Ovest. La sera prima della partita Gazza non riesce a dormire e alle dieci e trenta gioca a tennis nei campi dell’albergo per mezz’ora con due americani prima di essere scoperto dal c.t. Bobby Robson.

La sera successiva, al “Delle Alpi”, il solito Lineker pareggiò una fortunata punizione di Brehme. Poi arrivò l’ottavo minuto dei tempi supplementari. Dopo una delle sue serpentine Gazza si allunga leggermente troppo la palla e si avventa in tackle su Berthold che stava per recuperarla.

Volevo solo prendere la palla, ma è caduto di botto come se lo avessi colpito con una mazza rotolandosi.” Il fallo commesso induce l’arbitro ad ammonirlo. Gascoigne era diffidato, quindi quel giallo significa che anche in caso di passaggio del turno non avrebbe potuto disputare la finale. Realizzato ciò Gazza inizia a piangere copiosamente ed ha il morale così a terra che non vuole tirare il suo rigore. E’ in questo momento che Bobby Robson, una specie di secondo padre per Gascoigne, spende due parole per rincuorarlo.

LA “GAZZAMANIA” E LA FUGA

Sull’aereo di ritorno Gary Lineker avverte Gazza di stare attento e non ci vuole molto prima che il nostro capisca perché. In Inghilterra è scoppiata la Gazzamania.

La BBC lo presenta come l’uomo più popolare e più famoso d’Inghilterra, tutti lo vogliono come testimonial e sembra che lo abbia convocato addirittura la famiglia reale a Buckingham Palace (e chissà come sarebbe andata se avesse incontrato la Regina). Al contempo i tabloid gli rendono la vita a Londra impossibile talvolta inventando di sana pianta storie sulla sua vita privata.

E’ così che diventa ancora più intimo con l’alcool. “Era la via d’uscita più facile.” Il ’91 è il suo ultimo anno a Londra. I rivali di Londra Nord dell’Arsenal si apprestano a vincere l’(ex) First Division mentre il Tottenham si rende protagonista di una splendida cavalcata in F.A. Cup.

In semi-finale, dall’urna esce proprio il derby di Londra Nord in cui il match-winner è proprio il nostro con una splendida punizione di potenza da trenta metri. Il Tottenham strappa il pass per la finale ai cugini, finale che vince per 2-1 contro il Nottingham Forest di Brian Clough aggiudicandosi il trofeo. La sera prima della partita gli danno dei sedativi per farlo dormire, mentre il giorno della partita prima che le compagini scendano in campo scherza e chiede un bacio a Lady Diana. La principessa, imbarazzata, lo limita a un baciamano e Gascoigne rivela “quella è l’unica partita che ho giocato con un’ erezione.”

A fine stagione Gazza fugge dalla situazione divenuta insostenibile trasferendosi alla Lazio, dove si guadagna l’affetto di una delle curve più calorose del nostro calcio segnando alla prima occasione possibile ai rivali della Roma.

E’ stata probabilmente la più grande emozione della mia carriera fino a quel momento.”

Il resto dei suoi tre anni in biancoceleste non saranno tanto felici a causa dei numerosi infortuni che lo hanno lasciato a 46 presenze e 6 gol. Inoltre la sua vivace personalità non va d’accordo con una parte del pubblico e della stampa. Prima di una partita contro la Juve, mentre raggiungeva il suo posto in tribuna, rispose alla domanda di un giornalista con un rutto: una goliardata in puro stile-Gazza senza alcun sottotesto, che venne trasmessa in prima serata e generò titoloni sui giornali: se ne discusse persino in Parlamento, dove il ministro Giulio Maceratini presentò un’interrogazione al Ministero degli Esteri.

Dopo tre anni in biancoceleste Gascoigne viene cacciato dal presidente Cragnotti a causa di un apprezzamento sulle forme della figlia. Più appagante per il nostro il seguente triennio a Glasgow nelle fila dei Glasgow Rangers in cui Gazza trova il modo di farsi odiare dagli acerrimi rivali del Celtic Glasgow non solo per i gol nell’accesissimo Old Firm Derby.

Foto di TaylorHerring (CC License)

Appena arrivato a Glasgow, su pressione dei suoi nuovi tifosi (storicamente protestanti), festeggia una rete in amichevole contro la Steaua Bucarest fingendo di suonare un flauto. Ignorava che il gesto fosse fortemente provocatorio nei confronti dei cattolici irlandesi e quindi nei confronti del Celtic, poiché veniva usato per ricordare “The Sash”, una canzone popolare suonata durante le sanguinose parate orangiste in Irlanda del Nord. In un Old Firm di due anni e mezzo dopo, nel gennaio del 1998, Gascoigne parte dalla panchina. Quando inizia a scaldarsi, i tifosi del Celtic cominciano ad insultarlo senza pietà, stuzzicandolo sulla sua vita privata. «Mi fecero innervosire così tanto che ricambiai fingendo di nuovo di suonare il flauto. Pazzia? Fu un suicidio». Presto la sua cassetta della posta si riempie di minacce di morte da parte dell’IRA.

Terrorizzato, cerca ancora una volta rifugio nell’alcool.

IL TRACOLLO

Foto di Ross Hawkes (CC License)

Gascoigne ebbe un ruolo importante nella qualificazione dell’Inghilterra ai Mondiali del ’98 e, senza sorprese, il suo nome rientrava tra i 28 convocati dal c.t. Glenn Hoddle al pre-ritiro di La Manga.

Quando scopre di non essere tra i 22 che sarebbero partiti per la Francia, fa irruzione nell’ufficio dell’allenatore e inizia a distruggere tutto quello che vede, procurandosi anche un taglio a una gamba.

Hoddle prova a giustificarsi: “Gazza, il problema è che non sei a posto con la testa”. Da quel momento in poi la sua carriera subì un graduale declino: dopo Middlesbrough ed Everton, scese di categoria per giocare nel Burnley, prima di due brevi esperienze da allenatore-giocatore in Cina e al Boston United, in terza serie.

Nel frattempo, le sue gambe diventavano sempre più delicate e con esse la sua testa. Iniziò a cadere sempre più spesso in depressione, a bere e a sentirsi ancor più depresso: un circolo vizioso che sembrava non poter essere interrotto. Anche la sua vita privata non dava soddisfazioni. Nell’agosto del 1998, dopo poco più di due anni, il divorzio pose fine al suo matrimonio con Sheryl Failes, da cui aveva avuto un figlio.

Una storia tormentata, piena di momenti difficili, che culminarono in una testata rifilata da lui a lei. Dopo pochissimo, le foto dei lividi di quest’ultima apparvero sui giornali (anche in occasioni più recenti la donna ha utilizzato i media per peggiorare la reputazione dell’ex-marito, spesso, almeno secondo Gazza, raccontando falsità).

Una sera, durante il primo anno al “Boro”, pensò per la prima volta al suicidio: voleva buttarsi sotto un treno, ma l’ultimo convoglio della giornata era già passato. Poi provò la cocaina, ma scoprì presto che all’immediata sensazione di esaltazione seguiva subito uno stato di depressione ancora maggiore. Poi vennero i ricoveri in ospedali, psichiatrici e non. Altri tentativi di suicidio. Altri ricoveri. Nel dicembre 2015 è stato trovato privo di sensi e con una mano tagliata (forse da un bicchiere rotto) in un centro benessere.

Poco tempo fa è apparso sulla prima pagina del Sun col volto insanguinato: al termine di «una brutta settimana», si era fatto pescare all’ora di pranzo con una bottiglia di gin in mano, incapace di mantenersi in equilibrio. Negli eventi pubblici immediatamente precedenti era apparso in discreta forma. “Per la prima volta dopo mesi, mi sono alzato alle 6 del mattino. Mi sono sentito felice ed eccitato, pieno di energia e pronto a giocare una partita di calcio”.

ALCUNI ANEDDOTI:

  • Al primo giorno di allenamento con la Lazio ha consegnato alla squadra venti dizionari italiano-inglese.
  • La notte di Capodanno del 1993 la trascorse con la moglie in uno sfarzoso ristorante romano e ordinò un’aragosta puntando il dito contro la grande vasca che la conteneva. Il servizio del ristorante si stava rivelando un po’ lento, allora decise di tuffarsi dentro la vasca: “Avevo il mio miglior completo. L’acqua era gelida e molto salata. Mi ci volle un po’ per afferrare quella da cui ero attratto. Dopo averlo fatto, ho detto “Questo è lo stronzo che voglio”. Poi ho mangiato con il costume bagnato”.
  • Casiraghi non dimentica lo scherzone a Zoff: “Eravamo nel pullman della squadra e Gazza si era seduto immediatamente dietro all’allenatore. Non appena il pullman entrò in un tunnel, si spogliò e rimase seduto, nell’attesa che Zoff girasse la testa”
  • Ai tempi del Tottenham prese in prestito uno struzzo dallo zoo, gli fece indossare la sua maglia e lo portò all’allenamento. Gli ci vollero quattro ore per riacchiapparlo.
  • La sera prima di una partita all’Europeo del ’96 segnò un gol e festeggiò sdraiandosi a terra con i compagni di squadra che gli versavano in bocca l’acqua di una borraccia. La cosa è nata perché la sera prima in un pub i baristi facevano lo stesso servizio con i superalcolici. Nonostante la squadra fosse stata massacrata dalla stampa inglese dopo quella sera, il gruppo legò moltissimo.