Generando una nuova coscienza maschile

VIENNA - GENTLEMEN'S CLUB, 'Thursday Association' of the Archaeology Society in Vienna after J M Kupfer

Come quei vecchi circoli dell‘800-‘900, dove gli uomini si riunivano da soli senza la presenza femminile perché era proibito l’ingresso alle donne, l’odierno Gentelmen’s Club ripropone uno spazio -per nulla chiusi, bensì “protetto”- con l’obiettivo di discutersi e decostruirsi in chiave femminista. 

Lorenzo Gasparrini, fondatore del collettivo Gentelmen’s Club, racconta la loro storia e il loro percorso nella ricerca  

Come e quando è nato il vostro gruppo? 

Siamo nati circa tre anni fa. Prima di creare questo collettivo ho sperimentato diversi altri gruppo ma non mi piaceva il loro funzionamento, per questo ho deciso di costituirne uno nuovo. Non ci incontriamo con una cadenza fissa ma in maniera un po’ altalenante. Abbiamo deciso di riunire il collettivo in un luogo non neutro e nemmeno privato, come l’abitazione di qualcuno di noi, ci incontriamo alle Cagne Sciolte (https://cagnesciolte.noblogs.org/), uno spazio politicamente connotato, un luogo liberato. 

Siamo un gruppo transgenerazionale: partecipano persone di 17 anni ma anche di 60 anni ed è molto bello quello che succede quando si presentano cortocircuiti comunicativi tra varie generazioni, è interessante vedere una persona più grande che impara da quella più giovane riguardo alla costruzione della propria identità. 

La mia idea era quella di ripetere quella esperienza positiva che fu determinante per il femminismo che era il separatismo femminile: chiaramente non si può ripetere così in quanto le dinamiche dei gruppi femminili sono diverse, lo spazio che ci prendiamo non deve essere protetto da persone o discorso oppressivi ma deve essere uno spazio nel quale finalmente facciamo una cosa che al di fuori non si fa e non si fa perché sei stato educato in un modo per cui certe cose non le puoi fare, abbiamo creato un ambiente un po’ protetto dove poter fare certi discorsi.  

Di cosa parlate nei vostri incontri? 

Volevo un posto dove gli uomini potessero confrontarsi da soli, dove si discutesse della costruzione dell’identità maschile. Spesso si sente una pressione da parte della società e non si sa con chi discutere di questo, spesso non si possiede nemmeno un linguaggio che permetta di esprimere tutto questo. 

Ultimamente per esempio abbiamo discusso del caso Weinstein e ci si sono poste alcune questioni: un uomo quando ci prova con una donna è sempre molesto? Domanda che molti uomini si pongono e meno male che qualcuno domande di questo tipo ancora se le pone. Abbiamo anche discusso del linguaggio sessista che permea la nostra lingua: non si possono più usare le parolacce se no si rischia di offendere qualcuno? 

Quindi parliamo un po’ di tutto, di tutto ciò che ci colpisce e ne discutiamo collettivamente oppure altre volte qualcuno ha bisogno di parlare di eventi personali, allora ne parliamo.  

Circa un anno fa abbiamo deciso di aprirci non solo al genere maschile perché volevamo avere un confronto con tutti i generi, orientamenti e sessi; da quel momento hanno partecipato donne omosessuali, eterosessuali, queer, gender fluid. La presenza di così tante soggettività è un elemento di vanto per noi perché rende il dibattito estremamente interessante. 

Come mai avete deciso di aprire il vostro collettivo anche ad altri generi? 

Tempo fa una ragazza transgender ha chiesto di poter partecipare alle nostre discussioni in quanto sentiva in lei la presenza di parti maschili con cui si sentiva di dover fare i conti, voleva parlarne con altri uomini. Da questa esperienza ho capito che forse era il caso di aprire lo spazio anche ad altri. Dopo questa apertura sono arrivati al collettivo anche ragazzi transgender che hanno portato un importantissimo contributo in quanto nel loro volersi comportare da uomini, in linea con quello che sentono di essere, si trovano spesso ad agire comportamenti che non vorrebbero agire, comportamenti sessisti, prepotenti, maschilisti. Questi comportamenti vengono da loro percepiti come opprimenti, derivanti dalla loro precedente esperienza del maschile dall’esperienza stereotipata che la società ti fa fare dei due generi. Il contributo che hanno dato al collettivo è stato enorme. A volte può succedere che dibattiamo di un argomento estremamente delicato, per facilitare il dialogo rendiamo il gruppo non misto, accessibile solo agli uomini: un uomo di 50-60 anni è in grave imbarazzo a parlare della propria sessualità davanti a una donna per questo in alcune circostanze ci riuniamo da soli.   

In questi tre anni il gruppo ha scritto e elaborato alcune riflessioni? 

Abbiamo scritto una sorta di documento di dichiarazione iniziale come una dichiarazione di intenti su cui siamo tutti d’accordo che si trova sul nostro blog (gentlemensclublog.wordpress.com). Stiamo lavorando alla pubblicazione di qualche altra cosa ma è difficile è come se i tempi non fossero ancora maturi per una nostra presentazione pubblica. Abbiamo scritto un documento interno che si chiama Quella volta che sono violento, dove si parla di che ciò che ci fa arrabbiare, che ci fa diventare violenti. Viviamo in una cultura sessista dove il potere sui corpi, in particolare su quelli delle donne, risulta normale; tutto comincia dai giochi, dell’infanzia.  

Sulla violenza di genere pensiamo che è un problema culturale, deriva da modelli appresi sin dall’infanzia sui ruoli di genere, si imparano proprio nella relazione con l’altro che speso è mediata dagli stereotipi e dalle modalità relazionali imposte dalla società e dalla cultura. La consapevolezza di tutto questo arriva molto più tardi, per esempio quando hai una brutta esperienza oppure conosci donne femministe/attiviste che su questo tema ti offrono spunti di riflessione. L’assunzione di consapevolezza è un processo ancora del tutto casuale e la questione della violenza sulle donne non viene mai trattata come tale ma come un normale rapporto fra i generi. 

 

Foto: gentlemensclublog.wordpress.com