Valerie Solanas: una figura controversa

Marzo, il mese della primavera ma anche il mese delle donne, che in qualche modo c’entrano con la primavera perché la figura della donna è bella, solare e piena di luce. Anche se in realtà non bisogna ricordarsi della donna solo in questo mese bensì per tutti e dodici mesi l’anno. 

Per questa occasione vogliamo parlare e far conoscere una figura femminile molto particolare, dalle tante sfaccettature e contraddizioni, ma comunque molto interessante: Valerie Solanas. Si tratta di una scrittrice che nasce a Ventory City (New Jersey) nel 1936. Ha un’esistenza molto difficile e piena di complicazioni che condizionano la formazione del suo carattere e il suo modo di vedere la vita e le persone. 

La sua triste storia inizia, come lei stessa racconta, fin da piccola con abusi sessuali in famiglia subiti per tutta l’infanzia da parte del padre (aspetto decisivo nel suo modo di vedere la vita). All’età di 15 anni inizia a vivere per strada, scegliendo di provvedere a se stessa in piena autonomia e, con una forza di carattere incredibile, nonostante grandi difficoltà, riesce a concludere gli studi laureandosi in psicologia e lavorando anche per un anno all’università. Ma i suoi drammi non finiscono qui, nel 1953 diventa mamma di un bimbo ma pochi anni dopo, nel 66, per problemi economici cade nel vagabondaggio e nel giro di prostituzione, con la drammatica esperienza della privazione del figlio. Nonostante tutto questo, Valerie riesce comunque a lasciare, nell’arco della sua breve vita, un segno nel bene e nel male nei suoi scritti molto particolari e interessanti che non lasciano indifferenti e che, in qualche modo, fanno riflettere. 

La sua opera più famosa è sicuramente S.C.U.M. Manifesto (Society for Cutting Up Men, ovvero Società per l’eliminazione dei maschi, secondo il primo editore) oppure SCUM (feccia, secondo l’autrice) scritto nel 1967. Si tratta di un’opera molto piccola, pochi fogli, in cui l’autrice in maniera molto accesa, forte e feroce, attacca la società patriarcale con un linguaggio aggressivo e duro. Per lei l’uomo è una donna mancata, privo di capacità pensanti, di sensibilità, ribaltando al femminile tutti i cliché tipici dei maschi. L’uomo è un essere inferiore persino alla scimmia. Sebbene l’autrice abbia in seguito ridimensionato il contenuto del Manifesto, sottolineando le sue intenzioni provocatorie e ironiche al fine di ottenere un dibattito sugli argomenti proposti, non è difficile collegare la sua drammatica esperienza infantile a una forma di odio per il maschio. Tra altri scritti, diverse opere teatrali autobiografiche sul dramma del vagabondaggio e della prostituzione. 

Proprio nel mondo del teatro accade il fatto che, malgrado tanti aspetti più importanti e interessanti, la rende più famosa e conosciuta al mondo il tentativo di uccidere Andy Warhol. Si dice che la donna cominciasse a telefonargli in modo insistente perché voleva riavere un suo testo teatrale. Lui ne giustificò la mancanza affermando di averlo smarrito, lei in cambio gli chiese dei soldi che non arrivarono e Wharol, per chiudere, le propose un ruolo in una commedia, pensando di aver risolto il problema. Ma le cose non andarono così, nel 1968 lei piombò nel suo studio cominciando a sparare svariati colpi di pistola contro di lui, il suo compagno di allora e il suo manager. Nessuno morì ma furono feriti tutti e tre, qualcuno in maniera più grave come Andy Warhol. La Solanas fu arrestata e giustificò il gesto affermando che Warhol le volesse rubare il lavoro, assillandola esageratamente. Quello che colpisce di questa storia è che, nonostante avesse rischiato di essere ucciso, lui si rifiutò sempre di testimoniare contro di lei. La carriera artistica per lui, da quel momento, fu molto condizionata da questo incidente. La Solanas muore nel 1988 all’età di 52 anni. 

La Solanas, una donna veramente incredibile nel bene e nel male, una donna molto problematica e sicuramente scioccata dalle sue esperienze di gioventù, compone il Manifesto prima del risveglio della seconda ondata femminista degli anni Settanta, cui ha fornito un impulso decisivo nonostante, inizialmente, il movimento femminista ne prendesse le distanze. La sua opera rivela tutta la sua straordinaria attualità, con la sua vivacità polemica e provocatoria, sprezzante e appassionata, anticipa temi politici e sociali dibattuti ancora oggi, tra i quali l’uso della tecnologia riproduttiva, l’esclusione delle donne dalla cultura, dall’arte, dalla scienza e dalle risorse economiche, il lavoro domestico non retribuito delle donne, il sessismo psichiatrico e la critica radicale all’eterosessualità obbligatoria. Ha espresso, quindi una forma di femminismo estremo. 

Valerie Solanas un personaggio con una storia singolare, che ci insegna a essere caparbi contro le perizie e le avversità della vita, cercando di andare sempre avanti per la propria strada e perseguire i propri obiettivi ma che ci invita tutti a riflettere sul ruolo della donna nella società odierna. 

 

Foto: Sarah Stierch – Wikipedia