Nascita – Giulia Ventura – Pensieri in libertà

Una nuova alba,  un giorno nuovo.

In un giorno nuovo di una nuova alba, nuvole.

Nuvole nere venivano tramortite da spicchi di luce scalciante, con tutta la violenza rabbiosa di chi sta per nascere e chiede fottutamente di venire al mondo, urla al pianto di suonare, continuare a suonare la danza del risveglio ancora delirante per un tuffo nel vuoto riuscito male.

Il buio, il silenzio mi avvolgevano con così tanta cura…

Lingue di liquido amniotico leccavano il mio piccolo corpicino ancora prematuro alleviando le mie pene.

Giravolte liquide, immersioni insonorizzate, morbidezza materna.

La lentezza dei movimenti mi tranquillizza, mi rende sicura, orgogliosa, vincente, mentre ascolto il mondo attraverso uno strato di vita.

Poggio silenziosamente l’orecchio sulla vita, poggio la mano e ascolto.

Vengo scaraventata via da echi lontani di caos, di frenesia, di gioia, di risate, di dolore, di tragedie, di urla anestetizzate.

Posso chiedere di abbassare il volume?

Posso chiedere di tacere?

Posso chiedere di fluttuare eternamente sommersa nel silenzio?

Mi addormento dolcemente sospesa tra protezione e tranquillità.

Era una culla così dolce…

Sogno di me sott’acqua, regina indiscussa degli oceani, benefattrice del mondo marino.

Bolle ripiene d’ossigeno tornano in superficie, galleggiano per poi scoppiare diventando parte integrante del tutto.

Sdraiata sul fondo dell’abisso osservo lasciandomi immobilizzare da movimenti di pesci volanti, dalla corrente che modifica le acque, una Luce tiepida che filtra delicatamente la coperta marina.

Piano! Fa’ piano!

Lentamente!

No, fa male. No, è doloroso adesso.

Non dovresti scaldarmi di piacere?

è troppo potente, mi stai accecando.

No, mi stai uccidendo.

Non la senti la mia carne che brucia?

Sei troppo splendente, gli occhi si incendiano, bruciano di paura.

Posso chiedere di spegnere il sole?

Posso chiedere di bagnare la luce?

Posso chiedere di essere lasciata in pace nel mio silenzio oscuro?

Ho freddo, ho tremendamente paura, ho bisogno di aiuto.

Sento delle frustate improvvise, delle catene avvolgermi le caviglie.

Ormai è finita. Hanno vinto su di me.

I suoni, le voci, i colori amplificati da tanta caotica imperfezione mi logorano, mi annientano ancor prima di nascere, ancor prima di urlare in prima persona al fottutissimo mondo di fare silenzio.

Non riesco a pensarmi, non riesco a sopravvivermi, non riesco a guardarmi.

Una nuova alba, un giorno nuovo.

In un giorno nuovo di una nuova alba una creatura.

Una piccola creatura nasceva guardando fissa negli occhi l’insolenza del Dio mondo.

 

Nascita di Giulia Ventura

 

Dalla rubrica

La nuova rubrica di Giulia Ventura per 180 gradi.

“Pensieri in libertà”: uno spazio per ‘spacciare’ pensieri, riflessioni, emozioni in modo assolutamente legale.