ARF FESTIVAL 2018! Un breve Resoconto

Foto di Sara Di Carlo

Dal 25 al 27 maggio scorso si è svolta la quarta edizione di ARF! Festival all’Ex Mattatoio a Roma. Abbiamo già avuto qualche anticipazione sulla manifestazione la settimana scorsa (potete leggerle qui), ma una cosa è sentirsi dire ciò che accadrà, un’altra è vivere ciò che accade. Troppe volte abbiamo sentito in giro lamentele dal mondo del fumetto, operatori del settore storcere il muso anche davanti a manifestazioni “storiche” del mondo del fumetto. ARF rappresenta una sorta di “sintesi” dei desideri di molti addetti ai lavori. ARF rappresenta l’incontro dell’autore con il suo fan, e un “ripensamento” dell’esposizione e della presentazione del fumetto stesso.

È risaputo che la storia è il risultato dell’incontro tra lo storico e i documenti. Estendendo il senso, potremmo dire che la storia del fumetto è l’incontro del fruitore del fumetto (o dello storico del fumetto) con il fumetto stesso. Ma il fumetto non è solamente il pezzo di carta che ci ritroviamo in mano, anzi, quello è solo l’ultimo step di un percorso molto più lungo. Ad ARF è stato possibile (e lo sarà anche il prossimo anno) entrare in contatto con tutti gli step precedenti a quello finale, incontrando autori, editori, critici ed esperti del settore. Questo è quello che ARF offre, e non poteva essere altrimenti. Nata dall’idea di 5 persone quasi “deluse” da ciò che il panorama delle fiere a tema stava offrendo ultimamente, ARF ha semplicemente dato delle risposte a bisogni che troppe persone stavano richiedendo: riportare il fumetto al centro della scena.

Quest’anno ARF ha cominciato finalmente ad “ingrandirsi”. Non più e non solo il “padiglione” classico, quello a pagamento per intenderci. Quello al cui interno troviamo editori di tutti i tipi, da quello più piccolo a quello più grande. Quello al cui interno ci riserva conferenze con personaggi come Altan, Breccia o Bernet. Non più e non solo il “corridoio del commerciante” da visitare gratuitamente. Quello dove il piccolo commerciante allestisce il tuo stand (un tipo di realtà sempre presente nelle fiere dei fumetti). Quest’anno la grande novità è stata rappresentata dall’apertura di un nuovo Padiglione (ossia di un altro “mattatoio”) contenente tutta una vasta area di artisti emergenti e autoproduzioni, accompagnata da una interessante area Kids, un’area stimolante e tirata a lucido proprio per i lettori del futuro (con all’interno una piccola mostra della Pimpa). Inoltre, ma questa è un’idea del tutto personale, in quest’area il visitatore aveva la possibilità di entrare in contatto con realtà totalmente inedite, essendo accompagnato allo stesso tempo da una mostra “itinerante” per tutto il Padiglione: alle pareti, infatti, erano presenti tavole ed opere di artisti importanti, come Alessandro Barbucci, autore tra l’altro del manifesto di quest’anno, che in certo senso facevano parte interamente del Padiglione, non erano messe da parte, come invece capita spesso alle mostre. Insomma, questo Padiglione ha dato l’opportunità al visitatore di non perdersi il meglio. Naturalmente, è d’obbligo comunque avere uno spazio dedicato alle mostre. Ed ARF ce l’ha. La mostra di Bernet, mostra principale della manifestazione, è stata esposta in un “ballatoio” posto al lato dal resto degli eventi, ma comunque “isolato” dal resto dell’offerta, perché è l’autore stesso che in qualche modo lo richiede. Il “godimento” dettato da quelle tavole deve trovare la giusta collocazione e il giusto spazio per essere apprezzato totalmente. Il semplice visitatore forse non lo coglierà, ma l’appassionato e l’addetto ai lavori avrà di sicuro trovato il modo per valorizzare al meglio quell’esperienza.

Foto di Sara Di Carlo

Una nota a parte va invece alla mostra su Andrea Pazienza (denominata “Andrea Pazienza… 30 anni senza”), in auge fino al 15 luglio prossimo. Un percorso per scoprire un Pazienza edito ed inedito, un Pazienza mai davvero passato di moda, un Pazienza che continua a vivere consciamente ed inconsciamente negli artisti più contemporanei. Zerocalcare, ad esempio, deve non poco al maestro nato a San Benedetto del Tronto nel 1956. Non nei disegni certo, quanto piuttosto nei dialoghi e nel modo di affrontare la “vignetta”, o forse dovremmo dire nel “non” affrontare la vignetta. Il modo che Pazienza aveva di ignorare quasi la vignetta fu un gesto innovativo per l’epoca, un modo di concepire il disegno, fino a quel tempo “rinchiuso” nelle vignette, del tutto rivoluzionario. L’ARF ormai è passato, ma la mostra su Pazienza è ancora li che vi aspetta, che chiede di essere visitata da ogni amante del fumetto, ma anche da ogni amante del modo di vivere e della politica italiana degli anni ’70 (che Pazienza racconta con feroce ironia, si pensi ad esempio a tutta la sua “saga” su Pertini). Di fatto, se è vero che la mostra su Pazienza era all’interno dell’ARF (si può quasi dire che ne fosse il fulcro), dall’altra possiamo anche affermare che ne fosse anche fuori, non solo perché ne richiedeva un biglietto d’ingresso diverso rispetto a quello dell’ARF, ma anche perché voleva in un certo senso rappresentare anche quello step finale di cui parlavamo prima, la fine di un viaggio che avrebbe accompagnato il visitatore fino a quella che possiamo senza mezzi termini definire l’espressione più alta del fumetto italiano.

Matteo Roberti