“La salute mentale è uno specchio del livello di civiltà”: intervista al Presidente di Psichiatria democratica

Due giorni di convegni al Campidoglio, due giorni (11 e 12 maggio) in cui autorità politiche e addetti al settore della cura del disagio psichico si sono dati appuntamento per discutere dei servizi e dei diritti della salute mentale, in preparazione a una conferenza nazionale.

Tra i vari esperti di salute mentale presenti all’evento Diritti, libertà e servizi per la salute mentale: verso una conferenza nazionale per la salute mentale”, spicca la figura del dottor Antonello d’Elia, Presidente di Psichiatria Democratica, il quale ha risposto ad alcune domande per noi di 180gradi.

La due giorni del Campidoglio è un importante passo di “preparazione a una conferenza nazionale sulla salute mentale” ci dice d’Elia, il quale afferma di essere fiducioso per la “vasta partecipazione all’evento che può costituire un punto di partenza fondamentale”.

Non risparmia una tenue critica al mondo della politica che “sonnecchia”, poiché i politici non indirizzano l’attenzione che meriterebbe il settore pubblico della cura al malessere psichico.

Poi, sulla differenza tra psichiatria ed altre materie mediche, d’Elia compone una spiegazione ampia sull’idea Basagliana della figura dello psichiatra e chiarisce che la “psichiatria antistituzionale” di Basaglia ha rivoluzionato l’idea di psichiatria “con l’intento esplicito di attaccarne i fondamenti”. Dandoci un dato statistico, lo psichiatra afferma: “Alla carenza di persone e di passione nei servizi territoriali corrisponde un aumento dell’utilizzo dei farmaci a cui non corrisponde un aumento di salute”.

Sul versante della concreta attuazione della legge 180 (avvenuta solo di recente), d’Elia afferma che “la legge Basaglia è una legge semplicissima per cui le persone che hanno sofferenza mentale hanno bisogno di cure e il manicomio non è una cura”.

Continua d’Elia: “Vent’anni dopo la promulgazione della legge sono stati chiusi i manicomi ufficialmente… Mentre solo recentemente sono stai chiusi gli OPG (Ospedali Psichiatrici Giudiziari n.d.r.), che univano il peggio dei manicomi con il peggio delle carceri”.

Inoltre, il Presidente di psichiatria Democratica spiega il forte miglioramento che si registra oggi rispetto a più di trent’anni fa: “I manicomi non esistono più. Dai 100.000 pazienti di allora, siamo oggi alle trentamila persone inserite nelle strutture (comunità, ex cliniche, rems)…Quindi meno di un terzo della popolazione di allora. In questo rientra anche la contenzione e la tendenza a isolare le persone con disagio psichico”.

Per ridurre la variabilità dei servizi di salute mentale tra regione e regione, d’Elia spiega che “ci vuole uno stato consapevole del fatto che la salute mentale è un pezzo della salute, che la salute mentale è uno specchio del livello di civiltà. Che si faccia carico della diversità, ponendola come una delle priorità. Cercando di attenuare le storiche differenze che contraddistinguono l’Italia”. Ma d’Elia spiega anche che “non è questione di latitudine” affermando che esistono “servizi d’eccellenza” in alcune aree del Sud e servizi che languono in alcune aree del Nord.