FOCUS SU GIUSTIZIA E CARCERE: un’analisi critica delle promesse elettorali dei partiti al governo

Al di là delle differenze che dichiaravano d’avere durante il periodo di campagna elettorale, i principali partiti dell’attuale alleanza di governo si sono trovati d’accordo subito su certe questioni che sono fondamentali per la democrazia italiana.
Tanto i pentastellati come i leghisti si sono dichiarati favorevoli ai cambiamenti nell’ordinamento penale e alle modifiche nella giustizia italiana. A priori si potrebbe pensare che la voglia di cambiamento su certi aspetti dell’ordinamento giuridico corrisponda a pensieri politici di diversa natura, a seconda che si parli di Movimento 5 Stelle o della Lega. Oppure no.

L’Associazione Antigone, che si occupa “dei diritti e le garanzie nel sistema penale”, in una collaborazione con 180°, spiega le coincidenze e le differenze tra M5S e Lega sull’argomento della prescrizione del reato e su altri punti proposti prima di arrivare al governo.

Nel contratto di governo stipulato tra Lega e M5S e ripercorso dal Premier Conte di fronte alle Camere, si parla di riforma della prescrizione.

Secondo parte della nuova maggioranza e gli spin-doctor che da quotidiani e televisioni la sostengono, bisognerebbe sospenderla dal momento in cui si è rinviati a giudizio, cioè da quando l’accusa è formalizzata e si diventa ufficialmente imputati. Si vorrebbe in tal modo evitare che le lungaggini provocate ad arte da abili avvocati impediscano al processo di fare il suo decorso e alla verità processuale di venire a galla.
Ciò che in maniera plateale è assente da esternazioni e dibattiti sulla prescrizione è il diritto dell’imputato a che il processo abbia una durata ragionevole, a non restare ad aeternum con una spada di Damocle sulla testa, a giungere in tempi ragionevoli alla fine del procedimento.

Questo diritto, che esiste dai tempi di Roma, è sancito dalle più importanti fonti normative, tra cui la Convenzione Europea sui Diritti dell’Uomo che, specie negli ultimi anni, ha avuto un ruolo di prim’ordine nella correzione delle distorsioni più evidenti del nostro sistema. La legge Pinto lo ha riaffermato di recente. La prescrizione serve a garantire il cittadino dall’esercizio arbitrario e abusivo della forza da parte dello Stato. Il cittadino è piccolo e debole, se confrontato alla macchina statale. Senza efficaci garanzie che lo proteggano sarebbe preda di un arbitrio incontrollato. Una di queste garanzia è quella secondo cui un processo non può durare mezza vita. Se lo Stato riesce a finirlo in tempi umani bene, altrimenti il singolo va salvaguardato.

Spesso il reato è un singolo episodio nell’arco di un’intera vita. Càpita non di rado che nell’attesa delle indagini e del processo i cosiddetti rei si costruiscano una vita, un’altra vita: che abbiano dei figli, che trovino un lavoro — se non lo avevano già — e via discorrendo.

Poi, quando ci si era quasi dimenticati di tutto, arriva una condanna, in certi casi al carcere. Così quell’individuo che per la società non rappresenta pericolo alcuno va dentro. Il percorso di vita che aveva tracciato si spezza. Che senso ha quella pena? Chi ne trae profitto?

La sospensione della prescrizione è una barbarie. La giusta durata di un processo è un diritto. In Italia ci sono circa 340.000 persona a cui lo Stato rischia di dover risarcire i danni, patrimoniali o non patrimoniali, per un processo la cui durata non è ragionevole. Sono numeri alti, mica bruscolini: il 44,5% dei procedimenti penali pendenti in Corte d’appello e il 18,9% di quelli pendenti di fronte a ai Tribunali ordinari. Sospendendo la prescrizione crescerebbero, e di molto. Il problema della lentezza dei processi non si risolve annullando garanzie in vigore da migliaia di anni e lasciando l’individuo alla mercé dello Stato, ma razionalizzando le risorse, implementandole, riformando la giustizia e rendendola più efficiente. Vasto programma.

 

In Italia ci sono circa 340.000 persone a cui lo Stato rischia di dover risarcire i danni, patrimoniali o non patrimoniali, per un processo la cui durata non è ragionevole.
Sono numeri alti, mica bruscolini: il 44,5% dei procedimenti penali pendenti in Corte d’appello e il 18,9% di quelli pendenti di fronte a ai Tribunali ordinari.

 

Le proposte del Movimento 5 Stelle

Carcere

Alla voce carcere, i 5 stelle propongono di affrontare il sovraffollamento costruendo 2 nuovi istituti, che darebbero ai cittadini  “più sicurezza e legalità”. Al contempo e sempre col fine di dare più sicurezza, propongono l’assunzione di 10.000 nuovi membri delle forze dell’ordine.
Anche su questi punti Antigone ritiene che la direzione intrapresa sia quella sbagliata. Da 20 anni a questa parte non ci stanchiamo di mostrare come l’aumento della popolazione penitenziaria non sia in alcun modo legato all’aumento di reati, come mostrano i dati, dai quali si evince una netta diminuzione dei reati nel corso degli ultimi 25 anni. Se i reati diminuiscono, dov’è l’emergenza sicurezza? Perché è indispensabile procedere a nuove assunzioni? 
D’altro canto, non bisogna costruire nuove carceri ma depenalizzare. La causa del sovraffollamento sono le leggi liberticide sulle droghe o sull’immigrazione, è l’inasprimento delle pene, sono i provvedimenti ristrettivi che impediscono l’accesso ai benefici penitenziari e sono i ricorsi mancati alle pene alternative.
La ricerca scientifica mostra che il carcere produce recidiva, ovvero altro carcere: più l’esclusione dalla società è forte e duratura e più aumenta il rischio di tornare a delinquere. Il ricorso al carcere andrebbe utilizzato solo come extrema ratio, per avere una società più giusta ma anche più sicura, con meno delitti. E’ necessario dunque depenalizzare e ricorrere maggiormente alle pene alternative e alle alternative alla pena.

Pene alternative, alternative alla pena e benefici penitenziari
Il programma del Movimento 5 stelle – come quelli di molti altri partiti – non parla di misure alternative alla pena, di pene alternative al carcere o di benefici penitenziari. Tuttavia, in numerose occasioni i suoi esponenti si sono opposti ad approcci meno punitivi e maggiormente tesi al reinserimento dei detenuti. L’ultima e più importante è stata la discussione – ancora in corso – sui decreti delega che riformerebbero molti aspetti della vita in carcere. I decreti – non ancora approvati – introdurrebbero maggiori benefici e misure meno restrittive. La versione discussa recentemente nelle Commissioni Giustizia del Parlamento prevede ad esempio la modifica dell’articolo 4 bis, che attualmente impone il divieto d’accesso a benefici penitenziari (quali permessi premio o permessi per lavorare all’esterno) ad alcune categorie di detenuti che non collaborano con la giustizia, tra le quali alcuni condannati per traffico di sostanze stupefacenti o per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Alcuni di queste persone però non collaborano per paura di ritorsioni o perché non vogliono barattare la propria libertà con quella altrui. Pertanto, restano in carcere senza possibilità di alcun beneficio. Di fronte alla possibilità di introdurre modifiche di questo tipo il Movimento 5 stelle ha parlato di “regalo a detenuti di particolare pericolosità sociale”, e di “resa totale dello Stato ai criminali”, esprimendo un’opposizione ferma e adottando un approccio law and order dai dubbi effetti.

 

L’aumento della popolazione penitenziaria non è in alcun modo legato all’aumento di reati

 

Le proposte del Centrodestra

Inasprimento delle pene

Nel programma unico e in quello dei vari alleati la sicurezza è intesa come insieme di misure repressive. Si prevedono pene più alte e severe, più armi in circolazione e maggiori assunzioni tra le forze dell’ordine –  il programma di Fratelli d’Italia arriva a raccomandare un maggiore ricorso all’esercito nelle città.
La Lega è il partito con il programma di stampo più repressivo, con punti quali la reintroduzione della custodia cautelare in carcere per gli imputati di “spaccio di lieve entità”. Alcune proposte minacciano più d’altre le garanzie costituzionali che proteggono l’individuo dall’azione arbitraria della polizia: con un’imprecisata modifica del codice penale, la Lega vorrebbe dare alle forze dell’ordine il potere di svolgere indagini preliminari “senza la necessità dell’intervento immediato del pubblico ministero”. Senza cioè le figure che garantiscono che l’azione della polizia non si ponga al di fuori dalla legge.
Tutta la coalizione propone assunzioni tra le forze dell’ordine, in nome di un’emergenza sicurezza. Tuttavia, come abbiamo detto più volte, i dati mostrano una diminuzione negli ultimi anni di tutti i reati, e in particolare di quelli predatori (come rapine e furti). Se programmi e discorsi della compagine di centrodestra vanno nel senso opposto a un garantismo penale, due proposte – provenienti dall’ala più moderata – si pongono al di fuori dello schema law and order. La prima prevede l’inappellabilità delle sentenze di assoluzione in primo grado. Vuol dire che se un giudice dovesse assolvere un imputato, il pubblico ministero non potrebbe chiedere una continuazione del processo in appello. E’ una proposta che se attuata rafforzerebbe le garanzie poste a protezione dell’individuo rispetto al potenziale accanimento di una macchina giudiziaria molto più forte di lui.

La seconda è il “potenziamento del ricorso a misure alternative al processo penale, anche in relazione alla finalità rieducativa della pena”. E’ una proposta garantista, che però è contraddetta dalle numerose altre proposte che aumenterebbero la popolazione detenuta. La misure citate comunque, c’è l’istituto della messa alla prova, che consente di sospendere il processo e intraprendere un percorso alternativo quando le pene sono inferiori ai 4 anni, concedendo una seconda chance e disingolfando in parte una macchina giudiziaria lenta e bloccata.

Carcere

Il maggiore ricorso al penale per contrastare fenomeni come le droghe o l’immigrazione ha tra le conseguenze nuovi ingressi in carcere. Per affrontare il sovraffollamento, nel programma unico si fa menzione di un generico “Piano carceri”. Il programma di Fratelli d’Italia parla genericamente della costruzione di “nuove carceri”, mentre la Lega vorrebbe rimettere in sesto 38 ipotetiche strutture attualmente non utilizzate, assumendo nuovi 8000 agenti di polizia penitenziaria.
L’idea che sottende queste proposte è che l’aumento dei detenuti corrisponde a un aumento dei reati: per far fronte all’aumento si devono dunque costruire nuove strutture.  I dati mostrano invece che negli ultimi anni è accaduta una cosa molto diversa: sono diminuiti i reati, ma allo stesso tempo sono aumentati i detenuti.
Tra le proposte della Lega c’è la revisione del progetto di modifica dell’ordinamento penitenziario attualmente in discussione – che se approvato renderebbe meno afflittive alcune misure in vigore. Sia la Lega che Fratelli d’Italia definiscono i cosiddetti provvedimenti deflattivi come leggi “svuotacarceri” e “salvadelinquenti”.

La parte più estremista della coalizione propone poi l’abolizione di ogni automatismo negli sconti di pena: senonché non esiste ad oggi alcun automatismo che consenta sconti di pena. Attualmente i detenuti possono beneficiare di una riduzione della pena di 45 giorni ogni 6 mesi passati in carcere. Tuttavia, la misura deve sempre essere autorizzata dal giudice, e in caso di rapporti disciplinari viene quasi sempre revocata (in maniera, quella sì, quasi automatica).
La Lega vorrebbe poi rivedere il sistema di vigilanza dinamica nelle carceri, che negli ultimi anni ha portato a regimi di carcerazione più tenui in diversi istituti, con l’apertura delle celle per otto ore al giorno e una presenza attenuata degli agenti di polizia penitenziaria in alcune sezioni.

I nostri osservatori, che ogni anno visitano le carceri di tutta Italia, hanno notato miglioramenti netti del clima detentivo, oggi più disteso, tanto per i detenuti quanto per il personale, con effetti positivi sul buon esito della pena.
Con l’eccezione delle due misure garantiste su menzionate, il programma propone più sicurezza con più carcere. E però le ricerche sulla recidiva mostrano che allorché si passa più tempo in carcere, lontano dalla società, il rischio recidiva aumenta, facendo aumentare quello di tornare in carcere, in una spirale che produce insicurezza. Vale per il carcere quanto detto per le armi: più carcere e più armi producono più insicurezza.

 

I nostri osservatori, che ogni anno visitano le carceri di tutta Italia, hanno notato miglioramenti netti del clima detentivo

 

Stranieri 

Nel programma unico della Coalizione si parla di accordi bilaterali con i Paesi d’origine di modo che la detenzione avvenga fuori dall’Italia. Al di là di questa singola misura però, l’immigrazione è trattata in buona parte come un problema di ordine pubblico, da risolvere con misure amministrative quali il rimpatrio, a cui alcuni alleati (ancora la Lega) propongono di accompagnare una detenzione massiva (più di un centro di detenzione per regione) e con tempi più lunghi (almeno 6 mesi di detenzione).

Tutto ciò, nonostante la detenzione nei CIE sia una privazione della libertà conseguente non a ciò che si è fatto (come nel diritto penale) ma a ciò che si è, ossia degli stranieri irregolari e nonostante sia ampiamente provata l’inefficacia del modello detentivo, che in gran parte dei casi si risolve senza alcun rimpatrio.

 

Claudio Paterniti

 

 

 

IL WEB MAGAZINE

Numero #38 giugno 2018

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