Salvini: “Il 20% degli italiani prende psicofarmaci”. È vero?

Durante gli incontri per la formazione della maggioranza di Governo, avvenuti nei mesi scorsi tra il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e le forze politiche elette in parlamento, si sono dette parole pesanti con un atteggiamento superficiale che preoccupa la nostra redazione.
Infatti, sarebbe stato difficile pensare che una breve dichiarazione alla stampa, da parte di un qualsiasi leader politico nella stanza della Loggia d’onore al Quirinale, potesse contenere parole come “psicofarmaci” e “psicoterapie”.
Eppure, anche in quell’occasione (turno di consultazioni del 21 maggio)  il leader della Lega non ha deviato dalla linea comunicativa di elencazione continua e imperterrita dei tanti problemi che attanagliano “gli italiani”.

Nel fitto menù delle difficoltà da superare, con specialità che il leader offre a bizzeffe a giornalisti e cittadini tra dichiarazioni alla stampa e ai comizi, ancora in odor di campagna elettorale, Salvini usa parole che difficilmente sentiamo pronunciare dalle bocche dei politici, meno che mai dalla bocca di un leader di destra.
“Senza un lavoro stabile non c’è prospettiva, famiglia, figli. Non è possibile che il 20% degli italiani usi psicofarmaci, spesso per mancanza di speranza, fiducia, prospettive. Contiamo di lasciare ai nostri figli un Paese migliore, con un maggiore indice di sicurezza”, è quanto detto da Salvini alla stampa.

Su una dichiarazione del genere, quasi inedita in certe stanze della politica, definita non a caso “sonnecchiante”, rispetto al settore della salute mentale italiana, dal Presidente di Psichiatria Democratica Antonello D’Elia, c’è da fare un approfondimento psicologico, politico e statistico.

Per approfondire quanto detto da Salvini e capire veramente la realtà che ha voluto descrivere, c’è bisogno di dati e cifre concrete che diano un panorama più chiaro sul consumo di psicofarmaci in Italia.

Per i dati Aifa (Agenzia Italiana del Farmaco) sul trend del consumo di psicofarmaci tra il 2015 e il 2017,  in sei regioni italiane rappresentative delle diverse aree geografiche (Lombardia e Veneto per il Nord, Lazio e Toscana per il Centro e Campania e Puglia per il Sud), che comprendono una popolazione residente di circa 34,5 milioni di individui,  risulta che “oltre 2 milioni di individui hanno ricevuto almeno una prescrizione di antidepressivi, corrispondente a una prevalenza d’uso del 6%”.

Secondo il “Rapporto salute mentale 2016”, tra i  farmaci a regime convenzionato, ossia quelli per cui ci presentiamo in farmacia con la ricetta medica, e in distribuzione diretta, ossia quelli erogati dalle strutture sanitarie stesse, per la categoria degli Antidepressivi, la spesa lorda complessiva è di oltre 339,5 milioni di euro con un numero di confezioni superiore a 34 milioni.
Per la categoria degli Antipsicotici la spesa lorda complessiva è superiore a 182 milioni di euro con un numero di confezioni che sfiora i 12 milioni. Per la categoria Litio, la spesa lorda complessiva è di circa 3,7 milioni di euro con un numero di confezioni pari a 938.764.

La popolazione seguita da servizi di salute mentale si attesta sulle 800.00 persone, a cui va aggiunta una larga parte di popolazione che assume psicofarmaci prescritti dai medici di base per prendersi cura di stati ansiosi più o meno gravi.

Tuttavia, è importante affermare che rilevamenti precisi sulle cifre esatte del consumo degli psicofarmaci in generale (includendo anche ansiolitici presi al bisogno) non sono stati effettuati dalle istituzioni, ne è possibile sapere a quale dato o stima sul consumo di psicofarmaci in Italia si riferisce Salvini.

Resta il fatto che tra i dati sugli antidepressivi dell’Aifa non ci sono rilevazioni che confermano la percentuale affermata da Salvini.

Approfondendo la dichiarazione di Salvini da un punto di vista psicologico vediamo cosa dice a riguardo il Ministero della Salute e l’OMS rispetto alla eziologia dei disturbi mentali:

I determinanti della salute mentale e dei disturbi mentali includono non solo attributi individuali quali la capacità di gestire i propri pensieri, le proprie emozioni, i propri comportamenti e le relazioni con gli altri, ma anche fattori sociali, culturali, economici, politici ed ambientali, tra cui le politiche adottate a livello nazionale, la protezione sociale, lo standard di vita, le condizioni lavorative ed il supporto sociale offerto dalla comunità. L’esposizione alle avversità sin dalla tenera età rappresenta un fattore di rischio per disturbi mentali ormai riconosciuto e che si può prevenire.
A seconda del contesto locale alcuni individui e gruppi sociali sono molto più a rischio di altri di soffrire di disturbi mentali.

Questi gruppi vulnerabili sono per esempio (ma non necessariamente) i membri delle famiglie che vivono in situazioni di povertà, le persone affette da malattie croniche, i neonati e i bambini abbandonati e maltrattati, gli adolescenti che fanno uso per la prima volta di sostanze psicoattive, le minoranze, le popolazioni indigene, le persone anziane, le vittime di discriminazioni e violazioni dei diritti umani, lesbiche, gay, bisessuali e transgender, i prigionieri e le persone che vivono situazioni di conflitto, catastrofi naturali o altre emergenze umanitarie.

A partire da questa definizione, ci possiamo chiedere cosa si può fare per le persone che si ritrovano in questo tipo di situazione.

Sempre riprendendo fonti ufficiali, l’approccio di cura migliore per affrontare questi problemi di salute, seguendo l’OMS, è un approccio integrato, definito ‘bio-psico-sociale’, in cui viene data grande attenzione all’inclusione sociale, alla salute di comunità, all’inserimento lavorativo.

Tutte questioni largamente trascurate dal Sistema Sanitario Nazionale che investe poco o niente su queste attività. I Dipartimenti di Salute Mentale non hanno le risorse per implementare servizi di questo tipo.

Parlare di psicofarmaci, senza parlare di sanità, welfare e servizi, ma semplicemente di “lavoro” e “sicurezza” vuol dire ridurre il complesso mondo della salute mentale ad uno slogan che non tiene conto della realtà delle persone con un disagio mentale.

Tra l’altro, la considerazione di Salvini per cui “spesso per mancanza di speranza, fiducia, prospettive” si diffonde il disagio psichico nella popolazione può essere valida solo se si osservano anche le altre cause descritte dall’OMS.

Per cui non si può affermare in modo assoluto che il disagio psichico, in generale, dipenda soltanto da mancanza di lavoro e dalla diffusione della povertà.

Ne è dimostrazione il dato per cui in Germania, paese che gode di migliori condizioni economiche rispetto all’Italia, l’uso di antidepressivi è aumentato del 46% in soli quattro anni, come indica l’esame sull’uso di farmaci antidepressivi svolto dall’OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico).

 

IN GERMANIA, PAESE CHE GODE DI MIGLIORI CONDIZIONI ECONOMICHE RISPETTO ALL’ITALIA, L’USO DI ANTIDEPRESSIVI È AUMENTATO DEL 46% IN SOLI QUATTRO ANNI

 

La condizione economica generale degli abitanti di un paese, quindi, non è il principale elemento in base al quale si può valutare il consumo di psicofarmaci. Non a caso, i dati OCSE dimostrano che i paesi con minor disagio economico (Francia, Germania, Regno Unito, Svezia e Danimarca) registrano un consumo maggiore di antidepressivi per ogni 1000 abitanti, in dose giornaliera. Ciò significa che in paesi che godono di maggior stabilità economica si fa un maggior uso di antidepressivi rispetto all’Italia.

Infine vanno ricordate le persone ‘escluse’ e discriminate per i più disparati motivi in quanto ‘diversi’: disabili, gay, migranti e potremmo continuare. Queste persone soffrono in misura maggiore di disturbi mentali causati dal forte stress che tali situazioni esistenziali comportano.
Ma la sicurezza di queste persone non è al centro dell’agenda del neo ministro.

I dati riportati dall’OMS, dall’OCSE e dall’Aifa sono dimostrativi di una retorica superficiale da parte di Salvini. Poichè la dichiarazione dell’attuale ministro dell’interno è stata fatta senza dare dati precisi e senza citare possibili fonti ufficiali, per un ambito ad alto grado di delicatezza come la salute mentale in cui la serietà e il rispetto delle analisi sono fondamentali nelle soluzioni per il disagio psichico delle persone.

 

IN PAESI CHE GODONO DI MAGGIOR STABILITÀ ECONOMICA SI FA UN MAGGIOR USO DI ANTIDEPRESSIVI RISPETTO ALL’ITALIA

 

IL WEB MAGAZINE

Numero #38 giugno 2018

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