Salute al Re Vol. I: LeBron James si trasferisce ai Los Angeles Lakers

Washington Wizards v/s Cleveland Cavaliers November 18, 2009 at Verizon Center in Washington, D.C.

Dopo aver compiuto il proprio destino di portare il titolo NBA a Cleveland, LeBron James si trasferisce ai Los Angeles Lakers diventando l’uomo cardine della rifondazione gialloviola.

The Chosen One lascia per la seconda volta Cleveland, anche se stavolta ha mantenuto la promessa di cui si è fatto carico fin da adolescente di portare i Cleveland Cavaliers sul tetto della Nba. Nell’ultima stagione più che mai James si è ritrovato nella posizione di essere un uomo solo al comando trascinando comunque i Cavs alle Finals nonostante i rapporti mai stati idilliaci con la proprietà della franchigia e il potenziale della squadra visibilmente menomato dagli scambi di inizio stagione. Due fattori che hanno portato il Re a considerare l’idea della partenza in piena Regular Season con annesso fenomeno mediatico creatosi intorno. Nonostante il Totosquadra però, al netto di tutte le eventuali varianti, l’approdo del Re nella Città degli angeli sembra quasi una scelta obbligata.

La decisione si è basata prima di tutto su motivi extra-campo: prendendo coscienza delle sue trentatrè primavere e della fase della sua carriera James ha pensato prima di tutto al bene della famiglia.

E’ logico che avvicinandosi alla parte conclusiva della carriera il giocatore voglia capitalizzare al massimo e Los Angeles è il posto ideale per farlo, inoltre ci sono diverse scuole che rappresentano delle eccellenze a livello di basket scolastico dove far giocare i propri figli. Dal punto di vista sportivo, invece, nella trattativa ha sicuramente fatto la sua parte la presenza di Magic Johnson, da un anno a questa parte presidente incaricato dalla proprietà dei Lakers con gli obiettivi di rendere la squadra di nuovo appetibile sportivamente (obiettivo già raggiunto ovviamente con l’ingaggio di LeBron) e di portare la squadra ai play-off dopo cinque anni di assenza.

Ma ovviamente i Lakers sono già di per sé una franchigia che non può e non deve permettersi di fare tanking senza considerare che per qualunque squadra che ingaggia LeBron James il traguardo diventa automaticamente vincere, di certo non limitarsi a raggiungere la post-season. Da questo punto di vista l’ingaggio di James diventa fondamentale sia per smussare i vari diamanti grezzi presenti nel roster (“Probabilmente conosce il gioco e i giocatori della squadra meglio di me”, ha asserito Magic Johnson) che per attrarre degli All-Star da affiancargli sul parquet. Per come è costruito adesso il roster gialloviola non avrebbe vita facile né in Regular Season né ai play-off di Western Conference, ma è evidente che James abbia ricevuto le dovute rassicurazioni da parte della dirigenza se si è convinto del potenziale dei Lakers al punto di prendersi l’impegno di un contratto di quattro anni con la responsabilità di essere l’uomo-franchigia.

In ogni caso si prospetta una stagione esaltante per i Lakers. Portare il giocatore più forte della Nba nella franchigia più tifata della Lega, oltre a porre una colonna portante verso il titolo che servirebbe per raggiungere in vetta i Boston Celtics a quota diciassette, è sicuramente garanzia di spettacolo.

 

Immagine di copertina: Keith Allison (CC License/Flickr)