Salute al Re Vol. II: Un giorno di ordinaria follia per Cristiano Ronaldo

Insoddisfatta dell’egemonia nei confini nazionali, la Juventus ingaggia Cristiano Ronaldo per raggiungere l’ultimo obiettivo rimasto e concludere il proprio percorso.

 

La trattativa

Forse anche per un’identità notoriamente solida e pragmatica come quella della Juventus prima o poi arriva un giorno di ordinaria follia. Follia ampliamente giustificabile visto che osservando tutti i passaggi dell’operazione che ha portato CR7 in bianconero si può evincere l’impeccabilità della trattativa sotto ogni punto di vista e lo status che la società bianconera ha acquisito nel panorama calcistico europeo. Innanzitutto è evidente che per portare a termine un’operazione del genere è necessaria una disponibilità economica di molto oltre gli attuali standard del nostro campionato (in dieci anni il fatturato della Juventus è passato da 270 a 400 milioni, oggi il doppio del Napoli secondo in Serie A, e destinato a salire dopo l’acquisto di CR7 – Fonte Deloitte Football Money League) e seconda solo alle solite note (Real, Barcellona, le top inglesi, Bayern Monaco e PSG non necessariamente in quest’ordine), ma anche dopo aver constatato questo aspetto è bene soffermarsi sul fatto che a Torino sono stati capaci di arruolare tra le proprie fila il giocatore più forte del mondo strappandolo al club più forte del mondo (stando ai numeri più forte del mondo, a pari merito male che vada) lasciando in quel di Madrid un vuoto complicato da colmare anche per la Casa Blanca. E sono sicuramente pochi i club che avrebbero potuto – o in generale potrebbero – riuscirci.

Il campo

Passando al nostro campo preferito invece viene da sé che una compagine in grado di mettere sotto contratto il fenomeno portoghese ha già di proprio un potenziale sufficiente ad ambire legittimamente alla Champions League. Non a caso la Juventus ha raggiunto due finali in tre anni ed è reduce da un’impresa sfiorata ai quarti di ritorno della scorsa edizione. Percorsi che Ronaldo ovviamente ha visto di persona essendo in campo in tre dei quattro incontri citati e che (secondo una parte del marasma generale in cui tutti siamo risucchiati) potrebbero aver influito sua decisione di diventare la punta di diamante della rosa bianconera. Sia la Juventus che CR7, avendo in comune l’essere condannati a vincere, sono perfettamente consapevoli che la chiusura di un accordo del genere ha come naturale conseguenza la candidatura a pretendente per la vittoria finale della coppa dalle grandi orecchie. E’ innegabile che la Juventus sia stata una legittima pretendente negli ultimi anni ma è altrettanto vero che non lo è mai stata così tanto. Nel momento e nel punto in cui si sono toccati i progetti tecnici e le ambizioni delle parti in causa è iniziata una simbiosi da cui nasce una squadra composta di ottimi giocatori trascinata dal più forte del mondo. Abbiamo imparato a riconoscere nel corso degli anni la solidità e l’equilibrio garantiti nella rosa juventina da innesti sempre mirati e funzionali. In porta ci sono due titolari affidabili come Szczesny e Perin, il primo dei quali nella scorsa stagione non ha fatto rimpiangere Buffon quando chiamato in causa. La difesa non ha mai risentito della partenza di Leonardo Bonucci e si è confermata una delle più ostiche d’Europa. Il centrocampo, con l’acquisto di Emre Can dal Liverpool, sembra una rivisitazione di Vidal-Pirlo-Pogba in cui le due mezz’ali Emre Can e Sami Khedira assicurano qualità in fase di impostazione e fisicità in fase di ripiegamento sgravando il centrocampista centrale Miralem Pjanic dai compiti difensivi e lasciandolo libero di creare. In attacco e sulle fasce i vari Dybala, Mandzukic, Douglas Costa non hanno bisogno di presentazioni con un CR7 a cui è specificatamente richiesto di essere determinante nei momenti difficili. La panchina è lunga abbastanza da sopperire quantitativamente e qualitativamente a qualsiasi rotazione necessaria in ogni ruolo. Ci si potrebbe chiedere se sarà la squadra a giocare per Ronaldo o Ronaldo a giocare per la squadra, ma considerando la fretta che ha la Juventus di vincere e che Ronaldo ha vinto quattro Champions League e quattro palloni d’oro (su sua stessa ammissione, pressappoco) proprio evolvendosi da solista a leader si può spezzare una lancia in favore della seconda ipotesi. Semplicemente il migliore scenario possibile per sferrare l’affondo decisivo alla Champions.

Il dibattito

La trattativa più importante del nostro calcio da decenni a questa parte non poteva che coinvolgere ed unire tifosi, dirigenti della lega, presidenti, allenatori, giocatori e media in un clima – clima, non livello – da bar dello sport. La Juventus – che non ha vinto ventuno titoli nostrani in sette anni solo grazie ai rari e non sempre sufficienti moti d’orgoglio di Napoli, Milan e Lazio in Coppa Italia e Supercoppa italiana – non aveva bisogno di ingaggiare Cristiano Ronaldo per continuare ad esercitare la propria manifesta superiorità. Fondamentalmente l’intera opinione pubblica e non solo si pone lo stesso quesito: Cristiano Ronaldo alla Juventus è un bene per la Serie A? Numeri rigorosamente alla mano, no. È un bene esclusivamente per la Juventus. Se l’ufficialità di Ronaldo in bianconero fosse arrivata prima della spartizione dei diritti televisivi del campionato (fonte da cui la Serie A è eccessivamente dipendente, un problema strutturale che si protrae da anni) si sarebbero potuti vendere ad un prezzo più alto. Possibilità sfumata visto che l’ultimo accordo siglato dura fino al 2021. Altra possibilità per la Juventus è quella di alzare il prezzo degli abbonamenti e dei biglietti per lo stadio, mossa che per altro sarebbe stata compiuta comunque. In breve, gli altri club non rimediano nulla da questa trattativa. Cristiano Ronaldo alla Juventus sarebbe stato un bene per la Serie A se le dirette concorrenti (?) avessero la disponibilità economica necessaria per seguire l’esempio della società bianconera. Cosa che quindi non sarebbe stata possibile nemmeno se fossero ancora presenti proprietà e presidenti come Tanzi, Cragnotti e Sensi le cui gestioni si sono rivelate scellerate (eufemismo) e che oggi sarebbero, quanto meno, sotto strettissima osservazione della Uefa in base alle normative del fair play finanziario.

Al netto di tutto questo però è anche abbastanza logico che la Juventus non può e non deve astenersi dal perseguire i propri obiettivi. Tenere acceso il fiammifero della falsa speranza non rientra tra le prerogative dei bianconeri nello stesso modo in cui non è loro appannaggio esclusivo quello di risollevare la Serie A. Rendere di nuovo entusiasmante il campionato è un compito che spetta anche, e sotto certi punti di vista molto di più, alle attuali candidate all’ argento Napoli, Roma, Inter, Lazio e Milan. Se non hanno la forza di attrarre giocatori che aumentino le proprie possibilità di vincere e l’appeal generale del campionato allora non fa niente. Si può vincere anche come il Borussia Dortmund di Klopp o il Leicester di Ranieri (…). Intanto la Juventus non si stanca mai di vincere e mette tra gli obiettivi anche la Champions League che segnerebbe il traguardo di un percorso durato dieci anni. E magari, in pieno stile Juventus, l’inizio di un altro.