Cronache di un’evoluzione pericolosa

La recente inchiesta “Football Leaks” portata alla luce da “Der Spiegel” potrebbe indicare la strada che il calcio europeo deve intraprendere secondo la Uefa

 

Tutti gli animali sono uguali ma alcuni sono più uguali di altri.” – George Orwell, “La fattoria degli animali”

 

Il fair play finanziario è una normativa che è stata ideata per diminuire le distanze tra top club e non ed aumentare la competitività il più possibile.” È così che ci è stato raccontato il fair play finanziario dai vertici della Uefa che lo hanno ideato e fermamente sostenuto. In realtà nelle oltre duecento carte che compongono lo “statuto” e la regolamentazione di questa normativa non è minimamente presente la finalità che dovrebbe essere prioritaria “all’ordine del giorno”, ovvero l’aumento della competizione nei campionati europei e nelle competizioni continentali. Il FPF non è mai stato finalizzato a colmare le distanze economiche (e di conseguenza tecniche) tra i club, al contrario è stato ed è lo strumento perfetto per cristallizzare definitivamente la geopolitica del calcio europeo. Per quanto rispettabile moralmente ed eticamente l’intenzione di imporre a tutti i club senza distinzioni dei vincoli finanziari che garantiscano la stabilità dei club stessi, è ovvio che dopo oltre cent’anni di calcio professionistico il Real Madrid abbia una tradizione sportiva e quindi un valore economico diversi da una realtà sportiva come il Chievo. In pratica la regola del “esce quello che entraavrebbe dovuto essere una delle fondamenta del calcio professionistico dalla sua nascita invece che in corso d’opera. E, meglio o peggio a seconda dei punti di vista, l’introduzione di una norma del genere avrebbe dovuto essere accompagnata da un “anno zero finanziario” per tutti i club in base alla stessa natura della norma in questione, ma ovviamente così non è stato. Le ombre e le incoerenze della Uefa a tal proposito sono sotto gli occhi di tutti, basti vedere le differenze di trattamento riservate recentemente al Milan per l’attuale partecipazione all’ Europa League e ai PSG e Manchester City “a benzina” negli ultimi anni. La presenza di uno dei club “aventi diritto” alla partecipazione nell’ipotetica “Superlega” nella tristemente bistrattata seconda rassegna continentale non poteva che giovare alla Uefa e alla Europa League stessa, infatti le attenzioni della “Troika della Uefa” non erano rivolte al Milan in quanto club, bensì ai conti del discutibilissimo ex presidente rossonero Yongong Li. La situazione finanziaria del Milan è equiparabile a quella di Inter e Roma, che si sono attenute e si attengono (sembrerebbe a differenza di altri) quasi religiosamente (opportunismo?) ai diktat del FPF, quindi l’eventuale massima penalità in cui sarebbero potuti incorrere i rossoneri sarebbe stata una multa o una riduzione della Lista Uefa. Mentre alcuni non irrilevanti club nostrani mantengono un atteggiamento che sembra un’ ammissione di colpa (in cui la colpa sarebbe non poter vantare i conti dei top club europei) stando a quanto riportato dal giornale tedesco (“non è che ci voleva Nostradamus”) parigini e citizens avrebbero eluso i vincoli “legislativi” del FPF creando partnership e sponsorizzazioni fittizie con società “amiche” che, nonostante le cifre dichiarate attinenti ai parametri del regolamento, permettano di immettere nei suddetti club capitali a discrezione del relativo presidente esattamente come era consuetudine prima del FPF stesso. Il tutto con l’implicito benestare della Uefa nonostante, in base alle norme che l’organizzazione stessa ha voluto, entrambe le compagini non avrebbero dovuto partecipare alla Champions in quanto senza i suddetti introiti fittizi avrebbero avuto un rosso in bilancio decisamente non irrilevante e di certo non immune al FPF.

La Superlega

Ultimamente le sedi del calcio europeo hanno visto molto movimento visto che i club membri dell’ European Club Assosiation hanno avanzato diverse proposte che non possono che stimolare la fantasia dei tifosi. La richiesta dell’introduzione di una terza competizione europea, ad esempio, non ha potuto che rievocare tra i nostri giovani e meno giovani tifosi l’ex Coppa delle coppe in tutto il suo singolare fascino. Tuttavia, visto il declino delle coppe nazionali, è difficile ipotizzare il restauro di questa competizione. Allo stesso tempo una competizione che premi squadre di metà classifica che saltuariamente regalano trasferte europee alle proprie tifoserie non sarebbe propriamente esaltante considerando anche le già note problematiche dell’Europa League, senza considerare la stesura del teorico calendario. La tanto misteriosa Superlega invece avrebbe dovuto essere, nelle ipotesi dei tifosi, l’ex formato della Champions ovvero la Coppa dei campioni. Invece, stando allo Spiegel, la Superlega per come la avrebbero richiesta i top club e in particolare l’ex e attuale presidente dell’ECA Karl-Heinze Rumenigge e Andrea Agnelli (entrambi sarebbero personalità di spicco della trattativa in questione), dovrebbe essere un campionato europeo a cui partecipano solo i top club (Real Madrid, Barcellona, Paris Saint Germain, le due londinesi Chelsea e Arsenal, le due di Manchester United e City, Bayern Monaco, Juventus e Milan con aggregate le vincenti delle già vigenti competizioni Uefa e un massimo di sedici squadre). Il tutto da un’idea dell’imprenditore americano Charlie Stillitano che avrebbe teorizzato ricavi più ampi per i top club. Inoltre la vecchia gloria del calcio tedesco avrebbe forzato la mano dichiarando il Bayern pronto a lasciare la Bundesliga, preteso la partecipazione dei top club nell’organizzazione ed eventuali riforme della Champions (con annessa richiesta di revisione della distribuzioni degli introiti) e minacciato di non mandare i giocatori in nazionale. Per quanto possa essere dovutamente entusiasmante immaginare un campionato europeo composto esclusivamente dai top club un progetto del genere non può prendere piede invitando a partecipare i top club per “selezione naturale”. L’introduzione della Superlega per come la avrebbero proposta i top club con la sua nascita comporterebbe una gravissima svalutazione dei campionati come li conosciamo oltre a, ovviamente, spostare il grosso dei ricavi sempre negli stessi club contribuendo a renderli ancora più elitari, eppure va ammesso che con la piega che hanno preso i campionati nell’ultimo decennio questa soluzione era inevitabile. In Serie A è complicato anche solo ipotizzare che la Juventus non vinca il campionato, lo stesso dicasi per PSG in Francia e Bayern (anche se sembra essere incappato in una stagione sbagliata dopo l’ennesima Bundesliga di Jupp Heynkes) in Germania. In Spagna regna l’eterna contesa tra Casa Blanca e catalani salvo una recente prova di maturità dei colchoneros dell’Atletico Madrid che hanno approfittato di una falsa partenza di entrambe. Persino in Premier League, che sembra sempre così imprevedibile, tranne il miracolo Leicester con il travagliato post Ferguson del Manchester United, la decadenza dell’ultimo Arsenal di Wenger, la disabitudine degli Spurs a competere per la vetta e le montagne russe del Liverpool a contendersi la corona di campioni d’Inghilterra sono state City e Chelsea. Solo in questa stagione United, Arsenal e Liverpool sembrano aver trovato un’altra verve e nuove motivazioni con un Tottenham che potrebbe essere il migliore di sempre e non può permettersi di stare a guardare. Con questo andazzo che avrebbe dovuto essere impedito e invece è stato agevolato nei cinque massimi campionati europei la fondazione della Superlega sarebbe una naturale conseguenza. È bene considerare però che non c’è categoricamente bisogno della creazione di una competizione ad hoc. Si potrebbero anche restaurare gli ex formati di Champions ed Europa League tornando quindi alla Coppa dei campioni e alla Coppa Uefa. Per quanto i ritorni al passato e la nostalgia siano quasi sempre da evitare a volte possono servire per riparare gli sbagli fatti e/o evitarne di peggiori. Con questa iniziativa probabilmente i top club avrebbero la propria Superlega senza sminuire ulteriormente né il novanta percento dei club né i propri campionati e la Uefa potrebbe rimediare all’errore di creare Champions ed Europa League con il solo scopo di aumentare i ricavi puntando sulla massima quantità invece che qualità delle partecipanti, visto che un buon ottanta percento dei club partecipanti alle attuali competizioni europee non potrebbe comunque mai vincerle salvo insperabili miracoli.