L’altra metà dell’informazione

Quando si parla di salute, e nello specifico di salute mentale, vediamo come nei mezzi di informazione tali temi siano affrontati quasi esclusivamente in una prospettiva medica, in cui le persone ‘aspettano’ passivamente che la risoluzione dei propri mali provenga dall’alto del sapere tecnico-scientifico: sempre di più tendiamo ad aspettare la pillola magica che risolva tutti i nostri problemi o aspettiamo di scoprire il gene cattivo che giustifichi le nostre sofferenze. Impotenti e disinformati aspettiamo che la conoscenza medica spenga i nostri sintomi, che anarchici e insaziabili richiedono sempre più attenzione. E in questa malsana e passiva attesa, ci sentiamo sempre più malati, o semplicemente sbagliati, perchè la ‘cura’ non è mai risolutiva, i sintomi cambiano, evolvono e la spesa sanitaria cresce in modo esponenziale.

Qual’è l’altra metà dell’informazione? Dal nostro punto di vista è l’informazione che produce salute, un’informazione no-profit libera da logiche commerciali e di profitto e per questo il nostro ambizioso intento è quello di diventare un servizio per i cittadini.

Ma facciamo un passo indietro. Cos’è la Salute?  Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, il termine salute connota “uno stato di benessere completo, sia sul piano fisico, che mentale e sociale”. Già questa definizione presuppone che salute fisica e mentale non siano considerate come entità separate: ma c’è di più, la salute non dipende solo dall’organismo, ma anche dal piano mentale, ossia dal ‘come’ pensiamo ed è co-determinata dal contesto in cui viviamo. Non solo medicina, ma psicologia, sociologia, cultura, politica entrano in gioco nella definizione della nostra salute. In altre parole rientra in gioco l’ambito umanistico, divenuto negli ultimi decenni un sapere sempre meno utile e pratico, soppiantato da un ottica di consumo dei prodotti e dei servizi sanitari. Cominciamo a intravedere quella metà dell’informazione troppo spesso ignorata e delegata a tecnici e politici che non danno conto delle scelte che fanno. Per questo noi vogliamo, nel nostro piccolo, favorire la salute mentale dei cittadini: salute mentale non concepita, in modo riduttivo, come sinonimo di psichiatria, ma, seguendo sempre l’ottica dell’OMS, come uno stato psicologico nel quale l’individuo è in grado di sfruttare le sue capacità cognitive o emozionali ed esercitare la propria funzione all’interno della società.

L’obiettivo centrale della nostra comunicazione è rendere il cittadino un soggetto che comprende e sceglie, un costruttore attivo del proprio benessere, in grado di interagire in modo responsabile con il Sistema Sanitario Nazionale, favorendo la conoscenza dei servizi già presenti, da una parte, e dei progetti più innovativi dall’altra. In altre parole, ricominciare a parlare dei servizi sanitari per quello che sono: ‘scelte di politica sanitaria’, di cui si può e si deve discutere e in cui c’è un grande margine per aumentare il benessere collettivo e un utilizzo più efficace delle enormi risorse che la sanità muove, nell’ottica di una necessaria integrazione socio-sanitaria. Perchè ‘il sociale’ può produrre salute e prevenire costosissime emergenze sanitarie.

Come afferma il Piano Sociale Nazionale: “l’integrazione delle diverse politiche per la salute, nasce da uno stretto rapporto tra prevenzione, cura e riabilitazione, privilegia la continuità assistenziale tra ospedale e territorio, valorizza i diversi centri di responsabilità. qualifica i rapporti tra soggetti pubblici e privati, promuove la solidarietà e valorizza gli investimenti di salute nelle comunità locali.

Facciamo nostro l’obiettivo di fornire una comunicazione che segua questi principi. Non vogliamo fare soldi, ma guadagnarne in salute.