Il cervello è lo schermo: cinema e psicoanalisi

È il 1895 e l’Europa sembra una macchina inarrestabile lanciata verso il progresso: in Francia i Michelin testano gli pneumatici per automobile, destinati a rivoluzionare i trasporti. In Italia Guglielmo Marconi effettua la prima trasmissione radio, l’alba di quella che sarà la comunicazione di massa. L’epoca della riproducibilità tecnica di cui ha tanto parlato Walter Benjamin è alle porte e con essa altre due strabilianti rivoluzioni che caratterizzano la modernità e influenzano il modo di pensare e fare arte nel ‘900.

Il 28 dicembre 1895 i fratelli Lumiere organizzano una proiezione cinematografica pubblica: è la nascita del cinema. E nella notte tra il 23 e il 24 luglio un neurologo austriaco realizza la prima interpretazione esaustiva di un sogno. Si tratta del “sogno dell’iniezione di Irma” di Sigmund Freud, per convenzione il momento in cui nasce la psicoanalisi. La settima arte e la nuova scienza hanno così stretto fin da subito un legame che si consoliderà negli anni successivi e nel corso di tutto il ‘900.

CINEMA E PSICOLOGIA NON CONDIVIDONO SOLO LA DATA DI NASCITA

Lo psicologo Hugo Munsterberg in “Film. Uno studio psicologico” evidenzia come alcune tecniche cinematografiche siano strettamente affini ad alcuni processi mentali, ad esempio con il primo piano cinematografico «è come se il mondo esterno si insinui nella nostra mente e sia caratterizzato non dalle sue leggi, ma dall’esercizio della nostra attenzione», così facendo «il primo piano ha dato forma materiale all’azione mentale».

Con la tecnica del flashback invece il cinema chiama in causa i meccanismi mentali della memoria e dell’immaginazione, in questo modo «avvenimenti talmente distanti l’uno dall’altro a cui ci sarebbe impossibile essere contemporaneamente presenti, si fondono nel nostro campo visivo, allo stesso modo come sono contemporaneamente presenti nella nostra coscienza».

La femminista Laura Mulvey e il teorico Christian Metz hanno analizzato, nei loro studi, il processo dell’identificazione spettatoriale e paragonato lo spettatore cinematografico a due tipologie: il sognatore e il voyeur.

SCHERMO, SCHERMO DELLE MIE BRAME

Metz nel suo celebre Cinema e psicanalisi fa riferimento alla teoria della fase dello specchio di Lacan per parlare dell’identificazione cinematografica. Questa fase avverrebbe tra i 6 e i 18 mesi di vita, nel momento in cui il bambino, specchiandosi insieme alla madre, si riconosce e si percepisce per la prima volta come un soggetto completo e non più frammentato.

Ciò risulta fondamentale per la formazione della sua identità. Metz spiega come l’identificazione spettatoriale di fronte a uno schermo (che funge da specchio) sia possibile proprio grazie a questo processo infantile: sarebbe impossibile altrimenti l’identificazione con i personaggi.

L’analogia film/sogno è un altro aspetto molto teorizzato dalla critica del cinema che assimila lo spettatore al sognatore , entrambi immobili e rilassati nel buio della sala. Lo spettatore è stato paragonato inoltre al voyeur che spia attraverso il buco della serratura. Il loro piacere è dato dal fatto di poter introdursi indisturbatamente nell’intimità dei propri “oggetti dello sguardo”, quindi dei propri oggetti del desiderio.

Con questa panoramica ho voluto introdurre lo stretto rapporto che esiste tra cinema e psicoanalisi, sottolineando come la critica cinematografica abbia fatto sue teorie psicoanalitiche per lo studio e l’interpretazione dei film. Questo vale sia per la formazione psicologica dei personaggi che per la ricezione che ne deriva da parte dello spettatore. Ed è attraverso questa lente che parleremo di cinema. I sogni, l’inconscio, i giochi di associazioni, i deliri, l’interesse per la mente umana in generale, sono stati e sono ancora temi centrali nella produzione cinematografica, ce ne dicono qualcosa i film di Alfred Hitchcock, Woody Allen, Ingmar Bergman, di Fellini, ResnaisTarkovskij, Bunuel, PolanskiLynch e potremmo continuare ancora. Ma si spengono le luci…vi aspetto alla prossima “puntata”.