“Youth – La giovinezza” di Paolo Sorrentino

Se La grande bellezza è stato paragonato a La dolce vita, l’ultima pellicola di Sorrentino, ambientata tra sogni, terme e fantasie, non può che essere il suo 8 ½. E anche in Youth, come in 8 ½, troviamo un regista, Mick Boyle (Harvey Keitel) che combatte, qui più che con l’ideazione con la conclusione (lui e il suo staff si scervellano sulla scelta dell’ultima battuta) del suo ultimo film, quello che lui stesso definisce il suo film-testamento. Insieme a lui, in un hotel tra le Alpi svizzere, trascorre le sue vacanze l’amico Fred Ballinger (Michael Caine), compositore e direttore d’orchestra in pensione.
Il film affronta con serietà ed ironia il tema dell’invecchiamento, mettendo continuamente i due protagonisti in relazione con diverse sfaccettature della giovinezza (la bellezza di Miss universo, l’innocenza del bambino che suona il violino) ma anche della vecchiaia: dalla coppia che a tavola non si parla mai alla vecchia ingrata Brenda (Jane Fonda). Youth è un film che indaga temi in coppie di opposti: giovinezza-vecchiaia, passato-futuro, realtà-fantasia, colto-popolare, cinema-televisione… l’hotel e le Alpi sembrano una sorta di paradiso, in realtà più un limbo in cui è ambientato quasi l’intero film.
Sublime la fotografia di Luca Bigazzi, limpida come le acque delle piscine dove si immergono i protagonisti, elegante la regia, non più barocca come nei precedenti film di Sorrentino nè fastidiosamente pacchiana come ne La grande bellezza, minuzioso il montaggio. E la musica, mai come ora, assume un significato simbolico divenendo istanza rappresentante dei personaggi: Fred Ballinger non può che essere le sue Canzoni semplici (raccolta di brani di cui nel film viene eseguita Canzone semplice #3); torna il nome del compositore contemporaneo David Lang (di lui Sorrentino utilizzò I lie nei primi minuti de La grande bellezza), che ha scritto un altro brano nel suo inconfondibile stile: Just (after song of songs), qui la musica, utilizzata per presentare l’hotel, accompagna le immagini degli esterni e degli interni dell’albergo paradisiaco. Una musica eterea come il luogo che designa. L’importanza della musica è evidente fin dall’inizio, comincia infatti prima del film stesso e la prima scena ritrae l’esibizione di una cantante su un palco rotondo che ruota su se stesso. Ma la musica viene utilizzata anche nelle descrizioni negative, come nel caso della nuova fidanzata del figlio del regista Mick, che a detta di Fred fa il mestiere peggiore che esista: la popstar. Si tratta di Paloma Faith, nei panni di sé stessa, che viene presentata con un vero e proprio videoclip con tanto di nome d’arte e titolo della canzone. La musica accompagna Fred anche nella sua fantasia, nel dirigere le mucche in quello che non può che essere definito un concerto per campanacci. E chiaramente non può mancare nel gran finale, in una emozionante sequenza tra Fred e gli spettatori con i quali Sorrentino vuole farci identificare, riuscendoci, grazie alla forza del cinema e alla coinvolgente composizione di Lang. Perché “la musica non ha bisogno delle parole, né delle esperienze, la musica c’è”. Infondo Youth è un film sull’invecchiamento, sul tempo e quindi sull’essere umano, sulla natura, sulla vita, sui ricordi e sulle emozioni… e noi “siamo soltanto comparse”.

Voto: 8 1/2