Minori, quali i disagi e quali opportunità? Report dell’incontro alla Casa Internazionale delle Donne

La Casa internazionale delle Donne di Roma ha ospitato un incontro organizzato dall’associazione Il Cortile e il Consorzio zona 180 sul tema Bambini e adolescenti nel XXI secolo: quali disagi, quali opportunità?

È stata una mattinata di confronto e riflessioni con operatori e attori politici, quella di venerdì 19 giugno, durante la quale sono stati presentati progetti e buone prassi sui temi dei disturbi legati all’infanzia e all’adolescenza. Temi che si aprono a molte sfaccettature d’analisi e di intervento, se si pensa a come le dinamiche della “società liquida” in cui viviamo interferiscono sui processi di crescita di bambini e adolescenti, alle prese con un mondo da un lato sempre più semplificato – da strumenti tecnologici e gerarchie indebolite – dall’altro sempre più complesso da decifrare – perché pregno di stimoli che oggi più che mai tendono a moltiplicarsi. Così si moltiplicano anche le forme del disagio, che si declina in certi casi in depressione, atti di violenza, bullismo, disturbi dell’apprendimento e del comportamento, dispersione scolastica. Di fronte a questi nodi è utile il confronto tra operatori, per rintracciare strumenti e metodi con cui scendere in campo per fornire supporto e assistenza ai minori e alle loro famiglie, sempre più in difficoltà nel rapporto con i propri figli, disorientate da difficoltà e problemi che richiedono supporto e competenze per dare senso, trovare limiti al di là delle fredde categorie diagnostiche che riducono la complessità e l’unicità delle situazioni problematiche. Per uscire dall’emergenza in cui ci troviamo,  afferma Alessandro Reali, coordinatore del Consorzio zona 180, bisogna fare programmazione e noi siamo qui per pensare pubblicamente ad un’azione di programmazione sul territorio.

Il Cortile, come ha spiegato Laura Storti durante il suo intervento, nasce all’interno della Casa internazionale delle Donne e negli anni ha attivato servizi rivolti a bambini e adolescenti. Dal lavoro con le scuole, incentrato sulla prevenzione di violenze e stereotipi di genere, al servizio S.O.S. Scuola, un supporto alle difficoltà scolastiche svolto anche in domiciliare. L’approccio utilizzato è volto ad accompagnare i bambini nel passaggio da “oggetti” di cura a “soggetti” a tutti gli effetti, con riguardo a quell’unicità che caratterizza ognuno, tentando di cogliere le potenzialità per metterle poi a frutto nel modo più aderente alle esigenze del singolo. “Valorizzare il sintomo” è il ruolo dell’educatore, coma ha detto Monica Vacca, spiegando l’approccio psicoanalitico che caratterizza gli interventi degli operatori de Il Cortile durante l’assistenza domiciliare. Un approccio che tuttavia viene mediato con gli utenti bambini/adolescenti, come accade ad esempio nel Laboratorio, uno spazio in cui la psicoanalisi è applicata al di fuori del dispositivo della seduta analitica, in una situazione che vede più bambini e operatori insieme. Di questo ha parlato Matteo De Lorenzo nel suo intervento, raccontando esperienze e prassi messe in campo per sciogliere nodi comportamentali di alcuni adolescenti con cui ha lavorato.

Il Consorzio zona 180, realtà articolata su più raggi d’azione, ha sviluppato e sta ancora mettendo a punto una serie di interventi che si focalizzano sul supporto ai minori. Come ha spiegato Sara Panucci, l’intento dei servizi progettati è quello di territorializzare l’offerta di aiuto, con la doppia finalità di presenziare spazi sociali al di fuori dei luoghi convenzionalmente assegnati alle istituzioni e di migliorare il collegamento tra i servizi – associazioni, scuola, servizi sanitari territoriali – e la cittadinanza. In tal senso sono stati attivati degli sportelli nei quartieri San Paolo e Laurentino 38, dove le famiglie possono trovare un aiuto ad accedere ai servizi pubblici e alle risorse territoriali del privato sociale, ma anche uno spazio che accoglie i minori con difficoltà psicologiche e cognitive, come ha spiegato Edgardo Reali nel suo intervento. In caso di disturbi dell’apprendimento è poi possibile avvalersi di tutor che seguono i bambini/adolescenti intraprendendo con loro un percorso di “empatia e ascolto”, ha raccontato Silvia Bonfitto. Il tutor, ponendosi come “facilitatore”, si fa portavoce delle paure della famiglia, fornendo risposte che si conformano all’unicità del minore, ne difendono le competenze e lo aiutano nella presa di consapevolezza del suo ruolo. Inoltre, al di la dei servizi, il Consorzio presta attenzione anche al momento della progettazione degli interventi, e lo fa attraverso un tavolo di confronto su tematiche socialmente rilevanti che coinvolgono i minori, come ha spiegato Cristina Cammarata.

In questo senso l’idea è di coinvolgere tutta la rete che gira intorno ai minori, sostenendo insegnanti e genitori a prevenire e gestire determinati disturbi.
Interessante inoltre l’intervento di Michele Ribolsi, che raccontando del suo lavoro al Bambin Gesù ha posto l’accento su quelle che sono le risposte delle istituzioni ai problemi legati ai minori. Sono circa 500 gli accessi al pronto soccorso psichiatrico, tra i problemi più frequenti quelli legati all’anoressia e agli abusi. Un’accoglienza, quella del pronto soccorso psichiatrico, che come ha fatto notare Ribolsi non è tuttavia sufficiente, se non è accompagnata da un “dopo” in cui gli utenti sono ancora seguiti e accompagnati.
Aiutateci a costruire” è l’appello che l’assessore alle Politiche sociali del I municipio, Emiliano Monteverde, ha lanciato alle associazioni presenti al tavolo. Monteverde ha parlato di un intervento condiviso, quello che si vuole perseguire, da costruire con l’Asl e il municipio e con la scuola al centro. Con una spesa di circa 1,8 milioni l’anno destinata al sociale nel territorio del primo municipio, lo spazio per intervenire si può creare e si deve disegnare nel modo più efficiente. Il nodo da sciogliere, secondo quanto spiegato dall’assessore, è però la connessione tra cittadini e servizi. Ci sono diversi servizi sul territorio che la cittadinanza non conosce e che vanno messi in rete. Esiste uno sportello che informa sui servizi presenti nel territorio, ma gli abitanti non ne usufruiscono per scarsa conoscenza, ha raccontato Monteverde.
Servono sì buone prassi, ma senza una rete capillare capace di colmare il gap tra i soggetti in difficoltà e gli strumenti in campo nessun intervento potrà risultare integrato e vincente. Tavoli di confronto come questo, che coinvolgono le associazioni già presenti sui territori, possono creare quella rete di cui c’è bisogno e preparare il terreno per interventi efficaci i questi tempi di crisi.