Chiusura OPG – Le cose sono davvero cambiate?

Il 31 marzo sono stati definitivamente chiusi gli OPG (Ospedali Psichiatrici Giudiziari), ma le cose sono davvero cambiate e risolte? Psichiatri e Magistrati: ”Neanche per sogno”. Sicuramente la permanenza nelle REMS (Residenze per l’Esecuzione della Misura di sicurezza Sanitaria) è probabilmente preferibile alle celle all’interno di un carcere. Questa però è poca cosa rispetto a tutte le problematiche non risolte e da rivedere della nuova legge sulla chiusura degli OPG. La denuncia arriva da Brescia, dove si è aperto un convegno promosso dalla Società italiana di psichiatri, dalla Procura Generale di Brescia, dagli Spedali Civili di Brescia e infine dall’Università degli Studi di Brescia.

Facciamo il punto sulla situazione dell’applicazione della legge e sull’importanza del rapporto Medici/Giudici. Permangono ritardi e mancanze da parte dello Stato e delle Regioni, soprattutto per quello che riguarda l’assegnazione dei fondi necessari per ampliare i vari organici, situazione ancora più critica se pensiamo al personale insufficiente, come sappiamo bene, all’interno dei dipartimenti di salute mentale. In alcuni casi si viaggia al di sotto del 50% del necessario. Infatti, dei settecento cittadini ancora ricoverati negli OPG si suppone che un numero orientativo tra i 250 e i 400 sarà accolto nelle REMS, mentre i restanti usufruiranno, come normali cittadini, dei vari servizi offerti dai dipartimenti di salute mentale. Nell’ultimo anno sono stati accolte 800 persone dai DSM, che però non hanno i fondi necessari per farsene carico. Tra le altre tematiche trattate nel corso del convegno si è parlato anche della necessità di rivedere il tema della pericolosità sociale, di riorganizzare l’assistenza psichiatrica all‘interno delle carceri e di stabilire nuove regole per le consulenze di supporto psichiatrico.

“Superare gli OPG è un atto di civiltà – ha detto Maria Grazia De Biasi, Presidente della commissione Sanità del Senato – ma sappiamo quanti muri ci sono ancora da abbattere tra gli operatori e la società e tra la società e le istituzioni”. Ha aggiunto inoltre che “il dolore dell’anima è un grande dolore e non ci sono farmaci possibili, ed è quello che porta a perdere se stessi”.

Ha spiegato Emilio Sacchetti, Direttore del dipartimento di Salute Mentale degli Spedali Civili di Brescia: “Siamo di fronte a una legge condivisibile nei suoi principi, ma va resa operativa e portata a regime in poco tempo. Questo non è ancora avvenuto per intero, non solo perché siamo ancora all’inevitabile fase di rodaggio, ma anche perché restano non risolti i problemi della carenza di fondi ed è sempre più evidente che una buona applicazione della legge comporta una revisione più generale dei vari temi medici e legali connessi ai rapporti tra reati, disturbi mentali, e la loro cura. In primo piano c’è la necessità di creare una buona assistenza in carcere”.

Potremmo concludere che i miglioramenti e i cambiamenti ci sono sicuramente stati, ma ci sono ancora tante questioni irrisolte e problematiche, su cui bisogna continuare a lavorare. La strada è ancora lunga, ma è sicuramente quella giusta. Continuando così questo piccolo tassello che abbiamo messo potrà diventare sempre più solido e piano piano diventare qualcosa di veramente importante per un cambiamento vero e rivoluzionario.