Sessualità e disabilità: l’assistenza sessuale in Italia e in Europa

Se parlare di sessualità, propria ed altrui, è ancora un tabù allora parlare di sessualità nella disabilità diventa impossibile. Alcuni non la prendono in considerazione, altri pensavano che neanche esiste, altri non vogliono accettarla perché ci sono problemi più importanti da affrontare, altri si scontrano con la problematica ma poi si tirano indietro. Tutte queste reazioni di negazione, però ci allontanano dalla grande esigenza e necessità del disabile di vedere riconosciuto un suo inalienabile bisogno primario, così come lo è per tutti i “normodotati”.

E’ inimmaginabile negare alle persone con disabilità il diritto di amare, non si può negare in toto la dimensione dell’affettività e della sessualità. Molte sono le paure e le difficoltà nel parlare di questo argomento poiché intorno alla vita del disabile ci sono condizioni di difficoltà, di malattia, di emarginazione, di diversità e di morte. Accanto a queste, però, ci sono anche bisogni, necessità, carezze, sentimenti che non si possono togliere ad un essere umano solo perché diverso in una sua parte fisica o mentale.

I pregiudizi e le paure di dover gestire un ambito così intimo dell’essere umano impediscono di vedere realmente le conseguenze e la frustrazione di non poter soddisfare un bisogno primario quale quello sessuale come la voglia di dare un bacio, di ricevere carezze, essere coccolati e di sentirsi uniti ad un’altra persona.

La sessualità è un’espressione fondamentale dell’essere umano, è un fenomeno complesso che vede coinvolte influenze psicologiche, biologiche e culturali. Viene inserito alla base nella piramide dei bisogni di Maslow (1954) come bisogno fisiologico e allora come è possibile raggiungere la piena autorealizzazione dell’individuo e il benessere senza aver soddisfatto prima tali bisogni?

La sessualità non può essere ridotta alla dimensione genitale del sesso, ma comprende una vasta gamma di aspetti culturali e sociologici come pure di sensazioni ed emozioni. La sessualità è così anche relazione, comunicazione e scambio di piacere.

E’ inimmaginabile negare tutto questo ad una persona.

Non bisogna ritenere che sia impossibile per le persone con disabilità avere una vita sessuale soddisfacente o ritenerle come un eterno bambino, cosa che succede molto spesso con i disabili psichici (Valente Torre, 1987). Sarebbe utile insegnare alle persone che ruotano intorno al diversamente abile ad affrontare questi argomenti in maniera serena e a far acquisire una cosiddetta normalità attraverso l’accettazione della diversità del proprio corpo, riconoscerne i limiti, sia fisici, psichici o sensoriali, e stimolarne le potenzialità verso una condizione sociale che li renda più autonomi e che rafforzi la propria identità. In questa visione non può mancare un percorso di autonomia verso una sessualità possibile e autogestita fatta non solo da rapporti sessuali completi ma da gesti che possono essere carezze, baci, tenersi la mano o stare al telefono con il proprio partner. Autonomia che va incoraggiata e sperimentata. Sperimentazione che in Europa è già possibile attraverso il servizio di Assistenza Sessuale.

Assistenza sessuale

Mossi dalla necessità di soddisfare il bisogno sessuale delle persone con disabilità l’Europa già dagli anni ’80, soprattutto in Germania e Paesi Bassi, ha istituito dei “Servizi di Assistenza Sessuale” gestiti da associazioni come la SAR (Associazione per le Relazioni Alternative) nei Paesi Bassi e la SENIS in Germania. Il servizio consiste in prestazioni sessuali e/o di “tenerezza” per disabili dei due sessi, compresi gli omosessuali, da parte di assistenti formati appositamente che si recano nel domicilio dell’utente o negli Istituti.

Il servizio consente l’espressione dei bisogni sessuali ma non solo. Cerca infatti di sviluppare un’esperienza affettiva e non una pura e fredda prestazione sessuale che potrebbe mortificare o sarebbe impossibile da raggiungere per alcune tipologie di utente. Gli operatori vengono formati appositamente e lavorano in modo volontario senza essere incatenati al mondo della prostituzione, offrono carezze, parole, atmosfere calorose e protette dove la menomazione non sia considerata come un limite all’appagamento dei bisogni sessuali e affettivi, inoltre i rapporti sono protetti dal rischio di contrarre malattie a trasmissione sessuale. Le modalità di selezione degli assistenti sessuali sono assolutamente rigorose e questa selezione prevede un difficile percorso.
La figura dell’assistente, quindi, è formata ed indirizzata al conseguimento di un appagamento sì fisico, ma anche affettivo, laddove la disabilità, psichica e non solo, rende normalmente gravoso il perseguimento di questo complesso bisogno primario.

Nel 2004 la FaBS (Fachstelle Behinderung und Sexualität) diede inizio alla prima formazione per assistenti sessuali, come percorso finale di un processo educativo molto complesso centrato sul rispetto dell’altro, sull’etica e sull’ascolto. Questo tipo di formazione è già attiva in Germania, Gran Bretagna, Olanda e Paesi Scandinavi. Questi progetti nascono dalla necessità di rispondere al semplice bisogno del portatore di disabilità di avere un’intimità propria che migliori la possibilità di relazionarsi con il mondo esterno con una diminuzione della frustrazione e dell’aggressività conseguente alla gratificazione di una parte così importante dei bisogni primari. Gli assistenti sessuali propongono ai disabili che lo richiedono massaggi, carezze, esperienze sensuali o giochi erotici e per aiutare il cliente, si spogliano completamente anche loro. Sono i clienti a fissare il limite da non superare e in alcune agenzie non è possibile praticare sesso orale o penetrazione.

In Italia non è presente nessun tipo di possibilità anche se una petizione di www.change.org sull’istituzione del Servizio di Assistenza Sessuale ha raggiunto in pochi giorni 14.000 firmatari.

Nel 2014 nasce Lovegiver (www.lovegiver.it) un’associazione che promuove l’istituzione dell’assistenza sessuale anche attraverso l’Osservatorio Nazionale sull’Assistenza Sessuale, un organo interno che, per mezzo di alcuni attivisti coordinati dal Prof. Fabrizio Quattrini, promuove un dialogo costante e funzionale in materia di sessualità e disabilità. L’Osservatorio Nazionale sull’Assistenza Sessuale ha tre scopi principali: la ricerca, l’aggregazione-controllo e la rete.

Molte sono state le battaglie fino ad ora intraprese a livello istituzionale presso il Parlamento e a livello culturale attraverso la maggiore divulgazione possibile.

Da un anno è fermo il Disegno di legge 1442 del 24 Aprile 2014 sull’istituzione e la regolamentazione dell’Assistenza Sessuale in Italia, alcune regioni si stanno muovendo ma senza prendere ancora una reale decisione in materia. Aspettiamo quindi la regione più illuminata.

L’associazione è già pronta per partire, informa e sostiene le famiglie sul tema ed ha programmato l’avvio dei corsi di formazione per Assistenti sessuali che in Italia, sottolinea il Prof. Quattrini, avranno una delineazione diversa dai Sex Worker presenti nel Nord Europa. In un’intervista Quattrini afferma che <<Essendo quella dell’Assistente sessuale una professione che va oltre il semplice “vendere il proprio corpo” a un disabile. È qualcosa di più complesso perché c’è dietro un aspetto educativo riguardante la sessualità, c’è la forte volontà di creare una situazione di contatto sia umano che sessuale. Non a caso infatti una regola che abbiamo istituito è quella di arrivare, in merito all’operatività, sino a un certo punto. Se noi siamo abituati a vedere il caso dell’assistente sessuale svizzero o tedesco che arriva a mettere in pratica la sessualità anche coitale, arrivando appunto al contatto genitale, per quanto riguarda quello italiano invece si potrà giungere al massimo ad un contatto di tipo autoerotico. Nel caso in cui non fosse possibile da parte del disabile compiere l’autoerotismo, per incapacità di utilizzare le mani ad esempio, ci potrà essere allora un coinvolgimento più diretto e più mirato. Ribadisco che si arriverà quindi al massimo all’autoerotismo. Questo è un limite che da un lato ci tutela rispetto alla prostituzione e dall’altro mette in contatto con il proprio corpo sessuato persone che sono sempre state considerate “inferiori” perché affette da disabilità.>>

La Ricerca

All’interno dell’Osservatorio ed insieme all’IISS Istituto Italiano di Sessuologia Scientifica di Roma, sotto la supervisione del Prof. Fabrizio Quattrini, è stata attivata presso il Comune di Fiumicino una ricerca scientifica per indagare il punto di vista degli operatori prima e genitori in una seconda fase sul tema della sessualità nella disabilità.

Con questo strumento si vuole indagare dove e come si pone l’adulto, operatore o genitore, rispetto al comportamento sessuale problematico, quali rischi si percepiscono, quali sono i desideri delle persone coinvolte nella dimensione quotidiana della vita menomata che emergono rispetto ad una sessualità che può essere considerata “deviata”, se si cerca di correggere, difendere, negare, opprimere tali impulsi oppure si accettano e incoraggiano nella consapevolezza di una crescita verso l’indipendenza. Inoltre nel questionario si vuole conoscere l’opinione dei partecipanti rispetto al tema dell’assistenza sessuale.

Il campione interessato sarà composto da un gruppo di adulti che ricoprono la posizione lavorativa di assistenti socio-assistenziali all’interno di alcune cooperative del Comune di Roma e del Comune di Fiumicino e in una seconda fase dai genitori degli utenti disabili.

Nel lavoro di tutti i giorni infatti gli operatori socio-assistenziali (OSA) o chi si occupa per professione di persone con disabilità si trova nella condizione di provvedere ai bisogni primari, alle cure, alla loro igiene e alla socializzazione. Gli operatori passano la maggior parte del loro tempo con gli utenti e durante lo svolgimento delle attività quotidiane si imbattono nelle loro esigenze e funzioni erotico-sessuali, in forme più o meno manifeste. Queste richieste mettono gli operatori in condizione di rapportarsi all’altro in modo molto intimo e personale, avendo a che fare con un’area che per alcuni è considerata un tabù. Le reazioni e i comportamenti messi in atto dagli assistenti nei confronti della sessualità delle persone con disabilità fisica e psichica sono svariati. Alcune risposte possono essere ricondotte ad un determinato evento che si è verificato durante l’attività lavorativa sottoponendo l’operatore a sentimenti di imbarazzo, vergogna, rabbia oppure al riflesso di concezioni, pregiudizi e atteggiamenti più generali rispetto alla tematica.

Proprio per la delicatezza del tema, in questo momento, sta diventando difficile la raccolta dei questionari somministrati che, anche se in forma anonima, non vengono riconsegnati. Tale dato sta diventando un indice di come ancora sia complesso parlare di sessualità e disabilità.

Veronica Dell’Oste