Quando la psichiatria è donna

Ospiti del Festival di storia all’ex-cinema Palazzo di Roma, approfittiamo della compagnia di Assunta Signorelli per farle alcune domande. Assunta Signorelli è una psichiatra con una lunga carriera alle spalle : è stata direttrice del DSM di Trieste e il 27 maggio uscirà in libreria la sua ultima fatica: “Praticare la differenza. Donne, psichiatria e potere”, edito dalla collana 180.
Io ho sempre pensato che la psichiatria dovrebbe occuparsi della mente e della ragione, secondo me ci sono delle cose che è giusto leggere dalla parte delle donne io non so se siamo migliori o peggiori degli uomini, non mi interessa, so che siamo diverse e di questa differenza mi sono occupata”.
Assunta Signorelli l’ha fatto pubblicando il suo libro Praticare la differenza donne psichiatria e potere: “questa è una raccolta di articoli che io scritto, quasi tutti mai pubblicati, in 40 anni di lavoro. Ho cominciato a lavorare con Franco Basaglia nel manicomio di Livorno come studentessa volontaria nel 1970 poi l’ho seguito a Trieste dove mi sono laureata e in seguito specializzata e ho partecipato alla distruzione del manicomio, ma soprattutto alla costruzione dei servizi di salute mentale di Trieste”.
Per la Signorelli la questione della salute mentale della donna  c’è sempre stata, “la storia delle donne nella psichiatria ha origini antiche, se noi pensiamo alle streghe o anche alle sante sono quelle che oggi finirebbero nei servizi di salute mentale per disturbi alimentari, per una serie di questioni che oggi abbiamo definito come la famosa psicosi puerperale”.
Personalmente ha contribuito attraverso varie esperienze, “nel 1975 per la prima volta un gruppo di donne un collettivo per la salute della donna venne riconosciuto parte civile in un processo per stupro su una donna con sofferenza psichica. Se andate a leggere l’esperienza di Trieste di donne non si parla mai non si parla di questo collettivo come del Centro donna salute mentale che nel 1990 è stato per 10 anni l’unico centro pubblico di salute mentale che si occupava di donne con solo operatrici donne e seguiva tutte le fasi iniziando dal TSO. Poi c’è l’associazione “Luna e l’altra” che si occupa di salute mentale e ancora funziona e in 10 anni aveva notato una diminuzione dell’uso degli psicofarmaci”.
Oggi le associazioni che si occupano della salute mentale delle donne sono molte e sono sparse su tutto il territorio nazionale in merito a questo la Signorelli ci ha detto” io credo che quando si lavori non sia mai inutile, io credo che noi donne con un sapere e un potere dobbiamo capire che la psichiatria è una scienza maschile, la psicologia è una scienza maschile allora dobbiamo accettare di entrare in discussione come operatrici con il maschile. Io sono una psichiatra e ho studiato la psichiatria scientifica: io credo che queste associazioni siano utili se sono in grado di comprendere che questo sapere ha ucciso le donne. Sono molto dispiaciuta che nei servizi pubblici di questa cosa non si tenga conto. Queste associazioni segnalano un ’assenza e perciò sono importanti, però si devono interrogare sul maschilismo occulto che questa psichiatria e psicologia porta con sé”.