L’educazione sessuale secondo l’OMS: quando delle linee guida ragionevoli infrangono tabù secolari

In occasione del Family Day e della manifestazione “Difendiamo i nostri figli. STOP GENDER NELLE SCUOLE”, organizzata a Roma il 20 giugno di quest’anno, si è assistito ad una vera e propria denuncia da parte dell’associazionismo cattolico verso l’educazione sessuale proposta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Una denuncia verso un’impostazione educativa definita ‘ideologica’, in cui attraverso volantini ‘informativi’ venivano delineati gli aspetti più grotteschi di tale approccio. Dal volantino (figura sottostante) emerge che l’OMS vorrebbe insegnare ai bambini a masturbarsi con corsi continuativi dall’asilo fino ai 12 anni d’età, oltre ad affrontare precocemente argomenti che definire ‘tabù’ visti da un’ottica religiosa è dir poco. Leggendo il volantino, qualche perplessità è più che legittima.

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Tuttavia, le cose stanno veramente così?
No. Le frasi sono inserite in modo totalmente de-contestualizzato rispetto alle linee guida pubblicate, con il deliberato fine di provocare indignazione nelle famiglie cattoliche partecipanti alla manifestazione, forse nella consapevolezza che nessuno poi andasse a controllare e leggere veramente il documento incriminato di cotanta blasfemia.
Il documento in questione, dal titolo “Standard per l’Educazione Sessuale in Europa. Quadro di riferimento per responsabili delle politiche, autorità scolastiche e sanitarie” è stato sviluppato dal Centro Federale per l’Educazione alla Salute tedesco attraverso la collaborazione di 19 esperti provenienti da 9 Stati europei. Tutti pervertiti sessuali che vogliono mettere in crisi i saldi valori con cui siamo cresciuti da piccoli, trasformando l’onanismo in una disciplina curriculare?
No. Il documento propone sicuramente principi educativi all’avanguardia per quel che riguarda l’educazione sessuale: tuttavia tali principi sono inseriti in una visione ragionevole e aggiornata dello sviluppo e delle fasi d’apprendimento dei minori, basata su una conoscenza reale e specialistica di quella che è la vita mentale di bambini e ragazzi. Proprio per questo, il documento da un quadro della realtà infantile e adolescenziale probabilmente sconosciuto agli ultracattolici e, d’altra parte, per loro assolutamente inaccetabile.

Nel testo si parla di salute sessuale come di “uno stato di benessere fisico, emotivo, mentale e sociale relativo alla sessualità; non consiste nella semplice assenza di malattie, disfunzioni o infermità. La salute sessuale richiede un approccio positivo e rispettoso alla sessualità e alle relazioni sessuali come pure la possibilità di fare esperienze sessuali piacevoli e sicure, libere da coercizione, discriminazione e violenza. Per raggiungere e mantenere la salute sessuale, i diritti sessuali di ogni essere umano devono essere rispettati, protetti e soddisfatti“
Non si parla di peccato, senso di colpa e tentazioni del demonio. In altre parole, la sessualità viene normalizzata e concepita come qualcosa di naturale ed umano. Inoltre, diversamente da quanto denunciato nella manifestazione, le linee guida non sono destinate alla scuole, ma ai governi al fine di orientare eventuali programmi d’intervento con una serie di ‘istruzioni per l’uso’ basate su evidenze scientifiche. Nessun allarme e nessuna imposizione: il documento è destinato ad altri adulti, professionisti della scuola e della sanità, che avranno il compito di adattare e contestualizzare per i più piccoli i concetti e le linee guida indicate. Come viene specificato nel documento, “l’educazione sessuale è adeguata per l’età rispetto al livello di sviluppo e alle possibilità di comprensione, è sensibile rispetto alla cultura, alla società e al genere. E’ rapportata alle realtà di vita di bambini o ragazzi.
L’educazione sessuale, quindi, deve tenere conto del contesto culturale e sociale e delle reali possibilità di comprensione del bambino.
Questo dovrebbe già tranquillizzare. L’educazione sessuale si inserisce in una visione più ampia, che riguarda la conoscenza del proprio corpo e aspetti fondamentali che riguardano la dimensione affettiva e relazionale.

Ma ai bambini viene insegnata la masturbazione?
No: si aiuta il bambino o l’adolescente a capire come funziona il proprio corpo e si forniscono informazioni adeguate alle capacità di comprensione e all’età del bambino al fine di far vivere con serenità comportamenti che avvengono già naturalmente. In altre parole non si insegna ‘la masturbazione precoce’, in quanto ‘la masturbazione precoce’ è un comportamento già messo in atto spontaneamente dai bambini, ma al contrario, invece di reprimere e insegnare che è un peccato, si trasmettono informazioni in grado di rendere questa dimensione naturale dello sviluppo umano, un aspetto da vivere con serenità, senza ‘colpe’ o ‘patologizzazioni’ improprie. Favorendo in questo modo, la capacità di regolare a gestire in modo adeguato questi comportamenti. Non formazione, ma informazione corretta, quando è opportuno.
E questo vale per tutti i temi scandalosi esposti nel volantino, dai metodi contraccettivi, all’amore verso il proprio simile all’identità di genere: i concetti, estrapolati da un discorso più ampio rivolto a professionisti del settore, vengono riportati in modo strumentale e denigratorio.
Nel documento dell’OMS, infatti, si specifica in riferimento ai termini utilizzati che : “Gli adulti attribuiscono un significato sessuale ai comportamenti sulla base della loro esperienza di adulti e talvolta hanno molta difficoltà a vedere le cose con gli occhi di un bambino o di un ragazzo. Tuttavia, è essenziale adottare la prospettiva di bambini e ragazzi.”

Un’idea guida chiave del documento è che i bambini debbano ricevere informazioni su specifici argomenti prima di averne bisogno. Ad esempio, ricevere informazioni adeguate sui contraccettivi, ovvero sul fatto che esistono e a che cosa servono o sapere dell’esistenza delle mestruazioni prima della pubertà, può essere fondamentale per prevenire disagi peggiori ed essere maggiormente in linea con idee e curiosità che i bambini affrontano già da sé, all’oscuro di genitori inconsapevoli.
L’obiettivo è prevenire i disagi dei minori e farli arrivare informati a tappe della propria crescita così importanti.
Tuttavia, questo obiettivo è totalmente in contrasto con un certo tipo di cultura cattolica, ultra-protettiva e giudicante rispetto a questi argomenti. Come se già parlarne fosse peccato e in qualche modo incitasse a determinati comportamenti, in una visione altamente svalutante delle capacità intellettive e della volontà di bambini e ragazzi, i quali devono essere tenuti all’oscuro dei pericoli legati alla sessualità. Per l’OMS, al contrario, il fine dell’educazione sessuale è favorire l’autonomia di pensiero dei minori su questi argomenti fornendo “le competenze necessarie ad agire sulla base delle predette informazioni, contribuendo così a sviluppare atteggiamenti rispettosi ed aperti che favoriscono la costruzione di società eque”. E per responsabilizzare e dare autonomia, sono necessarie le informazioni. Insomma, decisamente un’altro mondo, in cui un dibattito è necessario e produttivo, ma che niente ha a che fare con la disinformazione portata avanti durante il Family Day.

Di seguito i 7 principi su cui si fonda il modello di educazione sessuale proposto dall’OMS:
1. L’educazione sessuale è adeguata per l’età rispetto al livello di sviluppo e alle possibilità di comprensione, è sensibile rispetto alla cultura, alla società e al genere. E’ rapportata alle realtà di vita di bambini o ragazzi.
2. L’educazione sessuale si basa sui diritti umani (sessuali e riproduttivi).
3. L’educazione sessuale si basa su un concetto olistico di benessere che comprende la salute.
4. L’educazione sessuale poggia saldamente sui principi di equità di genere, autodeterminazione e accettazione della diversità.
5. L’educazione sessuale inizia alla nascita.
6. L’educazione sessuale deve essere intesa come un contributo verso una società giusta e solidale, attraverso l’empowerment delle persone e delle comunità locali.
7. E’ basata su informazioni scientificamente accurate.

Gli obiettivi:
1. Contribuire a un clima sociale di tolleranza, apertura e rispetto verso la sessualità e verso stili di vita, atteggiamenti e valori differenti.
2. Rispettare la diversità sessuale e le differenze di genere, essere consapevoli dell’identità sessuale e dei ruoli di genere.
3. Mettere in grado le persone, attraverso un processo di empowerment, di fare scelte informate e consapevoli e di agire in modo responsabile verso se stessi e il proprio partner.
4. Avere consapevolezza e conoscenza del corpo umano, del suo sviluppo e delle sue funzioni, in particolare per quanto attiene la sessualità.
5. Essere in grado di svilupparsi e maturare come essere sessuale, vale a dire imparare a esprimere sentimenti e bisogni, vivere piacevolmente la sessualità, sviluppare i propri ruoli di genere e la propria identità sessuale.
6. Acquisire informazioni adeguate sugli aspetti fisici, cognitivi, sociali, affettivi e culturali della sessualità, della contraccezione, della profilassi delle infezioni sessualmente trasmesse (IST) e dell’HIV, della violenza sessuale.
7. Avere le competenze necessarie per gestire tutti gli aspetti della sessualità e delle relazioni.
8. Acquisire informazioni sull’esistenza e le modalità di accesso ai servizi di consulenza e ai servizi sanitari, particolarmente in caso di problemi e domande relativi alla sessualità.
9. Riflettere sulla sessualità e sulle diverse norme e valori con riguardo ai diritti umani al fine di maturare la propria opinione in maniera critica.
10. Essere in grado di instaurare relazioni (sessuali) paritarie in cui vi siano comprensione reciproca e rispetto per i bisogni e i confini reciproci. Ciò contribuisce alla prevenzione dell’abuso e della violenza sessuale.
11. Essere in grado di comunicare rispetto a sessualità, emozioni e relazioni, avendo a disposizione il linguaggio adatto.