“L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello” di Oliver Sacks

Martina Cancellieri

L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello è una raccolta di casi neurologici, trascritti nella forma del racconto, del famoso neurologo inglese Oliver Sacks. Le anamnesi diventano narrazioni, vive e soggettive, e i casi neurologici dischiudono i mondi e le esperienze incredibili delle persone che vivono queste problematiche. I racconti sono raggruppati in quattro parti: Perdite; Eccessi; Trasporti; Il mondo dei semplici. La prima categoria espone casi di persone accomunate tra loro dal fatto di avere dei decifit di natura neurologica. Vorrei soffermarmi su questa prima categoria che personalmente è quella che mi ha colpita e toccata di più. Lessi il libro alcuni anni fa, quando avevo all’incirca vent’anni, e non avrei mai immaginato che potessero esistere dei casi così “strani”, per me completamente estranei e inimmaginabili. Ne ricordo in particolare tre contenuti in “Perdite”, che sono anche i primi tre racconti del libro: il primo è quello che dà il titolo a questo lavoro di Sacks, L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello, il secondo è intitolato Il marinaio perduto e il terzo La disincarnata.

Nel primo caso l’uomo che si presenta dal dott. Sacks, alla fine della visita, prima di uscire dalla stanza, si appresta a prendere il proprio cappello ma lo confonde con la testa di sua moglie. Il paziente non era in grado di distinguere i volti e di avere una visione d’insieme delle figure, specialmente umane. L’uomo dunque non riusciva ad attribuire significato visivo agli oggetti che vedeva. L’aspetto più triste di questo decifit sta nel fatto che il paziente non è assolutamente consapevole del proprio problema.
Del secondo caso, Il marinaio perduto, mi colpì molto questa frase di Sacks: “Se un uomo ha perso una gamba o un occhio, sa di averli persi; ma se ha perso un sé, se stesso, non può saperlo, perché egli non c’è più per saperlo”. È la triste storia di un uomo di 49 anni che ha perso la memoria degli ultimi 30 anni di vita ed è convinto di averne ancora 19. Il problema è molto grave perchè ad esso si aggiunge un’ulteriore lesione della memoria a breve termine, per cui capita che il marinaio si trovi spesso nel mezzo di un’azione senza sapere il motivo per cui la stia compiendo.
Ne La disincarnata, la paziente viene soprannominata in questo modo perché ha perso la propriocezione, quella capacità che ognuno ha di percepire il corpo come qualcosa di appartenente a sé. Sacks descrive questo caso come il primo al mondo e dunque ancora un enigma indecifrabile. Credo che tra tutti i racconti sia quello che più mi ha commossa suscitandomi molta compassione perché la donna affetta da questa sindrome è costretta a vivere il resto della sua vita con una sensazione di vuoto, di estraneità al proprio corpo e quindi non-appartenenza a un sé, questo inoltre le provoca un disagio enorme per ogni singolo, lento, movimento, che ella è costretta a gestire con il senso della vista. Così la donna descrive il proprio problema: “Questa ‘propriocezione’ è come se fosse gli occhi del corpo, il modo in cui il corpo vede se stesso. E se scompare, come è successo a me, è come se il corpo fosse cieco. Il mio corpo non può ‘vedere’ se stesso se ha perso i suoi occhi, giusto? Così tocca a me guardarlo, essere i suoi occhi”.

Alla categoria delle “Perdite” segue quella degli “Eccessi”, con problemi opposti ma per un certo verso simili a quelli dei tre racconti qui accennati, però anziché trattare di deficit, ora i casi sono incentrati sulla “sovrabbondanza di funzione”, come nella storia di Ray dei mille tic. Per spiegare la terza parte, “Trasporti”, non c’è nulla di più esaustivo delle parole di Sacks: “Il tema di questa parte è il potere dell’immaginazione e della memoria di «trasportare» una persona, come risultato di una stimolazione abnorme dei lobi temporali e del sistema limbico del cervello. Questo può anche insegnarci qualcosa sulla base cerebrale di certe visioni e sogni, e su come il cervello (che Sherrington chiamò «un telaio incantato») possa tessere un magico tappeto volante per trasportarci”. Infine, “Il mondo dei semplici” è la categoria dedicata a quelle persone con dei decifit, come gli autistici, che dunque hanno un modo singolare di comunicare e spesso delle spiccate doti creative. Se così il libro si è aperto con casi strambi ma complessi e fortemente invalidanti come quello dell’uomo che scambiò suo moglie per un cappello, nell’ultima parte Sacks ci racconta un mondo più semplice ma molto colorato, popolato da personaggi eccezionali e atipici.