Musica e immaginazione

Martina Cancellieri

In letteratura siamo portati ad immaginare ciò di cui leggiamo, descrizioni di ambienti e personaggi, i pensieri di questi ultimi… nel cinema siamo portati a credere, a identificarci e a perderci nelle immagini in movimento sullo schermo che si “sostituisce” al nostro cervello… ogni arte stimola più o meno l’immaginazione in modi diversi ma vi siete mai chiesti perché una stessa musica sia in grado di produrre nelle menti degli ascoltatori immagini diversissime? Questo succede perché essa possiede una sintassi, una propria costruzione formale, ma è priva di semantica. Ciò consente al fruitore di una qualsiasi composizione musicale di poter associare a melodie e armonie le più disparate immagini mentali. È altresì certo che ogni brano musicale possiede un proprio mood dato dalla tonalità principale, maggiore o minore, dal tempo, dal ritmo, e dal timbro, dal numero e dall’organizzazione degli strumenti. Una composizione per orchestra in tonalità maggiore con indicazioni temporali, agogiche e dinamiche del tipo “allegro” e “fortissimo” non potrà mai suscitare le stesse immagini di un brano solista in tonalità minore con indicazioni come “largo” e “piano”. Innanzitutto perché la tonalità maggiore risulta più solare e brillante mentre quella minore più cupa e triste. In secondo luogo perché l’insieme di più strumenti trasmette il senso di una coralità a differenza di un solo strumento che fa pensare a una singolarità. Tuttavia anche queste attribuzioni non possono essere totalmete oggettivizzate dal momento che l’esperienza musicale è sempre soggettiva e proprio perché la musica non ha un significante oltre sé stessa, essa ha la caratteristica di lasciare l’immaginazione del fruitore più libera rispetto alle altre arti.

Può essere interessante per noi soffermarci su alcuni esempi di musica a programma, quel tipo di musica descrittiva che fa riferimento a un’idea extramusicale ma nel farlo si serve solo di sé stessa, si tratta dunque sempre di musica pura. Questo genere di musica descrittivo è divenuto importante con il Romanticismo, in particolare Franz Liszt verso la metà dell’Ottocento inventò il poema sinfonico, una composizione per orchestra il più delle volte ispirata a un’opera letteraria che può essere poetica, filosofica o di finzione. Ma l’esempio più famoso di musica con riferimenti extramusicali si ha nel Settecento con Le quattro stagioni di Vivaldi dove ogni stagione è dipinta con dei caratteri che descrivono il clima e l’atmosfera tipici.

 

Tra il 1870 e il 1920 circa, si sviluppò, prevalentemente in Francia, la corrente musicale dell’Impressionismo, i cui maggiori esponenti furono Claude Debussy e Maurice Ravel. I brani impressionisti di questi compositori sono fortemente caratterizzati da atmosfere sognanti e armonie che spesso rimandano la mente al lontano Oriente come nelle Estampes di Debussy, una raccolta per pianoforte composta da tre brani: Pagodes con le sue scale pentatoniche ricrea perfettamente le sonorità della musica cinese e descrive questo mondo orientale in un’atmosfera eterea. La soiree dans Grenade è più spagnoleggiante ed è appunto una cartolina musicale che Debussy vuole dare della Spagna notturna. Jardins sous la pluie è il brano più movimentato e tecnicamente più complesso della raccolta ed è una pioggia armonica onirica e sospesa.

 

Anche la produzione di Ravel presenta molte composizioni impressionistiche come i Miroirs, una raccolta per pianoforte composta da cinque brani (due dei quali anche orchestrati dallo stesso Ravel): il primo, Noctuelles, è una composizione evanescente dal sapore notturno e fantasmatico. Oiseaux tristes evoca lo stato d’animo malinconico e tormentato di uccellini tristi e solitari. Une barque sur l’océan rimanda inevitabilmente al navigare tra le onde dell’oceano come un viaggio astratto e interno ai flussi del proprio animo. Nella grottesca e passionale Alborada del gracioso è evidente tutto l’amore di Ravel per le melodie spagnole riecheggiate nel brano. Infine ne La vallée des cloches il suono e l’eco delle campanee nella valle donano un’immagine che può essere paragonata alla mente dove a suonare sono i pensieri e le fantasie.

 

Se è vero dunque, come si è visto, che in alcuni casi musiche e titoli possono essere evocativi e descrittivi in modo da aiutare e indirizzare le associazioni mentali dell’ascoltatore verso i temi che l’autore vuole rappresentare, è vero anche che la mente può spaziare liberamente e creare a seconda delle esperienze individuali mondi costruiti quasi totalmente dalla propria soggettività.

Foto: Tim Hamilton | Flickr | CCLicense