Migranti, un aiuto psicologico vero e concreto

Sono mesi che siamo di fronte a una tragedia che si può definire mondiale, quella dei migranti che arrivano sulle coste europee dopo aver affrontato traversate in condizioni terribili e spesso vedendo morire i propri  compagni di viaggio. Da mesi sentiamo e vediamo, ai TG, sui giornali e in radio, scene di ogni tipo, notizie di persone, ragazzi, bambini che affrontano, in condizioni disumane, viaggi in cui spesso non riescono nemmeno ad arrivare a destinazione. Storie di bambini che perdono i familiari e rimangono soli e genitori che perdono i propri figli che magari cadono in mare e non riescono a salvarsi. Spesso nessuno li aiuta come dovrebbe e queste persone restano sole con il loro dramma. Così ci si trova ad assistere a scene che non vorremmo mai vedere, ascoltare vicende strazianti come quella recente dei due bambini trovati privi di vita in riva al mare.

Quello che ci chiediamo: ma queste persone chi le aiuta veramente? E soprattutto chi gli dà un supporto psicologico? Infatti, non hanno solo bisogno di stabilità, di una casa, di cibo, di vestiti… Per carità, tutti aspetti fondamentali, ma appunto non dimentichiamo quello che abbiamo detto poco sopra: queste sono spesso persone che hanno subito traumi e perdite di ogni tipo per cui si trovano smarriti e molto spesso soli, soprattutto i bambini. A queste persone si può dare tutto il cibo e vestiti che vogliamo, ma bisogna restituirgli una calma e serenità perduta, fargli superare anche torture e violenze subite, compito per nulla facile. Ma queste strutture e questi sostegni esistono? E se sì, funzionano veramente?

Una di queste strutture è nata il 31 Maggio tramite l’organizzazione Medici Senza Frontiere che si occupa  di queste problematiche. Lo sportello è attivo nella base operativa di Medici senza frontiere, a Pozzallo, nel ragusano, una delle zone dove, in particolare d’estate, arrivano molti dei migranti e dei profughi e richiedenti asilo, che partono dalle coste a sud del mediterraneo. Il giorno della sua creazione, a fine maggio, il gruppo ha dato supporto psicologico a 18 dei 454 migranti soccorsi da MSF, che dalla Libia hanno raggiunto al porto di Augusta, dopo aver attraversato il Mediterraneo. Questi sono stati i primi  soccorsi effettuati dalla nuova equipe di pronto soccorso psicologico. Il gruppo di MSF è composto da uno psicologo e da alcuni mediatori culturali, pronti ad entrare in azione nei vari porti italiani entro 72 ore dalla segnalazione.

Spiega lo psicologo di MSF, Dario Terenzi, “è chiaro che la situazione era molto difficile per le persone a bordo, molti sono rimasti traumatizzati dall’aver vissuto momenti molto angoscianti durante il viaggio. Abbiamo formato questa equipe per essere in grado di fornire il primo soccorso psicologico a chi ha subito esperienze particolarmente traumatiche e ha urgente bisogno di assistenza psicologica all’arrivo”.

Un’altra struttura di pronto soccorso psicologico esiste anche a Roma all’interno del centro Baobab di via Cupa: lì la Croce Rossa ha allestito una tendopoli. Il personale svolge l’attività in collaborazione con Asl RMA, RMB e INMP (Istituto Nazionale per la promozione della salute della popolazione migranti) e si rivolge in special modo a persone in transito a Roma che poi proseguono il proprio viaggio verso altre destinazioni d’Europa. L’obiettivo dell’intervento è di prevenire e trattare il disagio connesso ai diversi traumi che i migranti possono aver subito durante il loro viaggio. Il centro Baobab, dopo lo sgombero dell’insediamento di Ponte Mammolo, così come la stazione Tiburtina, sono diventati luoghi di transito dove molte persone che sono arrivate in Italia e vivono nella capitale trovano rifugio.

“Nel corso della nostra esperienza in Sicilia, abbiamo incontrato persone che già dal momento dello sbarco potevano beneficiare positivamente di un supporto psicologico. Questo perché prima o durante il viaggio molti vivono eventi traumatici, specialmente in Libia”, racconta Stefano Di Carlo, Capomissione Italia. “Qualche settimana fa, durante una nostra visita di valutazione alla stazione Tiburtina, ci siamo resi conto che molte persone in transito non avevano ancora ricevuto nessun tipo di supporto dal momento dello sbarco. Confrontandoci con altri attori sanitari già attivi sul territorio per far fronte ai bisogni primari, ci è stata confermata la necessità di avviare un progetto di primo soccorso psicologico in questo contesto”.

L’intervento di Medici Senza Frontiere, della durata di 3 mesi, si unisce a quello di diverse organizzazioni del privato sociale e del volontariato, ed ha lo scopo d’individuare i soggetti vulnerabili ed eventualmente pianificarne la presa in carico in base ai tempi di permanenza, con un relativo orientamento ai servizi presenti sul territorio.

In una situazione così difficile come quella che vivono i migranti e i rifugiati in questi giorni, fra tanta cattiveria e crudeltà, dove ormai prevale solo la sopraffazione sul più debole, si vede uno spiraglio di luce, una piccola luce in un oceano di oscurità. Ma può fare molto! Per fortuna esiste ancora molta umanità, grazie a queste persone fantastiche, che danno tanto conforto e solidarietà, e tutto questo senza chiedere niente in cambio. Speriamo che con il tempo questa piccola goccia nell’oceano possa diventare sempre più grande e limpida e possa finalmente portare un po’ di serenità, gioia e soprattutto pace e calore umano a tutta questa gente, che ormai non li vede da troppo tempo.

 

Le foto di questo articolo sono tratte dal sito di Medici Senza Frontiere medicisenzafrontiere.itTutti i diritti riservati.