“Inside Out” di Pete Docter (Pixar): la psicologia delle emozioni

Disney•Pixar's "Inside Out" takes us to the most extraordinary location yet - inside the mind of Riley. Like all of us, Riley is guided by her emotions - Anger (voiced by Lewis Black), Disgust (voiced by Mindy Kaling), Joy (voiced by Amy Poehler), Fear (voiced by Bill Hader) and Sadness (voiced by Phyllis Smith). The emotions live in Headquarters, the control center inside Riley's mind, where they help advise her through everyday life. Directed by Pete Docter and produced by Jonas Rivera, "Inside Out" is in theaters June 19, 2015.
Martina Cancellieri

Una bambina è nata, ride, è spensierata, nella sua mente risiede una sola emozione: la Gioia. Ma tutto ciò durerà solo 33 secondi, dopodiché ecco presentarsi una seconda emozione: la Tristezza. E poco più avanti si aggiungeranno Rabbia, Paura e Disgusto. Ecco le cinque emozioni primarie che accompagneranno la piccola Riley (e gli spettatori) nel suo viaggio alla scoperta del mondo, esterno ed interno. Riley e le sue emozioni, con ricordi, idee, sogni e incubi, sono il materiale su cui si sviluppa la geniale e coinvolgente storia dell’ultimo film della Pixar, Inside Out. Perché ciò che sta fuori si insinua all’interno e ciò che vi è dentro si manifesta all’esterno. Alla scrittura del film ha collaborato il famoso psicologo statunitense Paul Ekman, studioso delle emozioni, delle quali dimostrò l’origine biologica e quindi la loro universalità.

Il film può essere diviso in tre parti: un prologo che fornisce allo spettatore molte informazioni sulla psicologia cognitiva delle emozioni e sul funzionamento della mente umana; il corpo del film, la narrazione del viaggio interno ed esterno di Riley che dal Minnesota si trasferisce a San Francisco con la famiglia; un epilogo ironico in cui la nostra piccola è cresciuta e, come succede alla fine di ogni viaggio (anche cinematograficamente parlando, road movie o commedia sofisticata che sia) ora tutto è cambiato. I ricordi sono delle informazioni animate racchiuse in delle sfere messe a riposare in degli scaffali, ma non appena entrano in gioco le emozioni ecco che un ricordo felice del passato viene colorato di blu, il colore della malinconia, perché nulla nell’Io è fisso e immutabile. La vita stessa, come la mente umana, è un continuo viaggio all’insegna del cambiamento, delle esperienze e della maturazione, e questo vuol dire anche spazzare via il vecchio per lasciare spazio al nuovo, dimenticare un po’ di passato per riuscire ad immagazzinare le nuove informazioni del presente, senza scordare però che ogni persona è il proprio vissuto. E perché questo accada c’è bisogno di Gioia ma anche di Tristezza, e c’è bisogno che i nostri mondi cadano perché sulle loro ceneri possano rinascerne tanti altri nuovi e ancora più ricchi e variegati.

Interessante e tra le più divertenti la sequenza della costruzione del sogno come se fosse la messinscena di un vero e proprio film, con tanto di macchina da presa, filtri, copioni, regista, attori e spettatori, un chiaro riferimento metatestuale, del resto i film sono come i sogni, popolati da simulacri. Minuziosa anche la rappresentazione delle figure oniriche, dal clown (il perturbante) ai due poliziotti (il super Io) guardiani di un’enorme caverna dall’entrata sbarrata (l’inconscio). Ma il regno della mente è pieno di tanti luoghi affascinanti come “Imaginandia” e il trenino dei pensieri e macabri come la discesa nell’Es, popolati da personaggi altrettanto originali e stravaganti come l’amico immaginario e il ragazzo ideale.

Divertente, geniale, onirico, fiabesco, psicologico, emozionante, Inside Out non è un film per bambini, ma un’opera che si rivolge ad un pubblico adulto per farlo tornare bambino, e nel farlo suscita riso, emozioni e dà spunti per fermarsi a riflettere una volta usciti dalla sala.

Al cinema

Voto: 10