A Udine le foto del manicomio che non c’è più

 

Nessun rimpianto” è il titolo di una mostra fotografica che si aprirà lunedì 5 ottobre a Udine. Un percorso nelle foto d’archivio, attraverso sguardi e luoghi di un manicomio che non c’è più.

Nelle librerie Cluf, Feltrinelli, Paoline, Friuli, Giunti, Kobo, Moderna Udinese, Tarantola e Ubik si potranno ammirare gli scatti di Pietro Bianchi e Roberto Scovacricchi tratti dall’Archivio Fotografico del Dipartimento di Salute Mentale, e di Ivan Quaiattini che è anche il curatore della mostra, realizzata in collaborazione con Dsm di Udine, Aas n.4 “Friuli Centrale” e Foto Piccinin Udine.

L’esposizione resterà aperta sino al 10 ottobre, la Giornata Mondiale della Salute Mentale e si inserisce nella ricca kermesse organizzata dalla Cooperativa sociale Itaca e intitolata “Disturbo? I colori della salute mentale in città”.

«Le foto d’archivio sono il ritorno al passato, col sapore della pellicola e del bianco e nero di un tempo – spiega Ivan Quaiattini -. Raccontano pezzi di vita dell’Ospedale psichiatrico di Udine. Colpiscono subito l’ordine, la pulizia; e poi la solitudine: la persona sola, isolata in quel grande “tutto a posto”. Le foto che ho scattato sono dell’oggi, con persone che hanno vissuto il manicomio e che ripercorrono alcuni degli stessi luoghi ormai in disuso, silenti e scrostati testimoni dell’istituzione totale che non esiste più. Non sono scatti casuali, ma mi hanno cercato. E hanno tutti alle spalle una relazione, uno scambio di momenti e parole con le persone ritratte. Altrimenti non esisterebbero».

Uno degli obbiettivi più pressanti da raggiungere e che le associazioni che parteciperanno alla Giornata Mondiale della Salute Mentale si prefiggono, è quello di sconfiggere la piaga dei tabù che spesso circonda la malattia mentale: tante campagne di sensibilizzazione mirano proprio a combattere l’indifferenza, e spesso anche la vergogna, in cui i malati si ritrovano a vivere. E d’altra parte la malattia mentale è stata per secoli ingabbiata in tutta una serie di superstizioni e paure, anche di ignoranza se vogliamo, e solo recentemente ha beneficiato di un approccio più scientifico e razionale.

Foto: Ivan Quaiattini