La coop Passepartout presenta Kommunisten di Straub

In sala dal 10 Novembre, il 20 arriva al Palladium a Roma. Kommunisten è l’ultimo lavoro del maestro 81enne Jean-Marie Straub, presentato in anteprima al festival di Locarno e distribuito da Boudù. Incipit con le note dell’inno della DDR, composto da Hans Eisler. E poi una serie di stanze: musicali, testuali o visuali per raccontare l’anima invisibile delle ideologie. Con uno sguardo a una storia che si possa aprire alla pace. Ne parliamo con Marcello Fagiani, della Coop Passepartout che ne ha curato la distribuzione.

Cosa puoi dirci su Kommunisten, il film che verrà proiettato al Palladium venerdì 20 novembre?

Kommunisten è un film di Jean-Marie Straub, un regista francese che ha vissuto per vent’anni, fino a circa quindici anni fa, alla Garbatella insieme alla sua compagna Danièle Huillet, scomparsa nel 2006. Straub e Huillet sono due grandi registi della storia del cinema, amati moltissimo da Godard e Truffaut, con i quali hanno lavorato all’inizio della Nouvelle vague. Kommunisten è l’ultimo film di Straub passato lo scorso anno al Festival di Locarno. Purtroppo i film di Straub in Italia non sono più distribuiti, così la cooperativa Passepartout, con la sua sezione cinema che si chiama Boudù, ha deciso di distribuire questo film in tutta Italia, uscirà infatti in quindici sale italiane.

Che cos’è Passepartout?

Siamo una cooperativa sociale, che si occupa tra le altre cose anche di salute mentale. All’interno di un progetto di trasformazione del mondo della psichiatria, produciamo e distribuiamo film perché pensiamo che bisogna prendersi cura delle circostanze per prendersi cura di sè stessi. La cooperativa gestisce due centri diurni della Asl RME e inoltre produce e distribuisce film, come nel caso di Kommunisten. È un film dove Jean-Marie Straub mette insieme alcuni frammenti di suoi vecchi film più una parte nuova e di questi tempi, in pieno capitalismo sviluppato anche se leggermente decadente, lui ha l’ardire di urlare al mondo “Comunista!”, quindi questo film ci rappresenta molto.

Qual è l’idea alla base di questa produzione, come mai vi siete spinti a distribuire Jean-Marie Straub?

Noi lo amiamo tantissimo e lo conosciamo molto bene, siamo andati con il centro diurno più volte ad incontrarlo a Parigi. Io credo che i suoi film siano stati uno degli strumenti attraverso cui molti dei nostri pazienti sono stati dimessi perché sono stati meglio per tanti motivi ma anche perché hanno incontrato il cinema di Jean-Marie Straub. Vorrei raccontare un episodio: Diana Pucci è stata una persona che ha conosciuto Straub. Un giorno abbiamo invitato i dirigenti del MACRO al centro diurno “Voce della Luna”, interno al Santa Maria della Pietà, per fargli incontrare il cinema di Straub e Huillet, loro non li conoscevano. Abbiamo proiettato un paio di film tra cui Il ginocchio di Artemide. Diana Pucci, che aveva la terza elementare, è finita a dover raccontare la poetica e l’estetica del cinema di Straub ai dirigenti del MACRO. Diana, dal punto di vista degli strumenti scolastici era povera, ma aveva un grandissimo respiro culturale e il cinema di Straub le diede l’occasione per potersi aprire, raccontare e trasferire la propria cultura anche a gente che si occupa di storia dell’arte come i dirigenti del MACRO. Questo grazie a Diana ma anche grazie alla potenza di un mezzo come il cinema.

Martina Cancellieri

Enrico Cicchetti