Tanto pe’ cantà, tanto pe’ sognà. Due chiacchiere con Emilio Stella

“È difficile definire una persona sana di mente, la frenesia in cui viviamo a volte ci impedisce di avvertire la vita… ma l’emozione che suscita la musica, l’arte in generale, ti fa sentire vivo, ti ricorda che ci sei. Ed è ciò di cui tutti abbiamo bisogno per stare meglio”. Suona perché la musica lo fa sentire nel suo elemento, scrive per raccontare solo ciò che davvero conosce. Nato a Velletri e cresciuto a Pomezia, Emilio Stella a fare il cantautore ha iniziato un po’ per gioco. Con un nonno artigiano che gli ha costruito una piccola chitarra e uno zio che gli ha insegnato qualche accordo. “Non ho mai studiato chitarra, ma mi veniva molto spontaneo suonare. Giocavo, e questo gioco mi è rimasto poi nel tempo”. La chitarra è stata la sua “psicologa” personale, ci ha raccontato, perché lo ha aiutato a superare molte cose “quando stavo chiuso dentro casa e in realtà con lei non ero solo”.
Il sogno di fare il cantante se lo porta dietro da allora, ma è solo nel 2009 che ha iniziato ad uscire fuori dalla sua stanza per proporre quello che intanto aveva scritto e composto, grazie al supporto di amici e familiari. Così nel 2011 è uscito il suo primo album Panni e scale, che ha registrato e autoprodotto, “me so’ pure disegnato la copertina!”.
Oggi alle spalle ha diverse soddisfazioni, come il riconoscimento del premio Tenco e del premio Stefano Rosso, e un’importante produzione che lo segue nel suo lavoro.

Alcuni dei pezzi più riusciti, “e lo riscontri nei concerti e negli occhi delle persone”, sono Alle case popolari, che parla proprio della realtà in cui vive, e Capocotta non è Kingston, che in pochissimi giorni dalla sua pubblicazione sul web ha raggiunto 50mila visualizzazioni, dandogli di colpo un bel po’ di visibilità anche su giornali e televisioni. “Eppure era un gioco, a volte me stanca pure un po’ falla.. però poi alla fine me diverto sempre pur’io!”. Ma il pezzo a cui resta più affezionato è Vorrei essere libero, che continua ad emozionarlo ogni volta dopo anni. Un testo che è nato in uno spaccato della sua vita parallela, quella che vive lavorando in cantiere con suo padre.
Suonare è un momento che gli restituisce il senso di stare bene, “direi che mi sento a casa, è come se mi sentissi fuori luogo sempre e poi quando canto… è come se un pesce sta nell’acquario tutti i giorni e poi lo rimettono in mare…” una boccata di ossigeno vero.
Tra gli ultimi lavori di Emilio c’è anche una collaborazione con i Poeti der Trullo, da cui è nata E io te amo, con la musica di Emilio e la poesia di er Pinto. Se Roma vi emoziona, correte ad ascoltarla.

Foto: pagina Facebook Emilio Stella

Danilo Scaringia
Marica Sicilia