Psicologi in ascolto. E se la psicoterapia avesse costi sociali?

Il progetto Psicologi in ascolto – ci spiega il responsabile, dott. Antonio Alcaro – è uno spazio nel territorio dell’VIII municipio [ROMA], dove si forniscono consulenze psicologiche gratuite alla cittadinanza che servono per una valutazione o per una prevenzione delle problematiche psicologiche individuali, di coppia o familiari. È un luogo dove intraprendere percorsi a scopo terapeutico a costi simili a quelli della struttura pubblica, comunque molto inferiori ai costi del privato. L’obiettivo è quello di collaborare con il pubblico sul disagio psichico non ancora psichiatricamente istituzionalizzato e quindi prevenire la formazione di patologie o disagi psicologici più gravi attraverso un intervento capillare nel territorio.

Psicologi in ascolto

D: Come nasce il progetto psicologi in ascolto?

R: Il progetto nasce dall’attività di alcuni tirocinanti del Centro di Salute Mentale di piazzale Tosti, che hanno gravitato intorno al CSM per un periodo. Questi però avevano l’esigenza di continuare a collaborare con la struttura pubblica al di là dell’esperienza limitata del tirocinio. Quindi, dietro l’invito della direttrice dott.ssa Giuseppina Gabriele abbiamo aperto questo spazio nel territorio dedicato alle consulenze psicologiche. All’inizio era un’esperienza limitata, molto piccola e circoscritta. Pian piano ci siamo accorti che questo servizio di consulenze psicologiche gratuite, con la collaborazione e supervisione degli psicologi e degli psichiatri del CSM, stava funzionando bene con una richiesta sempre maggiore da parte della cittadinanza.

D: Della cittadinanza quali soggetti si sono rivolti a voi?

R: La composizione della cittadinanza è piuttosto varia. L’VIII municipio copre delle zone che vanno da San Paolo, Garbatella e Tormarancia dove c’è una prevalenza di un ceto non proprio abbiente. La cittadinanza più abbiente si rivolge ai servizi privati, che hanno costi elevati. Se vogliamo individuare un target è questo.

D: Qual è la differenza tra pubblico e privato?

R: Le strutture di salute mentale nascono per fornire la psicoterapia a pazienti che hanno diversi gradi di gravità, però per un problema di fondi la struttura pubblica non riesce a fornire un servizio di psicoterapia. Tutta la fascia di utenti che si può definire media o leggera in genere si rivolge al privato. Questo ha dei costi che non sono sostenibili per alcuni pazienti che vivono all’interno di alcune fasce sociali. Quindi, c’è un grande vuoto perché il privato fornisce una psicoterapia continuativa per chi se lo può permettere e il pubblico non è in grado di fornirla a tutti per una carenza di organico di personale e di mezzi. Noi ci collochiamo in una fascia intermedia tra pubblico e privato, infatti ci definiamo privato sociale.

D: Le attività con costi sociali quali sono?

R: Oltre ai servizi di consulenza gratuita, che servono per un orientamento per la prevenzione del disagio psichico, abbiamo anche dei percorsi di psicoterapia per persone che vogliono intraprendere un percorso del genere. Abbiamo delle attività di gruppo che hanno il costo di un ticket pubblico e poi abbiamo dei percorsi di psicoterapia individuale, di coppia e familiare a costi che sono nettamente inferiori a quelli del privato.

D: È soddisfatto di questo progetto? Quali sono le prospettive per il futuro?

R: Mi ritengo soddisfatto del progetto, perché abbiamo avuto la possibilità di far fare un’esperienza concreta a persone che vogliono intraprendere questa attività sul territorio. La risposta della cittadinanza è stata buona e i numeri rispetto all’affluenza sono sempre crescenti rispetto a quando abbiamo iniziato nel 2011. Quindi c’è una richiesta forte da parte della cittadinanza. Siamo cresciuti anche noi di numero, si è creato un gruppo consolidato che ha voglia di collaborare con altre strutture associative nel settore della salute mentale sul territorio, e questa è un’altra ragione di soddisfazione. Chiaramente ci sono tante cose che ancora si possono fare, ci piacerebbe, per esempio, entrare in relazione con le altre associazioni e strutture politiche del territorio rispetto a soggetti e realtà che vanno al di là del campo della salute mentale.

D: Come ex tossicodipendenti, disabili o ex OPG?

R: Il punto di maggior interesse è quello del disagio sociale perché sappiamo che il disagio psichico nasce all’interno di un contesto sociale e in qualche modo le problematiche sociali si ripercuotono sulla sfera psichica e viceversa.

D: In questi anni di crisi ha potuto riscontrare un aumento e un aggravamento delle patologie?

R: Psicologi in ascolto è nato nel 2011 quindi noi non abbiamo la possibilità di confrontare quello che c’era prima rispetto all’oggi. Quello che sappiamo è che le tematiche che riguardano i pazienti sono inerenti alla crisi economica, molte persone vivono una condizione di disagio psichico perché non lavorano o sono precari oppure lavorano ma sono soggetti a mobbing. L’impossibilità oggi di poter costruire una propria identità, di avere un lavoro sicuro, la precarietà non solo lavorativa ma anche esistenziale crea una maggiore debolezza della personalità.

Foto: Rick&Brenda Beerhorst | Flickr | CCLicense