Le cooperative sociali a Roma dopo Mafia capitale.

Una cooperativa sociale è un particolare tipo di società cooperativa che gestisce servizi socio-sanitari ed educativi, o attività finalizzate all’inserimento nel mercato del lavoro di persone svantaggiate.
Lo sviluppo delle cooperative sociali è legato da un lato al fatto che gli enti pubblici esternalizzano alle coop sociali una quota crescente di servizi, sociali, sanitari, educativi e relativi alle politiche giovanili. D’altro canto esistono fenomeni di auto organizzazione della società civile (cittadini, gruppi informali, associazioni) che promuovono la nascita di cooperative sociali per rispondere a bisogni insoddisfatti o per innovare l’offerta di servizi di welfare.
A partire dal dicembre 2014, in seguito all’operazione Mondo di Mezzo e la scoperta della cosiddetta Mafia capitale, che coinvolgeva anche la più grande coop sociale di Roma, è scoppiata una bufera che ha messo in cattiva luce questa particolare forma imprenditoriale. Il colpo per tutto il mondo della cooperazione sociale è stato durissimo. In un comunicato congiunto Legacoopsociali nazionale e Legacoopsociali Lazio hanno espresso “sdegno e sgomento dei cooperatori sociali per quanto emerso a Roma”.

Per capire meglio qualcosa sulla situazione delle coop sociali della Capitale – e in particolare quelle che operano nel campo della salute mentale – abbiamo parlato con Giuseppina Gabriele, direttrice del CSM di Piazzale Tosti a Roma.

Dottoressa Gabriele, ci parli delle cooperative sociali in rapporto alla legge 180.

Le cooperative sociali sono state uno strumento molto importante, costituite per la prima volta da Franco Basaglia a Trieste tra il ’74 e il ’75 poiché c’erano molti pazienti che venivano sfruttati tramite quella che viene definita ergoterapia. I pazienti, con la scusa dell’ergoterapia, in realtà venivano fatti lavorare senza essere retribuiti e magari accontentati con una sigaretta o con qualche permesso d’uscita dall’ospedale. Quindi sono state create opportunità di lavoro per i pazienti tramite le cooperative integrate, dove i pazienti sono stati assunti e retribuiti. Uno dei primi appalti è stato la pulizia di un teatro comunale a Trieste. Da quel momento i pazienti diventarono soci lavoratori e non vennero più sfruttati negli ospedali psichiatrici.

Qui a Roma che esperienze si sono avute in merito alle cooperative sociali?

A Roma ci sono tante cooperative sociali e tante esperienze interessanti, sono molte le persone attive in questo campo. Nell’ultimo periodo le cose non vanno troppo bene, c’è bisogno di rilanciare questo settore. Se da un lato le istituzioni hanno mostrato disattenzione verso le cooperative, dall’altro anche le cooperative hanno mostrato una ridotta capacità d’impresa e di progettazione. Quindi le cooperative non sono state aiutate, ma è anche vero che rispetto alle cooperative del Nord Italia, com’è classico, le cooperative romane sono state un po’ più deboli, in quanto nel Lazio c’è mancanza di fondi, più crisi e più disoccupazione.

In che situazione versano le cooperative romane attualmente?

In questo momento la situazione è difficile, anche per questa ASL. Per motivi legali noti a tutti si è fatta confusione tra Mafia Capitale e le cooperative per bene, ma speriamo di recuperare la situazione.

Come si può distinguere tra cooperative illegali e cooperative “sane”?

Bisogna distinguere il grano dal loglio. Senza dubbio è compito della magistratura distinguere tra cooperative illegali e sane. Va fatta chiarezza e quelli che devono pagare sono i vertici delle cooperative, non i lavoratori.

Le cooperative che operano nella salute mentale hanno legami con Mafia Capitale?

No, le nostre cooperative non hanno mai avuto niente a che fare con Mafia Capitale perché nel settore della salute mentale l’entità dei fondi è minore. Per questo non hanno mai fatto particolarmente gola a nessuno, tanto meno a chi specula sul sociale. Ho una mia personale opinione: il problema è la politica. Finchè ci saranno politici che corrompono o che si fanno corrompere, il problema non sarà applicare la meritocrazia tra le cooperative. Bisogna porre ai vertici persone trasparenti, oneste, che non rubano.