Extreme, riduzione del danno a Firenze

Eroina, ketamina, nuove droghe sintetiche di cui spesso chi consuma non sa gestire gli effetti. Non ci sono solo alcol e cannabis nelle feste in cui gli operatori del progetto Extreme lavorano. L’equipe, che si muove in tutta la Toscana, è formata da operatori della cooperativa sociale Cat di Firenze che con il supporto economico della Regione presidiano contesti aggregativi sensibili all’abuso di droghe, pronti a intervenire in situazioni critiche in cui c’è bisogno di primo soccorso. La loro sede, il Centro Java, è un infoshop dove recarsi per approfondire la conoscenza delle droghe, vecchie e nuove, per un uso consapevole che riduca al minimo i danni. Ne abbiamo parlato con Federica Gamberale, psicologa e operatrice dell’equipe Extreme.

In cosa consiste e qual è l’obiettivo del progetto Extreme?

Extreme è un progetto finanziato dalla Regione Toscana che esiste dal 2000. È nato durante il periodo dei grandi eventi musicali estivi, come per esempio l’Arezzo Wave, per attrezzare delle postazioni fisse h24 di riduzione del danno all’interno di grandi contesti aggregativi dove si verificava un significativo consumo di stupefacenti. Da allora tutto questo è cambiato perché i grandi eventi musicali non ci sono più, ma Extreme ha continuato a lavorare all’interno di situazioni più illegali, dove sappiamo che c’è un consumo di sostanze elevato e un’alta frequentazione di persone di età molto giovani.

Quali sono le figure professionali coinvolte?

Le figure professionali sono educatori, psicologi, assistenti sociali e medici.

Come organizzate il vostro lavoro?

C’è un’equipe che si riunisce una volta al mese e monitora i vari eventi, anche perché nella maggior parte dei casi si tratta di eventi illegali quindi bisogna stare sempre in allerta. È un equipe multiprofessionale, che a seconda degli eventi può essere composta da un minino di 5 a 8-10 operatori, dipende dai contesti e da quante persone si prevede frequentino l’evento. Di solito sono gli organizzatori che ci conoscono, per cui vengono al Centro Java che è un infoshop nel centro di Firenze e ci informano delle varie situazioni. Oppure ne veniamo a conoscenza tramite Itard, che una rete nazionale di riduzione del danno, per cui tutte le figure professionali che lavorano in questo ambito allertano i colleghi sul territorio quando sanno di un evento in una determinata regione.

Come siete visti dagli utenti del vostro servizio?

Ci accolgono bene, anche se devo dire che dalla Fini-Giovanardi in poi ci hanno accolto con un pochino più di diffidenza e paura che fossimo collegati in qualche modo con le forze dell’ordine, almeno nei primi momenti del contatto. Ma noi non andiamo a cercare le persone. Di solito quando siamo all’intero di un evento, a parte conoscere gli organizzatori prima, allestiamo un’area chill out dove le persone vengono a chiedere che cosa facciamo o a prendersi una pausa. Abbiamo un banchetto con materiale informativo e un altro con materiale di prima necessità, per esempio gomme, caramelle, acqua, thè, biscotti, tisane e frutta. Con noi c’è un medico e normalmente due operatori girano all’interno della festa, per monitorare la situazione, vedere se ci sono persone che non si sentono bene. Soprattutto distribuiscono i biglietti da visita con il nostro numero di servizio, così se c’è una situazione in cui può esserci bisogno del nostro aiuto ci possono chiamare.

Quali sono secondo la vostra esperienza le sostanze più consumate?

È una domanda a cui è difficile rispondere, perché nel momento in cui ci provo magari sta già cambiando qualcosa. Quello che sicuramente notiamo è che il consumo di sostanze all’interno di quegli eventi corrisponde abbastanza a quello che vediamo nella vita lavorativa come operatori nei centri diurni. C’è sicuramente un ritorno dell’eroina, fumata, tra i giovanissimi. Cannabis e alcol sono le due costanti. Abbiamo visto molta ketamina e stiamo vedendo tutta una serie di nuove sostanze che danno effetti allucinogeni molto potenti, difficili da gestire per alcune persone. Negli ultimi due anni ci siamo trovati a spesso a intervenire su crisi psichiche, quasi psicotiche, legate ad un’allucinazione che non era quella conosciuta. Questo è successo anche un paio di anni fa, quando c’è stato un boom di metoxetamina, con ragazzi che consumavano convinti di consumare ketamina e invece si sono ritrovati per le mani questa sostanza che in realtà amplifica gli effetti della ketamina e quindi dell‘Lsd.

Parlaci degli utenti, le persone che vengono: sono informati, non lo sono, quando ci parlate qual è la vostra impressione? Che età hanno?

L’età è molto variabile, dai 15 ai 45 anni. Rispetto a qualche anno fa le cose sono cambiate, c’è stato sia un innalzamento sia un abbassamento dell’età perché prima c’erano principalmente ragazzi tra i venti e i trent’anni. Nella maggior parte dei casi la nostra percezione è che le persone adesso sono molto più informate sulle sostanze che consumano rispetto a qualche anno fa. Credo che internet in questo senso abbia facilitato le cose, anche se ovviamente come sappiamo facilitare l’accesso alle informazioni non significa automaticamente che le informazioni siano corrette. Le persone hanno voglia di informarsi, a volte trovano informazioni sbagliate. Dall’altra parte succede anche che nel mercato illegale entrano sempre più di frequente sostanze nuove che non si sa bene cosa contengano, ed è un problema rispetto alla gestione degli effetti.

Che tipo di aiuti vi chiedono? Sempre contestuali alla situazione?

Di solito sì, in un primo contatto ci chiedono un aiuto legato alla situazione. Poi però Extreme è di casa anche al Centro Java, che è diventato un infoshop dove i ragazzi che incontriamo alle feste possono venire a trovarci in un altro momento, di giorno, da lucidi, per approfondire aspetti legati al consumo. Per esempio ci si può chiedere come mai quella sostanza ha avuto un certo effetto l’altra sera, oppure avere informazioni su una sostanza prima di decidere di utilizzarla. Ci sono consulenze psicologiche rivolte ai consumatori e ci sono operatori che possono fare dei colloqui informativi.

Rispetto al tema della legalizzazione, cosa ne pensate?

Ciascuno di noi come persona singola ha una sua opinione a riguardo, però come progetto non portiamo avanti il nostro pensiero personale perché ci muoviamo all’interno del finanziamento della Regione Toscana. Di certo posso dire che prima ancora della legalizzazione ci starebbe a cuore la possibilità di fare dei test. Per il tipo di lavoro che facciamo, la priorità sarebbe poter sapere cosa prendono le persone, fare delle analisi per capire cosa c’è dentro le sostanze. Un modo utile e concreto per evitare le morti che si verificano.

Anita Picconi

Edgardo Reali

Danilo Scaringia

Marica Sicilia

Foto: pagina Facebook Extreme