Nautilus, the quiet side of the party

Nautilus è un progetto di informazione sulla riduzione del danno delle dipendenze da droghe, attivo a Roma dai primi anni del 2000. L’equipe di professionisti da cui è composto opera soprattutto nell’ottica della riduzione dei rischi, fornendo informazioni e sostegno psicologico. Abbiamo intervistato la responsabile del progetto, la dott.ssa Selene Regio.

D: Qual è il vostro approccio alle dipendenze?

R: Come progetto Nautilus non ci rivolgiamo alle dipendenze né ai dipendenti, ma a un mondo di persone che sono a contatto con le sostanze, direttamente o indirettamente. Essendo i nostri ambienti di lavoro luoghi di divertimento giovanile, sicuramente le persone sono a contatto con le sostanze. Il servizio è rivolto a tutta la popolazione.

D: Cosa intendete per riduzione dei rischi e del danno?

R: Il nostro approccio è quello di fornire ai cittadini una presenza adulta e professionale che possa informarli sulla riduzione dei rischi e del danno. Per fare un esempio, la sensibilizzazione degli organizzatori degli eventi rispetto a fattori come la disponibilità dell’acqua, l’abbassamento del volume della musica alla fine dell’evento sono delle accortezze che tendono a ridurre i rischi di un consumo che non sono direttamente indirizzati ai consumatori né alle sostanze stesse. Per quanto riguarda gli interventi individuali con le persone che si rivolgono direttamente a noi e sono consumatori, ci sono delle indicazioni più precise e personalizzate su come ridurre i rischi che vengono dopo il consumo specifico che una persona ha scelto. Quindi parlo di uno stato di salute generale, si tratta di imparare a riconoscere e prevedere i possibili effetti che le sostanze possono dare o a limitarli in base alla propria condizione fisica o psichica: non arrivare al consumo disidratati, né a stomaco vuoto, e utilizzare materiali puliti e sterili per l’assunzione.

D: Cosa spinge le persone a rivolgersi a voi?

R: Alcune persone si rivolgono a noi perché ci conoscono, altri perché ci incontrano nei luoghi dove si vanno a divertire. Questo è uno degli strumenti di forza del nostro servizio, il fatto che si incontra nei luoghi degli eventi dove il consumo avviene.

D: C’è un’attività di sostegno psicologico?

R: Sì, durante l’evento stesso si effettuano consulenze delle situazioni estemporanee e sul contenimento di stati che possono andare dalla preoccupazione all’ansia e al panico. Sempre all’interno della serata c’è anche la possibilità di un intervento che si fa sui gruppi o sulle persone vicine a chi ha consumato o incontra problema con il consumo. Inoltre c’è la possibilità di una consulenza più approfondita in uno spazio del II Municipio, il giovedì dalle 20 alle 23 a San Lorenzo in via dei Sabelli 88A. Se qualcuno fa una richiesta specifica di voler smettere, in questo spazio è più facile e veloce inviare una persona ai servizi di trattamento territoriali. Altre volte le consulenze non hanno una richiesta così netta o precisa, ci sono semplicemente situazioni di disagio dove si comincia ad avere bisogno di un confronto con qualcuno.

D: Qual è il vostro bilancio ad oggi?

R: Un servizio del genere può garantire sul territorio tre interventi settimanali e contattare più di 10.000 persone l’anno. Questo è un bilancio a livello numerico. È difficile misurare l’impatto di questo tipo di intervento sui percorsi di vita individuali delle persone perché non c’è un trattamento sanitario con un prima e un dopo cura. Quello che possiamo osservare è l’impatto sull’evento, sui gruppi o sulle situazioni, per questo noi chiediamo un feedback sia ai pazienti che ad altri collaboratori come gli organizzatori delle serate o al personale del 118 quando è presente. Da questo abbiamo la misura che, laddove interviene un progetto come il nostro, il ricorso alle ambulanze o al pronto soccorso è molto più basso di quando un progetto come questo non c’è. Probabilmente sia per i fattori che predispongono la serata ad essere più sicura, sia per la presenza stessa di professionisti che possono contenere episodi di malessere e non farli arrivare all’urgenza del pronto soccorso.

Foto: Christoph Bauer | Flickr | CCLicense